Non mi riferisco a Castelnuovo ma all’intera Italia, tuttavia qualche riferimento al paese in cui viviamo, a cui siamo legati, mi pare utile per capire meglio.

Pare che a luglio cessi ogni attività della SALVAS, l’importante azienda sorta a inizio Novecento per iniziativa della famiglia Maggi. Prima un calzaturificio poi anche produttore di scarpe e oggetti di gomma, con eccellenze a livello mondiale e circa 150 dipendenti di alta professionalità.

È questo l’ultimo degli opifici sorti prima della guerra e che davano lavoro negli anni Sessanta ad almeno un migliaio di operai locali.

Ricordo che quando nel 1976 sul quindicinale “Il gazzettino” pubblicammo a puntate la storia delle aziende castelnovesi andammo avanti per più di un anno: filande, fabbriche del tabacco, dei fuochi pirotecnici, delle cravatte, dei cappelli, otto calzaturifici, strumenti musicali, fornaci, e così via. Almeno una decina le imprese edilizie (Valdata, Pasini, Gavio, Torti, Quattrocchio) completamente composte da muratori castelnovesi. Un artigianato (sarte, calzolai, sellai, falegnami, fabbri, selciatori, meccanici) diffusissimo con centinaia di addetti.

Tutto finito e addirittura alcuni mestieri si sono ridotti ad avere un unico rappresentante, si pensi ai fabbri o ai falegnami, ad esempio.

Le botteghe che hanno costituito un punto di riferimento preciso nell’ambito della comunità, stanno chiudendo una dopo l’altra (massacrate dalla crisi, dagli affitti, dalle spese, dai mancati pagamenti). Rimane qualcosa nell’antica “via delle botteghe” (via Cavour e De Agostini). Insomma i cosiddetti negozi negli ultimi sette anni si sono ridotti a un terzo.

Mi pare di aver dato un piccolo spunto di riflessione su come stia mutando la struttura dei paesi, ma ciò che più mi preme è considerare che cosa viene avanti di nuovo.

Potrebbe essere un rilancio dell’agricoltura come custode dell’ambiente, del prodotto naturale e della certezza di produzione locale. Ma nulla lascia intravvedere un rinnovamento in questo senso.

E arrivo al dunque.

Ho saputo che stanno aprendo o sono già aperti due nuovi “negozi”: uno è l’ennesimo Compro oro e l’altro una Sala Videogiochi.

Che tristezza!

Sui compro oro non dico nulla, ma vi ricordo che è tutto un apri-controlla e chiudi poiché spesso non risultano in regola amministrativa o etica.

Questi mini casinò o sale giochi sono indice di disfacimento.

Quando ho chiesto in Comune cosa intendessero fare, mi è stato risposto che non si può fare nulla, del resto se uno non vuole rovinarsi basta che se ne stia alla larga.

Vi confesso che la risposta non mi è piaciuta e sarebbe facile replicare.

Tra l’altro ci sono Comuni, come Pavia o Genova (su sollecitazione di don Gallo) che hanno posto limiti e controlli rigidissimi con conseguente blocco di almeno il 50% delle sale in cui si giocano soldi.

L’associazione che prende il nome di «Mettiamoci in Gioco» afferma che “le dimensioni del fenomeno sono notevoli: in Italia tra le 500 e le 800.000 persone sono a rischio di ludopatia. Purtroppo spesso i più a rischio sono gli anziani con pensioni minime e l’unico strumento per combattere questo fenomeno è un percorso di contro – informazione, visto che purtroppo lo Stato finora non ha fatto altro che favorire il fenomeno, ne consente addirittura la pubblicità televisiva e non persegue l’evasione fiscale che sulle macchinette è stata valutata in decine di miliardi di euro.

Sarebbe anche buona cosa e c’è chi lo sta facendo, arrivare gradualmente alla eliminazione delle macchinette da tutti i luoghi pubblici, anche se questo crea resistenze da parte dei proprietari che, a volte, riescono a pareggiare i conti proprio con il “beneficio” derivante da questa piaga.

Da almeno tre fonti ho sentito valutare in una cinquantina le persone che sono affette da ludopatia e in alcuni casi con conseguente sfaldamento di una famiglia.

Cosa fare? Qualche idea ce l’avrei, ma ora volevo solo segnalare uno dei tanti aspetti della disgregazione rapidissima di comunità ricchissime un tempo di valori, di conoscenze, di capacità, di memoria storica e di rapporti interpersonali connotati dalla solidarietà e dalla attenzione verso i più deboli.

Antonello Brunetti – Castelnuovo Scrivia

 24 marzo 2013