finanza qIn quattro anni ha fatto lavorare ben 209 immigrati in modo irregolare, e pure una donna in maternità. E’ il titolare di un’azienda agricola situata in Bassa valle Scrivia, ma non è la stessa dei braccianti di Castelnuovo Scrivia la cui vicenda fece scalpore un anno e mezzo fa.
La situazione non sembra così grave come quella, ma siamo di fronte all’ennesimo caso di sfruttamento del lavoro e il titolare, adesso, oltre a pagare una multa salata, è chiamato a rispondere davanti alla Procura della Repubblica.
E’ questo l’ultimo intervento messo in atto dai militari della Guardia di Finanza di Tortona al comando del maggiore Francesco Riviello.
Un intervento venuto alla luce nell’ambito dell’attività di contrasto al lavoro sommerso, con un’ispezione nell’azienda agricola tortoense effettuata insieme ai funzionari della Direzione Provinciale del Lavoro di Alessandria che ha portato alla scoperta di non poche irregolarità.
Al momento dell’intervento, è stata riscontrata la presenza di 30 lavoratori, molti di origine africana, intenti alla selezione e scarto di ortaggi all’interno dell’opificio aziendale, di cui solo 15 risultati con regolare rapporto di lavoro.
Per l’alta presenza di personale non in regola (superato il 20% di quelli ufficialmente impiegati), i finanzieri hanno provveduto alla sospensione dell’attività dell’azienda agricola e alla multa nei confronti del tortonese titolare dell’azienda.
La normativa prevede, a tal fine, per ogni lavoratore non assunto regolarmente, la sanzione da 1.500 a 12.000 euro, maggiorata di 150 euro per ogni giornata lavorativa prestata in tal modo. Il controllo delle Fiamme Gialle è poi proseguito, nelle settimane successive e per gli aspetti di natura fiscale, per la ricostruzione di ogni singolo rapporto intrattenuto tra l’azienda e tutti i dipendenti identificati. La complessa attività ha permesso di chiarire i sospetti sorti sin dalla fase iniziale: al personale venivano corrisposte cospicue somme di denaro “fuori busta” per compensare la reale attività lavorativa prestata, di gran lunga superiore alle ore, giornate e somme annotate nei documenti contabili.
I conseguenti e minuziosi controlli, svolti dalla finanza anche sui conti correnti bancari societari e personali dei titolari dell’azienda, si sono infine conclusi con: la constatazione dell’irregolare impiego, in poco più di quattro anni, di ben 209 lavoratori, prevalentemente extracomunitari, muniti di regolare permesso di soggiorno (19 dei quali in “nero”) e l’accertata corresponsione di retribuzioni “In nero” e non contabilizzate per 720.000 euro, sulle quali non sono state operate e versate ritenute alla fonte per oltre 170.000 euro.
Per questo motivo i finanzieri hanno accertato sazioni per 96.000 euro derivanti dalla mancata annotazione, sul libro unico del lavoro, di 84.789 ore effettive , pari a 3.949 giornate di lavoro svolto irregolarmente, nonché delle maxi sanzioni per l’impiego dei lavoratori in “nero”.
Il titolare dell’azienda agricola, altresì, è stato denunciato o alla Procura della Repubblica di Alessandria per aver impiegato una lavoratrice in maternità obbligatoria.

9 luglio 2014


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