biodigestore - IA sollevare implicitamente il dubbio è l’ambientalista Annamaria Agosti con l’ultima lettera in redazione in cui approfondisce la questione dei biodigestori .
Come noto a Tortona potrebbe sorgere un biodigestore alla periferia della città, anche se il Comune e gli ambientalisti non sono d’accordo. Il transito stimato sarebbe di 66 camion al giorno che porterebbero materiale proveniente da fuori.
La nostra lettrice però ha scovato una sentenza della Cassazione che potrebbe rimettere tutto in discussione, in aggiunta ad altre considerazioni.
La lettera non è corta, ma spiega con precisione perché un biodigestore in zona agricola non possa utilizzare materiale proveniente da fuori. Rimane da vedere se e quanta parte dell’impianto sorge in area agricola o a servizi, ma queste sono analisi che non spettano ad un giornale.
Il nostro compito, come organo di informazione, è quello di raccontare cosa succede nella zona,considerazioni e analisi dei lettori, degli ambientalisti e di tutti coloro che desiderano dare un contributo per migliorare la società in cui viviamo.
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Egregio Direttore,
la distribuzione delle deleghe operata dalla nuova Amministrazione Comunale di Tortona si potrebbe rivelare particolarmente efficace nel dipanare alcuni dubbi riguardo al futuro biodigestore, per via di alcune perplessità che interessano sia la materia dell’urbanistica che quella ambientale.
L’Assessore Davide Fara forse potrà chiarire alcuni aspetti.
Stiamo parlando del biodigestore che potrebbe sorgere lungo la Strada Provinciale per Castelnuovo, alla ex piattaforma fanghi.
Tale area, nel territorio comunale di Tortona, dall’esame della documentazione presentata in Conferenza dei Servizi, pare rientrare in “zona agricola A2”, ai sensi del vigente piano regolatore.
Secondo le Norme di Attuazione del vigente Piano Regolatore Generale, si intendono per “zone agricole” le “aree nelle quali è possibile praticare l’agricoltura, la silvicoltura e la zootecnica indipendentemente dall’utilizzazione in atto e dalle dimensioni dei fondi.”.
Azzarderei che un biodigestore alimentato con la frazione umida proveniente dalla raccolta differenziata e dai fanghi del depuratore non trovi collocazione in nessuna di queste casistiche.
Però, sempre scorrendo le Norme di Attuazione del PRGC, noto che “è ammessa la riutilizzazione di opere e manufatti per attività extra agricole nei limiti stabiliti dalle vigenti normative nazionali e regionali e dalle presenti norme.”
E’ pur vero che questi impianti di co-generazione (in pratica, produzione di energia elettrica) “possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici” (art. 12, comma 7°, del decreto legislativo n. 387/2003 e s.m.i.), tuttavia, secondo l’indirizzo giurisprudenziale, nelle zone agricole degli strumenti urbanistici comunali, possono essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole e/o strettamente connesse.
Questo, perlomeno, è quanto stabilito da una sentenza di Cassazione (Cass. pen., sez. III, 9 marzo 2012, n. 9369): “Tutte le attività e gli interventi che si ritengono realizzabili in zona agricola restano comunque funzionali ad un’attività tipicamente agricola o alle altre attività alla stessa intimamente connesse con esclusione, quindi, di tutto ciò che é riferibile ad altre zone individuate in sede di pianificazione del territorio comunale”.
Alla luce di questa pronuncia, pare che l’attività di produzione energetica di tipo industriale – come quella in corso di realizzazione – slegata da attività agricole in esercizio nel sito, sia incompatibile con la destinazione urbanistica attuale. Anche per la parte di impianto che andrebbe a ricadere nell’area dell’ex-depuratore, poiché appare ragionevole il dubbio che l’impianto di un privato, che genera profitti dalla vendita di energia elettrica a tale privato, possa essere (ancora) inquadrato nell’Art. 56 del PRGC “Servizi pubblici e privati ad interesse pubblico”.
Pubblico, di chi? Del Comune di Tortona, come era riconducibile, in origine, l’esercizio della piattaforma fanghi? Non mi pare che le due situazioni siano assimilabili.
Tornando alla pronuncia della Suprema Corte, sembrerebbe, pertanto, logica, la presenza di impianti simili solo quando siano connessi ad aziende agricole presenti nell’area. Nel nostro caso, invece, la biomassa da utilizzare nell’impianto potrebbe giungere anche da svariati chilometri di distanza, tanto da prevedere sulla Provinciale il transito di 66 camion in più al giorno (sempre secondo il progetto presentato in Conferenza dei Servizi)
La lista delle possibili precisazioni certo non si esaurisce certo qui, però sarebbe veramente interessante l’opinione al riguardo dell’Assessore all’Ambiente, Davide Fara, espressione di quella Giunta Bardone che, in meno di un mese dal proprio insediamento, ha già dimostrato una notevole sensibilità ai temi ambientali. Non ci eravamo più abituati….

Annamaria Agosti

11 luglio 2014