ospedale - IEgregio Direttore,

la ringrazio per lo spazio concessomi e le chiedo scusa se, dopo tante parole già spese da molti, anch’io mi accodo ai tanti cittadini preoccupati per il futuro del nostro ospedale: in questa situazione di cambiamento e di evoluzione volevo fornire alla discussione due spunti di riflessione che porteranno, forse, più interrogativi che soluzioni; il mio pensiero è influenzato da ciò che sono: un uomo con un passato da piccolo imprenditore ed un presente da consigliere in uno dei 40 comuni della zona, che vive la città, vi lavora e vi svolge volontariato.

Innanzitutto vorrei far presente un particolare finora passato in secondo piano: il nostro ospedale è, oltre all’insieme di vari reparti, professionalità e servizi, innanzitutto una struttura fisica presente nel tessuto urbano, con un’area di svariate migliaia di metri quadri su cui sussiste un complesso insieme di padiglioni ed ali via via affiancatisi nel tempo.

Un suo ridimensionamento funzionale non porterebbe ad un pari ridimensionamento strutturale, per cui buona parte dei fabbricati finirebbe per essere sottoutilizzata o definitivamente chiusa: ciò lascerebbe spazio a possibili fenomeni di degrado, furti di materiali, vandalismi o occupazioni abusive, come già tristemente accaduto in altre strutture pubbliche dismesse e riportato in numerosi programmi televisivi, il tutto nel pieno centro della nostra città.

Altro punto di discussione è la visione che ha spinto la Regione a far scendere la scure sui reparti del nostro ospedale, scarsamente considerato in quanto relativamente piccolo e di confine, con una significativa casistica di cittadini della zona che “emigrano” in Lombardia per le cure sanitarie, situazione che ha negli anni influito negativamente sulle casse della sanità regionale. Ciò che purtroppo appare ora agli occhi degli amministratori regionali come una soluzione necessaria, sul lungo termine potrebbe, invece, risultare dannosa e dispendiosa: il ridimensionamento della struttura cittadina non farebbe altro che esasperare il fenomeno di emigrazione sanitaria sopra citato, con ulteriori costi che andrebbero a limitare se non annullare totalmente quanto risparmiato con i tagli. Con una visione un po’ imprenditoriale, un po’ provocatoria e forse fin troppo materialistica (ma se non erro è la carenza di quattrini che ha dato il via ai suddetti tagli) si potrebbe, invece, pensare di potenziare il nosocomio di Tortona, valorizzandone le eccellenze già presenti, al fine di limitare il flusso di ricoveri verso gli ospedali lombardi ed anzi attirando degenti da oltre confine: la vicinanza con la Lombardia non sarebbe un fattore penalizzante, bensì una potenzialità da sfruttare, al fine di ottenere un risparmio nel medio ed un guadagno nel lungo termine.

Luca Garbelli

13 dicembre 2014