Pubblichiamo di seguito una lettera in redazione che Annamaria Agosti ha inviato al giornale che riguarda Carbonara Scrivia, ma potrebbe riguardare qualsiasi altra zona italiana.

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Egregio Direttore,

uno dei grandi interrogativi degli industriali, ai giorni nostri è se sia possibile fare impresa rispettando il territorio. Soprattutto, in che modo.

La mia posizione di ambientalista è ben nota a tutti. Mai un NO a prescindere; ritengo fondamentale il dialogo ed il rispetto, in piena collaborazione, con un “vediamolo insieme”, propositivo, costruttivo, dove ognuno immette le proprie competenze e confronta le rispettive possibilità di apporto.

Che in tempi di crisi, vi sia una cocente necessità di posti di lavoro, è lapalissiano. Che gli imprenditori siano titubanti ad investire, è comprensibile. Che l’ambiente abbia bisogno di risanamento ed attenzione, lo è egualmente. Come è possibile conciliare tutti questi aspetti, senza sacrificare nulla?

La risposta, a quanto pare, sta nella parola chiave “innovazione”.

Una Amministrazione Comunale in grado di incrociare e supportare le necessità del territorio con le realtà imprenditoriali che abbiano la volontà di investire e la motivazione a farlo, sia nel rinnovamento delle linee produttive già in essere, che per nuovi insediamenti, con sensibilità ed attenzione al territorio, può raggiungere traguardi ambiziosi; questa è la vera vittoria di un Comune che non sacrifica nulla della propria identità, sostiene i propri cittadini, favorisce l’imprenditoria e tutela l’ambiente.

Non è fantascienza immaginare realtà produttive che possano diventare pregio ed eccellenza del territorio; imprese competitive nel proprio settore,  ma anche all’avanguardia nella tutela ambientale e sotto l’aspetto della sicurezza del lavoro. La prova di come sia possibile conciliare tutti questi aspetti, ed attuare sinergie di questo tipo, è proprio a due passi da noi, a pochi chilometri da Tortona, nei pressi di Carbonara Scrivia.

 

IL CASO

I dati emersi dal bilancio ambientale del Comune di Carbonara Scrivia redatto da ARPA Piemonte, hanno identificato e quantificato le principali fonti emissive per gli inquinanti più critici (NO2 e PM10)  nel trasporto su strada (15,43 tonnellate/anno NO2 e 5,80 tonnellate/anno PM10), seguito dalla combustione industriale, e con contributi significativi per le polveri da uso di solventi (9,77 tonnellate/anno PM10).

tabella - L

 

Preso atto che, tra le possibili cause della concentrazione delle polveri da uso di solventi, vi fossero le emissioni di una azienda di packaging da anni in operatività sul territorio e  che impiega normalmente solventi nel proprio ciclo produttivo, l’ulteriore valutazione era centrata su come tale realtà rappresentasse una fonte di posti di lavoro indispensabili.

La via intrapresa dall’Amministrazione Comunale è stata quella della cooperazione con l’imprenditoria, sulla sensibilizzazione nel controllo dell’inquinamento ambientale.

Si è instaurato un dialogo costruttivo e di supporto all’azienda, per lavorare congiuntamente nel’identificare soluzioni ed alternative, ottenendo l’impegno della direzione di stabilimento per ottimizzare i cicli produttivi in maniera di garantire valori di emissioni maggiormente cautelativi ed a tutela della salubrità dell’aria (strettamente monitorata con ripetute campagne ARPA a mezzo mobile)  e giungere infine ai rinnovi delle autorizzazioni ambientali avendo apportato significativi miglioramenti.

Si è così identificata una soluzione, efficace sia per la salubrità dei luoghi di lavoro, per l’ambiente esterno, e, non ultimo un ritorno economico per l’azienda. Nel processo di stampa si è adottato un particolare sistema produttivo a ciclo chiuso che consente di risparmiare solvente, con un contenimento dei costi affrontati dall’azienda per queste materie prime, che permette di ridurre al minimo le emissioni in atmosfera e la dispersione negli ambienti di lavoro.

L’operato di questa Amministrazione ha, sicuramente, toccato motivazioni ampiamente condivisibili, incontrando nel proprio interlocutore un orientamento aperto e collaborativo, con il risultato di mantenere la produzione ed i posti di lavoro ad essa collegati sul territorio, ottenendo un atteggiamento maggiormente consapevole e responsabile verso l’ambiente e la salute di tutti i lavoratori e residenti. Risultati che, con i tempi che corrono, non sono di poco conto.

Sono questi fatti concreti che dimostrano come il fare industria non significa necessariamente avere impatti negativi per il territorio, anzi: le industrie, adeguatamente supportate, spesso possono trovare il modo, come in questo caso, di sfruttare fino in fondo le capacità insite nella propria azienda, spesso vista dall’esterno in modo unicamente pregiudiziale. Ovvio che  questa tipologia di riconversione richieda investimenti, ma sono impegni finanziari che portano a ritorni economici, sia nel medio che nel lungo periodo. E, dall’altro lato, una Amministrazione locale preparata, presente, sensibile ed attenta.

Qui, a Carbonara, la costruttiva collaborazione tra le Istituzioni e le imprese ha premiato tutti i protagonisti con risultati incoraggianti; un esempio di come la responsabilità ambientale, sociale ed economica, quando è condivisa, possa portare a benefici concreti.

 Annamaria Agosti

 3 aprile 2014