La “Giornata Internazionale della Donna” ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo. Questa celebrazione si è tenuta per la prima volta negli Stati Uniti nel1909, in alcuni paesi europei nel 1911 e in Italia nel 1922.

L’usanza di regalare mimose in questo giorno è diffusa solo in Italia e risale al 1946, anno in cui la mimosa fu scelta a simbolo semplicemente perché fioriva in occasione di questa festa e poteva essere raccolta in ramoscelli da poter appuntare addosso.


L’ 8 marzo dovrebbe essere una giornata di celebrazioni, ma noi italiani dallo spirito latino e dal sangue caliente, abbiamo in gran parte stravolto questa ricorrenza, trasformandola in una vera e propria “Festa della Donna” che in Italia è diventato il nome più usato rispetto a quello della “Giornata Internazionale” che sarebbe la corretta terminologia da usare.

Quasi tutti però diciamo “Festa della donna” perché effettivamente la donna, qui da noi, viene festeggiata: si regalano fiori, si organizzano eventi, spesso anche ludici o di intrattenimento e l’8 marzo diventa una scusa per festeggiare più che per ricordare le discriminazioni femminili o le conquiste sociali delle donne.

E’ una delle prerogative di noi italiani quella di trasformare una ricorrenza in una festa e quella dell’8 marzo è praticamente diventata una festa del consumismo con acquisti di mimose e fioristi che fanno i soldi a palate.

Poi ci sono le serate in discoteca per sole donne, dove per un giorno l’uomo che si spoglia sul palco e diventa l’oggetto del desiderio femminile; ci sono le cene al ristorante,  le serate per sole donne, concerti ed eventi di ogni genere.

E allora si può ancora parlare di “Giornata Internazionale della Donna” intesa solo come evento celebrativo? In Italia, forse è un po’ difficile questo, perché la donna, da noi, viene “festeggiata” ed è questo il termine giusto che utilizziamo, perché per un giorno lei diventa il centro delle attenzioni.

Ma è giusto festeggiare le donne e non gli uomini? Non è questa sia una discriminante che si aggiunge alle altre discriminazioni nei confronti del gentil sesso?

E poi le donne sono veramente discriminate?

Non é che mantenere una festa per ricordare che le donne devono essere al pari degli uomini sia essa stessa una discriminante?

Non è che fino a quando ci sarà la “Giornata Internazionale” le donne continueranno ad essere discriminate perché si sente il bisogno collettivo di ricordare che non devono esserlo?

Di sicuro, le donne, oggi, non hanno certo bisogno di una data per essere riconosciute al pari degli uomini e allora forse fanno bene gli italiani, che da popolo allegro quale sono, hanno trasformato una ricorrenza internazionale in un’occasione per fare festa e divertirsi. O no?