Un treno con le scorie nucleari

Un treno con le scorie nucleari

Egregio direttore,

vorrei porre all’attenzione dellopinione pubblica un probpema che mi sta particolarmente a cuore spesso accantonato: i treni che tarsportano le scorie nucleari e transitano da Tortona, Pontencurone, Alessandria, Valenza e in altre loclaità della provincia di Alessandria.

Nel 1999 venne costituita la SOGIN, con il compito di controllare, smantellare e decontaminare gli impianti nucleari italiani dismessi e di gestirne i rifiuti nucleari prodotti.

Il 24 novembre 2006 SOGIN chiude un contratto dal valore di 250 milioni di euro con la francese AREVA per il trasporto del combustibile nucleare irraggiato (190 tonnellate della centrale di Caorso, 32 della centrale di Trino Vercellese, e 13 del deposito Avogadro di Saluggia) presso l’impianto di riprocessamento di La Hague (in Francia). Il trasporto del combustibile dovrebbe terminare entro quest’anno, per poi fare ritorno nel nostro paese entro il 2025: infatti la legge francese prevede che l’ingresso del combustibile irraggiato possa avvenire al solo fine di consentire il ritrattamento, e non per lo stoccaggio definitivo. Siamo tenuti, quindi, a riportarci a casa le nostre scorie riprocessate.

I “treni nucleari” che negli anni scorsi hanno attraversato il Piemonte diretti in Francia, transitando anche sul nostro territorio, per “riprocessare” negli impianti transalpini i combustibili nucleari presenti in Italia, dovranno riportare “a casa” il loro contenuto: si è iniziato con i 1.032 elementi della centrale di Caorso (16 spedizioni avvenute tra il dicembre 2007 e il maggio 2010) e si sta proseguendo con gli elementi custoditi a Saluggia e Trino. Senza contare poi i numerosi trasporti nucleari “di ritorno” per riportare in Italia i rifiuti radioattivi trattati dalla Francia. Tutti questi trasporti nucleari sono sempre transitati attraverso il Piemonte e continueranno a transitarvi anche per il futuro per il percorso inverso, attraversando le zone di Vercelli, Novara, Alessandria, Asti e Torino verso Modane, esponendo la popolazione a continue situazioni di rischio in caso di malaugurati incidenti o atti di terrorismo lungo il percorso. Nonostante precisi obblighi di legge in caso di trasporti radioattivi, alle popolazioni che vivono lungo la ferrovia non è mai neppure stato reso noto il contenuto del piano di emergenza previsto. Ammesso che questo piano esista…

 

Un transito di scorie in viaggio verso la Francia

Di tanto in tanto, in date sconosciute, questi treni fanno la spola tra l’Italia e la Francia attraversando paesi e città, mentre i residenti sono tenuti all’oscuro di tutto. Trasportano scorie nucleari, e nessuno lo sa. Con il passare degli anni cambiano i prefetti e i sindaci ma il blackout di informazioni in merito al passaggio di sostanze pericolose resta invariato. Desta parecchia perplessità il fatto che non si ritenga necessario informare la popolazione. Né per il futuro, in previsione del rientro delle scorie, si può immaginare una inversione di tendenza. Continueremo ad assistere al passaggio del carico radioattivo a pochi metri dalle nostre finestre di casa, senza nemmeno essere avvertiti? Come saremmo in grado di reagire, qualora si verificasse un incidente qualsiasi, considerato che un adeguato piano d’emergenza non esiste e, stando le cose al livello attuale, forse nemmeno si sente l’esigenza di metterlo a punto?

 Il ricettacolo dei rifiuti nucleari europei? No, grazie!

I risvolti della questione “Deposito Nazionale delle scorie” sono vari e possono destare seria preoccupazione. La direttiva 2011/70 Euratom del 19 luglio 2011 – recepita dalla nostra legislazione con il Decreto legislativo n. 45 del 4 marzo 2014, istituisce un “quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi”, introducendo nuove regole per la gestione di questa tipologia di rifiuti, con l’obbligo per ciascun Stato membro di comunicare alla Commissione Europea (entro l’agosto 2015) il programma nazionale per la gestione degli stessi, ribadendo il principio secondo cui i rifiuti devono essere gestiti e smaltiti presso il paese che li ha generati. Ma forse le cose non stanno esattamente così. Almeno, secondo il documento stilato dall’ENEA ad uso del Governo italiano, e licenziato espressamente il 3 febbraio 2014 per le Commissioni riunite Ambiente e Industria Senato della Repubblica, dove si legge:

«All’art. 3 comma 6 vengono fissate le condizioni alle quali sono soggette le spedizioni, importazioni ed esportazioni di rifiuti radioattivi e di combustibile nucleare esaurito che possono essere smaltiti anche in Paesi Terzi con i quali siano vigenti specifici accordi sotto l’egida della Comunità. Infatti la Direttiva riconosce esplicitamente i possibili benefici di un approccio “dual track”, tendente ad affiancare alla creazione di un deposito nazionale anche un deposito geologico multinazionale condiviso, che possa essere incluso nei programmi di gestione dei rifiuti radioattivi nei vari Paesi Europei.

Si ritiene necessario sottolineare che l’adesione dell’Italia alla costituzione del consorzio ERDO (European Repository Development Organisation) per lo sviluppo di un deposito geologico profondo regionale condiviso in ambito europeo è una opzione importante sia dal punto di vista politico, che dal punto di vista dell’accettabilità sociale; prevede una strategia ed una decisione a livello istituzionale, anche alla luce di quanto avvenuto in Italia con l’esito del referendum che ha, di fatto, sancito la chiusura del programma nucleare nel nostro Paese e, quindi, il proprio inventario dei rifiuti radioattivi rimarrà nei prossimi anni pressoché stabile».

Tradotto dal burocratese: la batosta presa a Scanzano Jonico, con la ribellione della popolazione residente una volta appreso del progetto, qualcosa deve aver insegnato. Essenziale, quindi, non ripetere tale errore: questa volta occorre costruire il consenso intorno al progetto. Verrà fatto passare per un’ineludibile dovere morale dell’Italia, con la conseguenza di un’inevitabile controindicazione: non un’imposizione, un rischio, bensì una miniera di soldi a compensazione dei territori.

Lo si saprà tra non molto, a giugno; dopo le elezioni europee, è altamente probabile che verranno resi ufficiali i criteri stabiliti dall’Ispra per il deposito unico di scorie nucleari in superficie. Probabilmente una decisione già presa senza consultare la popolazione, che verrà fatta passare per una decisione tecnica, e dunque, apparentemente neutra, con il deposito unico di scorie radioattive di imminente realizzazione coma una “grandissima opportunità per il territorio ospitante”.

Voci insistenti danno come regioni candidate (verosimilmente, all’insaputa dei residenti) Basilicata, Lazio, Sardegna, Sicilia, Puglia. Ma non si possono escludere sorprese. I 33 siti “altamente idonei” sono materia “top secret”. Ma, come dicevo precedentemente, ovunque nascerà il deposito unico, la “posizione strategica” del nostro territorio, il prestigioso crocevia di quello che fu il triangolo industriale, stavolta gioca a nostro sfavore. Il transito dei convogli nucleari passerà tutto sotto il nostro naso. Ed a nostra insaputa…

Annamaria Agosti

4 giugno 2014

 treno scorie -L