Il sindaco di Susa

E alla fine “ne rimarrà soltanto uno”. Niente profezie da highlander, qui si parla di ricorsi al TAR. Susa si arrende alle evidenze (o alle lusinghe?) della Regione Piemonte ed il fronte a sostegno del Sindaco Plano, storico attivista NO TAV, si spacca. Tortonese ed Acquese non pervenuti sul tavolo regionale. Ma andiamo con ordine.

E’ il 16 marzo 2015 quando la Regione Piemonte annuncia “urbi et orbi” che i Sindaci di tutti i Comuni della Valle di Susa hanno ritirato il ricorso contro la riforma della rete ospedaliera.

Un Assessore alla sanità ringalluzzito dall’ennesimo colpaccio portato a segno, enfatizza sull’intesa spuntata dall’ASL sui sindaci ribelli: «Avere ottenuto questo risultato nell’area in cui si è affermato il Movimento No Tav» – pungola Saitta – «è per noi una conclusione importante. Gli enti locali temevano che la perdita del punto nascite fosse il preludio a un indebolimento. Noi li abbiamo rassicurati dando certezze sul mantenimento delle specialità e sul rafforzamento di alcuni servizi territoriali». (1)

 

Cronaca di un ricorso annunciato (e poi ritirato)

 Le prime avvisaglie di qualche tentennamento su fronte del NO si erano già viste il mese scorso, quando i sindaci della bassa Valle, capitanati dal primo cittadino di Susa, Sandro Plano, lanciavano segnali di apertura all’indirizzo della Regione, lasciando ben intendere di privilegiare la via politica, rispetto a quella giudiziaria.

«Il ricorso al Tar si baserebbe su questioni formali e amministrative, mentre a noi interessa il confronto politico con la Regione» – affermava Plano a metà febbraio – «abbiamo ancora un mese di tempo, andare da un giudice rimane la via estrema».

Il ripensamento (ai tempi ipotetico, ed oggi effettivo) dà il “la” all’ira funesta del Movimento 5 Stelle, che nella valle a vocazione NO TAV detiene un peso politico non di poco conto; l’affondo proveniente dalla roccaforte pentastellata all’indirizzo di Plano (storico attivista in Val di Susa) e degli altri sindaci, è quello di “aver tradito i cittadini”.

Ma, nonostante l’indomita lotta del comitato per salvare il punto nascite e gli strali grillini, l’ufficialità dell’accordo chiuso con i Sindaci viene ratificato in giunta regionale: la Valle piega la testa e ritira il ricorso al TAR, il punto nascite di Susa chiude.

«Questa scelta non ci piace e siamo contrari, ma facciamo di necessità virtù» – così commenta un Plano insolitamente serafico – «se li stanno chiudendo in tutto il Piemonte per ragioni economiche, ce ne faremo una ragione». (2)

Raggiante, invece, Saitta : «Ho incontrato tutti i sindaci, e con grande pazienza abbiamo affrontato insieme ogni questione. Il clima positivo che si è determinato è stato utile per raggiungere l’intesa. Con un lavoro paziente, il clima in valle si è rasserenato» ha concluso l’Assessore.

 

Volano gli stracci in casa NO TAV?

 

Di certo a più di qualcuno la stilettata di Saitta all’indirizzo dei NO TAV non è andata giù: primo fra tutti Alberto Perino, uno dei leader del movimento in valle. Pare peraltro che nella riunione di domenica sera a Vaie siano volate parole grosse tra i rappresentati del movimento NO TAV (all’unisono con il Comitato a difesa del punto nascite dell’ospedale di Susa) all’indirizzo della delegazione dei sindaci (presenti Plano di Susa, Patrizio di Avigliana e Bertolo di Almese), “rei” di aver alzato bandiera bianca con la Regione.

Sindaci accusati di aver sbagliato tutto, scendendo a patti con Saitta e rinunciando al ricorso al Tar. «A Plano e agli altri sindaci  abbiamo detto che non eravamo d’accordo con il patto fatto con la Regione. I sindaci, anziché fare un accordo, avrebbero dovuto ribadire la loro contrarietà, perché chi vive in montagna deve avere gli stessi servizi della città» afferma con amarezza Perino, dopo aver lasciato la riunione a metà serata proprio a seguito di un acceso diverbio con l’(ex?) amico e compagno di battaglie NO TAV, Sandro Plano.

Dall’altro lato, il Sindaco di Susa si dice tranquillo: «Con questo accordo abbiamo ottenuto dalla Regione almeno una promessa di risultato, un impegno concreto e non serve solo fare della teoria. Perché alla fine» sostiene Plano «l’obiettivo nostro è che il pronto soccorso dell’ospedale si svuoti e che i malati vengano curati». (3)

 

L’Alessandrino ultimo baluardo dei ricorsi?

 

Alla vigilia della discussione in Camera di Consiglio, rimangono in essere i ricorsi di Tortona ed Acqui Terme, tra quelli depositati da amministrazioni comunali. Resiste ancora, inossidabile, il ricorso del Movimento 5 stelle ed il fronte dei privati della sanità, se pure quest’ultimo con un profilo molto ammorbidito rispetto al passato, perché quando la politica tace, significa che i tecnici trattano. Infatti, a quanto pare, il Direttore Generale Fulvio Moirano sembrerebbe molto impegnato a ricucire più di uno strappo, nelle trattative con i rappresentanti di AIOP e ARIS, delegati delle case di cura convenzionate con il SSN. Incontri, per ora, puramente interlocutori, che però segnano l’inizio del disgelo nei rapporti tra Regione e istituti privati, dopo i ricorsi depositati da questi ultimi contro la riforma degli ospedali.

Unici, finora, snobbati da politica e tecnici, i nostri territori di confine, Tortonese ed Acquese. Come dire, di voi non abbiamo bisogno. (O considerazione? O entrambi?)

 Annamaria Agosti