Cinque  studenti della classe 5 AS Liceo Scienze Applicate, Martina Caneva, Giulia Fanzio, Marco Patrucco, Sara Piccinini, Federico Semeraro e la loro insegnante  Maria Eugenia Moy, hanno partecipato al viaggio di studio offerto dal Consiglio regionale della regione Piemonte per i vincitori del Progetto Storia Contemporanea 2016. Nei giorni 20, 21 e 22 maggio è stata organizzata una preziosa visita al campo di concentramento di Mauthausen e al museo memoriale di Gusen che ha avuto come base di partenza e di arrivo Salisburgo. Il gruppo di studio, costituito da 60 allievi provenienti da tutta la Regione, con i rispettivi insegnanti ed esperti storici del Comitato Resistenza e Costituzione di Torino, ha seguito, con riflessioni critiche e approfondimenti storici sul campo, il tragico sistema concentrazionario del nazismo, evidenziando caratteristiche e specificità non sempre analizzate nei libri di storia. Sono state evidenziate dalle guide che hanno accompagnato il gruppo per un’intera giornata sui luoghi dell’orrore le strette connivenze e complicità tra quelli che stavano fuori e dentro il campo: i Nazisti e la popolazione locale avevano stretti e continui rapporti. Il campo di calcio dove si svolgevano le partite della squadra locale confinava con l’infermeria del campo di concentramento dove gli internati nudi aspettavano la morte e avevano come divisorio la rete insormontabile di filo spinato. Sono state mostrate foto a testimonianza dei racconti terribili delle guide che anche con voce sofferta spiegavano la realtà storica degli anni 1938-1945 in quel luogo che è apparso ai visitatori in una assolata giornata di maggio 2016 come silenzioso e tranquillo.

L’impatto emotivo è stato per tutti molto forte e ha determinato nel gruppo silenzio, silenzio e riflessione nella spianata centrale, quella degli appelli ai deportati, nelle stanze dei  forni crematori e delle “docce”, nelle baracche e lungo la scalinata della morte. Infatti il campo di Mauthausen prevedeva i lavori forzati su una cava di granito e trasporto delle pietre ricavate lungo una ripida scalinata diventata poi mezzo di annientamento attraverso il lavoro. La visita è continuata a Gusen, cittadina sulle sponde del Danubio, dove è stato ricostruito con l’aiuto di un plastico la visione di un altro grande campo di concentramento ormai smantellato e di cui è rimasto una torre del crematorio e un memoriale con foto della sua liberazione, costruito per volontà di un italiano sopravvissuto, l’architetto Lodovico Barbiano di Belgioioso. Le lapidi all’interno ricordano martiri italiani accanto a martiri di tutti gli altri paesi europei, un’ Europa unita nella resistenza alla morte.


Tanti di questi momenti sono stati analizzati e richiamati nell’incontro serale in albergo animato dagli storici e dagli insegnanti con i quali si è aperto un dibattito con gli allievi fitto di riflessioni e di quesiti.

Le passeggiate per il centro storico di Salisburgo,  l’architettura barocca dei suoi edifici, le insegne tipiche dei negozi antichi hanno stemperato il peso denso della storia dei campi e  hanno riportato alla normalità della vita quotidiana.

Maria Eugenia Moy