Nei luoghi da cui Napoleone Bonaparte vittorioso iniziò l’inarrestabile conquista del Lombardo Veneto una singolare mostra celebra l’incontro tra due grandi uomini del tempo: Napoleone e Canova, artefice con la sua arte sublime di un vero e proprio “Pantheon” dell’Imperatore. Otto straordinarie sculture in gesso in cui è ritratta la famiglia imperiale e alcuni disegni preparatori di monumenti celebrativi, opera del più grande scultore dell’epoca, saranno esposti al Marengo Musum di Alessandria per testimoniare il profondo legame che univa Bonaparte alla sua famiglia e al tempo stesso le vette dell’arte di quello che è stato considerato il padre del Neoclassicismo nella scultura europea.

E’ l’incontro tra due dei più famosi e importanti uomini del tempo – figure straordinarie ciascuna a modo proprio – al centro di questo singolare evento espositivo con cui la città di Alessandria conferma la volontà di porre anche la cultura come motore della propria rinascita. Napoleone e Canova: l’Imperatore e l’Artista più grande e più rinomato; il miglior interprete di quel gusto classico che, solo, avrebbe potuto celebrare tra i contemporanei e rendere immortale tra i posteri la grandezza della famiglia imperiale e il ruolo dei suoi membri. L’arte in funzione celebrativa, strumento universale e sublime di affermazione del potere e della grandezza. Napoleone ripetutamente invitò Antonio Canova (Possagno 1757 – 1822 Venezia) in Francia.


Il primo incontro fu nel 1802 quando il grande artista veneto venne chiamato a realizzare, in previsione di un monumento, il ritratto in gesso del Generale, allora Primo Console. In cinque sedute l’artista modellò il ritratto in creta, concludendolo il 16 ottobre.

Quello di Napolone è il primo degli otto ritratti della famiglia Bonaparte realizzati da Canova, che ne modellò le fattezze in busti e statue di gesso, che potremo ammirare in esposizione al Marengo Museum ad Alessandria, dal 19 novembre 2016 al 5 febbraio 2017, in una sorta di suggestivo pantheon dell’Imperatore.

Nello splendido busto in gesso che giunge come gli altri dalla Gipsoteca di Possagno / 1 Antonio Canova Ritratto di Napoleone Bonaparte come primo console 1802 Gesso, 67 x 40 x 53 cm Possagno, Museo e Gipsoteca Antonio Canova – Antonio Canova Letizia Ramolino Bonaparte, 1804- 1807 Gesso, 67 x 35 x 61 cm Possagno, Museo e Gipsoteca Antonio Canova paese natale del sommo scultore, Bonaparte è colto nella postura frontale: i lineamenti sono marcati e lo sguardo rivolto verso il basso appare meditativo e intenso grazie a un perfetto gioco d’ombre. Se ne conosce una seconda versione, conservata all’Accademia di San Luca a Roma, ma quella di Possagno conserva le repère e si ritiene possa essere un punto di passaggio dal modello alla scultura colossale di Apsley House e la copia del modello originale fatto a Parigi, usato per traduzioni in marmo. Il successo di questo ritratto fu immediato. A partire dal 1803 l’autore continuò a replicare questa versione del volto di Napoleone spinto dalle numerose richieste dei sostenitori del nuovo regime e dall’esigenza di diffondere un’immagine del primo Console, destinato a diventare presto Imperatore.

Accanto a questa emblematica e famosissima effige nella mostra – curata da Mario Guderzo – si susseguono i ritratti dei familiari più cari, le persone più vicine al grande condottiero, cui Napoleone stesso affidò talvolta incarichi di governo e rappresentanza e che si vollero far immortalare dall’artista più importante del tempo. Innanzitutto le sorelle Elisa, Paolina e Carolina alle quali lo legava un rapporto di particolare affetto. Tre donne che ebbero per altro “tre destini italiani”, ricoprendo importanti ruoli, anche politici, nella vita del nostro Paese. A Elisa Baciocchi Bonaparte – ritratta con grande naturalismo da Canova come Musa Polimnia – fu affidato dall’augusto fratello, che le riconosceva doti e attitudine al governo, un delicato doppio ruolo. Fu principessa di Lucca e Piombino e governatrice della Toscana fino alla caduta di Napoleone, nel 1814. Paolina, visse in Italia lunga parte della sua vita irrequieta e anticonformista: a Roma, sposata in seconde nozze al principe Camillo Borghese esponente della più insigne e ricca aristocrazia romana, e successivamente a Torino – di cui fu prefetto – sempre a seguito del marito dal quale infine si separò. Quindi la sorella minore, Carolina Bonaparte, sposa di Gioacchino Murat, regina di Napoli dal 1808 al 1815. Carolina rappresentò per il regno un punto di riferimento molto importante. Diede un notevole impulso alla vita culturale napoletana, favorendo anche la presenza di artisti d’oltralpe come Jean Auguste Dominique Ingres.

Ci sono poi altre tre donne che giocarono un ruolo importante nella vita di Napoleone e che vengono ricordate nel pantheon ricomposto nel Marengo Museum di Alessandria, dedicato ad una della più famose battaglie dell’epopea napoleonica, cruciale per le vicende italiane: la madre di Napoleone, l’Imperatrice e la sposa del fratello Luciano. La prima, Maria Letizia Ramolino, coniugata con Charles-Marie Buonaparte dal quale aveva avuto otto figli, era rimasta presto vedova ed ebbe il compito di crescere da sola la numerosa famiglia. Quando si consacrò il potere imperiale, fu insignita del titolo di “Son Altesse impériale, Madame, Mère de l’Empereur” ovvero “Madame Mère”, la grande madre, non solo dei francesi, ma anche di tutti i popoli sottomessi dal figlio Imperatore. Maria Luigia d’Asburgo, la sposa di Napoleone, non fu mai ben accetta né alla corte – e tantomeno alla cognata Paolina – né tra la popolazione. L’imperatore, attento alle sensibilità dei sudditi, cercò di celebrarne l’immagine, facendo rappresentare l’imperatrice dai più illustri artisti dell’epoca. Canova, che si recò appositamente a Parigi nell’ottobre del 1810 volle ritrarla nelle vesti della dea Concordia. Maria Luigia regnò anch’essa nel nostro Paese, come duchessa di Parma e Piacenza, ma non per volere di Napoleone – che l’Imperatrice rifiutò di seguire in esilio dell’Elba – bensì per disposizione del Congresso di Vienna che volle risarcirla in certo senso e premiarla per la sua fedeltà alla Casa d’Asburgo.