Un treno con le scorie nucleari

Un treno con le scorie nucleari

Pare proprio che nella notte di lunedì 11 marzo un treno di scorie nucleari diretto in Francia parta da Vercelli poco prima della mezzanotte.

Nessuna comunicazione ufficiale, né dai Prefetti né dai Sindaci, ma un trasporto di quel tipo coinvolge troppe persone, a partire dai ferrovieri francesi, per passare inosservato. Da qualche giorno girano voci, ma solo alcuni recenti movimenti alla stazione di Vercelli fanno capire che il treno dovrebbe partire proprio lunedì notte.

Esso fa un lungo giro perché, dopo alcuni recenti lavori, il tratto Vercelli-Torino non è più percorribile per trasporti pericolosi. Per questo il treno, preceduto e seguito da due altri treni, passa per Novara, Mortara, Valenza, Alessandria, Asti, Torino, Valsusa e il Frejus.

Ad Alessandria i tre treni addirittura si fermano ed invertono la direzione di marcia perché entrano al ponte Tanaro provenendo da Valenza e poi ripassano lo stesso ponte per andare verso Asti.

L’ultima volta, lunedì 14 gennaio, il treno contenente le scorie si è fermato un quarto d’ora. Per l’esattezza sul binario 5, dove scendono i passeggeri che arrivano da Genova e salgono quelli che vanno a Torino.

Quei trasporti sono completamente inutili. Le scorie che sono a Saluggia anziché essere inviate ad un deposito definitivo vengono mandate a La Hague, in Normandia, dove vengono trattate e poi

rimandate a Saluggia con una radioattività ridotta di pochissimo, a quanto pare non più del 2%.

A testimoniare che quei trasporti sono inutili sta il fatto che gli americani le loro scorie le stoccano così come sono, senza trattarle.

Più che di scorie si tratta di barre di combustibile nucleare che vengono trattate negli stabilimenti della Areva. Ne ricavano plutonio e altro combustibile nucleare, il Mox.

Oltre che inutili quei trasporti sono anche molto pericolosi perché se in caso di incidente o di attentato quelle scorie finissero in acqua il plutonio in esse contenuto arriverebbe sino all’Adriatico

inquinando i nostri fiumi.

Del fatto che questa possibilità non fosse contemplata nel loro piani di emergenza furono avvisate ben 15 Prefetture nell’agosto 2011, alla vigilia di un altro trasporto.

Allora il ministro dell’interno era Maroni, il nucleare era appena stato fermato con un referendum e quel trasporto poi non ci fu. Ma da quando c’è un governo di tecnici i trasporti sono ripresi.

Il trattamento viene fatto in base ad un accordo firmato nel 2006 e il costo previsto inizialmente per l’Italia era 250 milioni di euro.

Allora c’era l’intenzione di ripartire con il nucleare ed il fatto che Areva fosse la stessa azienda che avrebbe poi fornito le nuove centrali nucleari fa sorgere il sospetto, con il senno di poi, che la vera ragione di quello spostamento di denaro non fosse un inutile trattamento di scorie, ma fosse connesso alla progettazione di quelle centrali. Per questo, dopo il risultato del referendum, a maggior ragione quei trasporti non vanno più fatti.

Però li vogliono fare ugualmente e li fanno senza avvisare nessuno.

E’ logico aspettarsi che le Prefetture ed i Sindaci dei Comuni interessati dal trasporto dicano ai cittadini anche “quando” esso viene effettuato. Ma non lo fanno. Dovrebbero avvisare i cittadini che

abitano entro qualche centinaio di metri dalla ferrovia. Ma non lo fanno. I comuni interessati sono tanti, e le persone interessate sono molte decine di migliaia. I Sindaci potrebbero dire al governo che li sta strozzando economicamente che il plutonio contenuto in quelle scorie sul loro territorio non passa. Ma non lo fanno.

Il costo del trasporto di scorie nucleari che vogliono fare potrebbe essere valutato in circa 20 milioni di euro. L’Italia è in ginocchio ma lo vogliono fare ugualmente. Anziché tagliare le cose inutili preferiscono tagliare quelle vitali.

 Legambiente del Vercellese

Comitato Antinucleare della Provincia di Alessandria

10 marzo 2013