Da una rapina in una villa in località Poggio, sulle alture di Sanremo è nata un’indagine della Questura di Imperia illustrata ieri durante una conferenza stampa che ha portato all’arresto di coloro che avevano subito la rapina.

Si conclude con l’esecuzione di tre ordinanze di custodia cautelare l’operazione – denominata “Rebound” – condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Imperia, sotto la direzione e il coordinamento della locale Procura della Repubblica, nella persona del Procuratore Aggiunto, dr.ssa Grazia Pradella, relativa alla rapina di cui fu vittima una donna sanremese di 49 anni che, nella tarda serata del 24 giugno u.s., mentre si trovava sola nella propria abitazione in frazione Poggio a Sanremo, venne aggredita da due persone a volto coperto, travisate e armate di pistola, che, dopo essersi fatte consegnare dalla donna il contenuto della cassaforte custodita in una stanza della villa, l’avevano legata a usa sedia, dopo averle spruzzato in viso dello spray urticante, per poi darsi a precipitosa fuga.


Le indagini avevano già consentito alla Squadra Mobile di individuare due responsabili della rapina, MISTRETTA Mario e MARINI Marcello, nei cui confronti erano stati emessi, dalla Procura della Repubblica di Imperia, provvedimenti di fermo di indiziato di delitto, stante la gravità del quadro indiziario a loro carico ed il concreto pericolo di fuga ravvisato; tali provvedimenti, immediatamente eseguiti dai poliziotti, erano stati convalidati dal giudice, che aveva anche applicato nei confronti dei due indagati la misura della custodia cautelare in carcere.

Già nel corso dei primi interrogatori, erano emerse le responsabilità dei due complici in relazione alla ricettazione dell’autovettura che, rubata circa un mese prima, era poi stata utilizzata in occasione della rapina, alla quale avrebbero preso parte anche altri due soggetti di nazionalità francese, non ancora identificati

 

Nel corso dell’esecuzione dei provvedimenti, inoltre, gli operanti avevano rinvenuto, in una serra di pertinenza dell’abitazione di MARINI Marcello, una pistola Glock con colpo in canna e caricatore contenente numerosi proiettili, arma che era stata puntata addosso alla donna nella serata del 24 giugno scorso.

Fin dal primo momento gli inquirenti, in considerazione sia della dinamica dei fatti che della personalità dei componenti il nucleo familiare RINALDI, vittima della rapina (soggetti noti per la loro posizione di supremazia nel panorama criminale ed in particolare dello spaccio di stupefacenti nel comprensorio matuziano), avevano intuito l’anomalia dell’azione criminosa investigata, puntando le attenzioni sui familiari della donna che, oltre ad aver intrapreso delle vere e proprie rappresaglie nei confronti dei fermati, già da loro stessi individuati quali “sospettati” del cruento gesto, hanno proseguito imperterriti nella loro fiorente attività di traffico di droga, per la quale gli investigatori erano già sulle loro tracce; gli elementi a loro carico, peraltro, avevano trovato ulteriore conforto alla luce delle dichiarazioni accusatorie rese in tal senso dagli indagati in sede di interrogatorio.

Veniva quindi avviata una imponente attività investigativa, supportata da intercettazioni telefoniche ed ambientali, che consentiva agli inquirenti di comprendere che i RINALDI stavano organizzando il trasporto di un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti.

Grazie all’intuito di alcuni poliziotti, si riusciva ad individuare il mezzo con il quale la droga – acquistata in una località della Lombardia che non è stato possibile accertare con precisione – sarebbe stata trasportata e, nella serata del 7 luglio u.s., dopo un pedinamento sulla tratta autostradale tra Genova e Ventimiglia, all’altezza del casello di Imperia Ovest, il mezzo (una vecchia autovettura Renault Clio) veniva fermata ed all’interno della stessa, riposte sul sedile posteriore, venivano rinvenute ingenti quantità di sostanze stupefacenti, per circa 4 kg. di cocaina e 20 kg. di marijuana, mentre il corriere – TROMBINI Enzo, quarantenne sanremese – veniva tratto in arresto e condotto presso la Casa Circondariale di Imperia.

L’arrestato, il 5 luglio u.s., era già stato sottoposto ad un occasionale controllo nell’hinterland milanese da parte di una pattuglia delle forze dell’ordine, ciò che, verosimilmente, lo aveva indotto a desistere dall’azione delittuosa poi portata a termine appena due giorni dopo.

L’attività investigativa ha consentito di dimostrare che in occasione del “viaggio” conclusosi con l’arresto, TROMBINI era stato “accompagnato” dai due fratelli Matteo e Luca RINALDI, a bordo di altra autovettura; gli stessi – attesi a destinazione, a Sanremo, dal padre Giuseppe, che aveva avuto un ruolo di primo piano nella ideazione ed organizzazione della compravendita degli stupefacenti – preoccupati del mancato arrivo del loro “galoppino”, col quale si erano tenuti in contatto per tutta la durata del viaggio, si sono posti, insieme a loro padre, alla sua ricerca lungo la tratta autostradale, in direzione Imperia, nel tentativo di individuare l’autovettura intercettata dalla Polizia con il prezioso carico trasportato.

Gli elementi sottoposti all’attenzione del G.I,P. hanno consentito di attribuire a RINALDI Giuseppe, pluripregiudicato, ed ai suoi figli Matteo – anch’egli pluripregiudicato e sottoposto alla misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza – e Luca, quest’ultimo incensurato, la responsabilità per l’illecita detenzione della droga rinvenuta nella materiale disponibilità di TROMBINI Enzo.

Nei confronti di RINALDI Giuseppe (cl. 1963) e di suo figlio MATTEO (cl. 1991) è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre a RINALDI Luca (cl. 1997) sono stati applicati gli arresti domiciliari, in considerazione della sua giovane età e della sua condizione di incensuratezza, oltre che di un ruolo ritenuto secondario nella fattispecie di reato contestata.

Tuttavia, nel corso delle numerose perquisizioni eseguite, fin dalle prime ore di stamani, nei locali nella disponibilità degli arrestati, con l’ausilio di personale delle unità cinofile antidroga e “cash dog” della Guardia di Finanza di Ventimiglia, i poliziotti hanno trovato, nell’abitazione di RINALDI Luca, oltre 2,5 kg. di marijuana, sigillata in pacchi e pronta per essere immessa sul mercato sanremese, oltre ad alcuni pezzi di hashish ed una cartuccia cal. 7,65 parabellum; pertanto, il giovane veniva tratto in arresto e condotto in carcere.

Per motivi investigativi, tutti e tre gli arrestati sono stati associati ad istituti penitenziari diversi ed al di fuori della provincia di Imperia.

Nell’abitazione dei genitori di Giuseppe (e nonni di Matteo e Luca), infine, sono state rinvenute e sequestrate tre piantine di marijuana, già in fiore e pronte per essere raccolte.

L’aver subito una rapina in abitazione si è rivelato, per i RINALDI, un vero e proprio boomerang che ha consentito agli investigatori di portare alla luce le illecite attività cui gli stessi si dedicavano a tempo pieno.