Il Progetto per il Terzo Valico è stato depositato e a quanto pare una delle più grandi cave in cui verrà portato lo smarino cioè il materiale di risulta estratto dai monti dell’Appennino per realizzare i trafori sarà la cava Montemerla alla periferia di Tortona in regione Oasi-Capitania, lambita dal Grue, a nord dell’Iper e verso Viguzzolo che, secondo il progetto, dovrebbe ospitare ben 2 milioni 200 mila metri cubi di materiale.

I lavori per il Terzo Valico

I lavori per il Terzo Valico

Non ci sarebbe nulla di male ad ospitare una cava di inerti, sennonché lo smarino conterrebbe amianto, soprattutto quello proveniente dagli scavi di Fraconalto e Arquata, ossia da zone dove i sondaggi dell’Arpa provinciale hanno fornito dati davvero preoccupanti. I sondaggi eseguiti presso il monte Porale contenevano amianto (la famosa pietra verde che caratterizza l’Appennino da Voltri al versante piemontese della Scrivia) e due dei dieci interventi sembra addirittura quantitativi di due etti al chilo di roccia, quando il massimo consentito non dovrebbe superare il milligrammo.


Che l’amianto ci sia è testimoniato, ad esempio, a pagina 15 nella delibera 59/2005 di approvazione del Terzo Valico da parte del Consiglio Provinciale di Alessandria, e la pericolosità degli additivi stabilizzanti è citata a pagine 17 e 18 nella analoga delibera 22-1811/2005 della Giunta Regionale del Piemonte.

Un allarme è stato lanciato il 27 gennaio scorso in una riunione a Voltaggio dove è emerso che l’Osservatorio Nazionale Amianto, che raggruppa esposti all’amianto, familiari delle vittime, medici, avvocati e cittadini, contro il Terzo Valico aveva redatto un lungo documento sollecitato dal Comitato No Terzo Valico e dall’associazione Afa.

La Provincia di Alessandria nel 2005 aveva chiesto a Cociv di rifare le analisi poiché quelle effettuate non possono stabilire se c’è amianto. Sul vicino monte Porale ci sono 2,5 etti di amianto ogni chilo di roccia, secondo l’Arpa. Per Cociv, però, l’amianto non c’è.

Il geologo Gianni Semino in quella riunione aveva ribadito che “tra Genova e Voltaggio è nota la presenta di amianto. Cociv può fare i campionamenti prima e dopo ma le difficoltà è comprendere dove farli”. Una tesi, quest’ultima, condivisa anche da Giancarlo Faragli, medico, direttore prevenzione oncologica dell’Asl: “Non c’è scampo al mesotelioma della pleura e per chi lavorerà nei cantieri non ci sono precauzioni sufficienti. Anche la popolazione rischia parecchio con il trasporto”.

Ecco quindi che lo smarino contenente l’amianto potrebbe essere depositato qui, a Tortona.

Come verrà depositato? All’aria aperta favorendo la dispersione di particelle oppure ricoperto per renderlo innocuo? Nessuno lo sa.

 27 febbraio 2013