sibilla aleramo - IRina nasce ad Alessandria nel 1876 ha un’esistenza avventurosa; è nel campo della letteratura laddove sottolinea i problemi femminili, molto sentiti nella sua epoca, sostenuta da influenti amicizie nel campo artistico culturale, decisamente importanti per la sua formazione letteraria

 Rina Faccio l’alessandrina meglio conosciuta come Sibilla Aleramo, un gentile perfetto soprannome, coniato dallo scrittore Giovanni Cena.

Il padre ha idee anticonformiste per questo s’adatta a svolgere diversi mestieri, varia la residenza secondo le necessità del momento.

Rina all’età di un anno lascia Alessandria per vivere, con la famiglia, a Vercelli dove trascorrerà la prima parte dell’infanzia.

Il capofamiglia diventa titolare un’attività commerciale in Milano, successivamente è a Porta Civitanova, nelle Marche, per svolgere l’attività di contabile nella filiale d’una vetreria milanese.

La giovane dovrà sottostare al matrimonio combinato con un impiegato alle dipendenze del genitore da cui avrà il figlio Walter.

La famiglia pesa gravemente sul suo modi di essere così, nonostante la madre malata, il marito per nulla comprensivo, trova un po’ di conforto nei contatti con ambienti culturali, composti pressoché da giornalisti. È nel suo mondo! Scrive sulla Gazzetta Letteraria, per L’Indipendente di Trieste, diventa una firma prestigiosa su Vita Moderna, collabora per Vita Internazionale, un periodico di stampo femminista.

La sua penna si interessa alla società, al costume, ponendo particolare attenzione al mondo delle donne, finché è alla guida de: L’Italia femminile.

I rapporti con il marito sono sempre più aspri, è indotta ad abbandonare la casa, e con essa anche il suo Walter, l’adorato figlio.

Roma l’accoglie. Incontra il più bel mondo culturale. Insieme all’amico Giovanni Cena si occupa dell’istruzione giovanile, apre asili, scuole, ecc…. Per la nostra concittadina è il momento più splendido, nonostante le amare rinunce affettive. Finalmente può esternare tutta la sua sensibilità.

Il romanzo autobiografico, Una Donna, esce nel 1906, è lo specchio della realtà a cui soggiace la condizione femminile di quel tempo: Una Donna diventa una primizia letteraria per il suo genere, ponendo l’accento sulla propria esistenza, simbolo della condizione femminile all’inizio del XX secolo.

A Firenze s’accosta al gruppo della Voce una corrente poetica, letteraria, culturale a cui si sente fortemente attratta. Il Futurismo non la lascia indifferente. Conosce il pittore Umberto Boccioni.

Sibilla viaggia molto in Italia, all’estero, vive in un mondo colto fra artisti, scrittori, poeti, musicisti, fin quando torna nella Città Eterna, attorniata dai più prestigiosi nomi del Bon Ton capitolino per spegnersi il 13 gennaio del 1960, con il sopraggiungere dell’ottantaquattresimo compleanno.

Franco Montaldo


3 giugno 2014