Pubblichiamo di seguito un Comunicato  el’esposto presentato da Medicina Democratica alla Procura della Repubblica di Alessandria.

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Alcune premesse.

Durante lavori di manutenzione eseguiti lo scorso agosto 2014 sono stati inaspettatamente rinvenuti materiali interrati nell’area esterna di rispetto del Sito ex Fabbricazioni Nucleari di Bosco Marengo.  Sogin (attualmente proprietaria del sito) afferma di aver eseguito una serie di indagini radiometriche e chimiche sui rinvenuti materiali “di pregresse attività” con esiti negativi ed in linea con i parametri ambientali di riferimento. Sogin, afferma di aver ottemperato immediatamente alle disposizioni di legge effettuando una campagna di indagini geofisiche che hanno “accertato la presenza diffusa di materiali interrati nel sottosuolo.”

Sogin, dal 2008, si sta occupando dello smantellamento, cosiddetto “decomissioning”, dell’impianto nucleare di Bosco: attività pericolosa che determina a sua volta grandi quantità di rifiuti contaminati, a media e bassa radioattività, che dovrebbero, tramite procedure ad umido ed a secco, essere decontaminati, trattati e inseriti in particolari contenitori e depositati in un apposito locale e sotto stretta sorveglianza.

Tra parentesi: tale attività, ovvero tale sito di deposito dei materiali e delle scorie nucleari in Bosco Marengo: non abbiamo ritenuto consentiti dai termini di legge che impongono invece un Sito nazionale di assoluta garanzia idrogeologica, al punto che è pendente nostro Ricorso innanzi il Consiglio di Stato.

Primo interrogativo. Perché qualcuno ha interrato dunque nascosto 5 e più bidoni? Se fossero stati rifiuti ufficialmente contaminati, avrebbero dovuto essere trattati e gestiti come gli altri stoccati in alcuni capannoni dell’azienda. Se fossero stati rifiuti non contaminati, seguendo le relative procedure avrebbero dovuto essere conferiti in discarica.

Invece no! Qualcuno li ha ” nascosti”. Cosa contenevano quei bidoni di tanto importante che qualcuno ha dovuto interrarli (nasconderli) nel sottosuolo? Chi li ha nascosti? Quando?  Ricordiamo che l’area della Sogin è considerata zona militare ed è sottoposta giorno e notte a stretta sorveglianza anche armata, per cui è ragionevole concludere che i fusti non siano stati “nascosti” da persone estranee all’azienda che, abusivamente, si siano introdotte nell’area perforando due reti di protezione. Ricordiamo anche che Sogin aveva ricevuto, senza soluzione di continuità, il passaggio di proprietà da Fabbricazioni Nucleari che escludeva ufficialmente la presenza di qualsivoglia materiale sotterrato. Dunque gli attuali dirigenti della Sogin devono essere considerati perfettamente a conoscenza dei fatti.

Ora, da una attenta lettura della documentazione presentata a Torino da Sogin al Tavolo della Trasparenza del 26 novembre 2014, apprendiamo che Sogin ha effettuato una campagna di indagini geofisiche che ha “accertato la presenza diffusa di materiali interrati nel sottosuolo.” Nulla di meno reticente. Dai primi esami dell’ARPA sarebbero state rilevate le presenze di CESIO “che suggeriscono azioni di approfondimento”.

Si tratta allora di accertare quali conseguenze possono essi avere apportato alla salute delle persone che lavoravano o tuttora lavorano nell’impianto, nonché delle persone che abitano nelle zone limitrofe, in generale il danno per l’ambiente, per le falde acquifere ad esempio (il rio Lovassina è recentemente e nuovamente esondato allagando Spinetta Marengo).

Il presente esposto chiede innanzitutto se è avvenuta una palese violazione delle norme che disciplinano il trattamento dei rifiuti nucleari, un occultamento doloso di rifiuti pericolosi, tossico nocivi, nonché gli eventuali reati connessi.

 Soprattutto i precedenti fatti dovrebbero essere valutati tramite un accurato esame del documento SERN 740900 R002 del giugno 1997 “Piano di disattivazione dell’impianto nucleare di Bosco Marengo” di cui in Allegato.

Dalla TAB 3.1.1, si deduce infatti che Fabbricazioni Nucleari ha prodotto elementi di combustibile con ossidi misti dei fossili U235 Pu239 (plutonio) producendo rifiuti contaminati dal radioisotopo Pu239 (PLUTONIO). Più volte d’altronde si citò del transito di materiale classificato come barrette di plutonio, che però non si è mai appurato che fine abbiano fatto. Ciò rende ancor più necessario e urgente conoscere il materiale tanto compromettente nascosto a Bosco Marengo: CHI e COME e PERCHE’ e COSA.

Dunque chiediamo alla Procura la garanzia di sovraintendere le nuove operazioni – che riteniamo necessarie – di scavo, campionamento e analisi dei rifiuti sotterrati, in quanto non è ancora chiarito il ruolo avuto dall’attuale proprietà.

L’indagine della Procura appare tanto più urgente perché Sogin sta predisponendo il Piano Operativo per la bonifica completa dell’area.  Inizio dei lavori previsto nel 2015.

Ci auguriamo che il nostro esposto sia stato preceduto da altrettanto del Sindaco di Bosco Marengo nella sua veste di responsabile della condizione sanitaria e della sicurezza dei suoi concittadini, se non altro per il legittimo principio di precauzione.

Allegati: documento inviato a luglio ’97 al Coordinamento dei Comitati della Fraschetta a firma dell’ing. F.M. Lattuada e documento del prof. ing. Marco Sumini.

Siamo a disposizione per ogni altra eventuale collaborazione.

In fede.

Lino Balza – Responsabile Medicina democratica ONLUS 

17 dicembre 2014

L'impianto delle fabbricazioni nucleari di Boscomarengo

L’impianto delle fabbricazioni nucleari di Boscomarengo