Paola re

Paola re

E’ stata una vera e propria mobilitazione quella che si è svolta a Pavia sabato pomeriggio.

Una manifestazione contro le pellicce che ha richiamato tantissime persone alla quale non potevano mancare gli animalisti tortonesi.


Una nutrita delegazione che ha protestato nella piazza vicino alla pellicceria Annabella una delle più famose d’Italia: alcuni attivisti si sono denudati per protestare contro il trattamento barbaro e le violenze che subiscono gli animali uccisi per essere trasformati  in pelliccia.

Per saperne di più e sviscerare le motivazioni della protesta, abbiamo avvicinato Paola, Re, nota animalista tortonese.

 

Paola spiegaci, che tipo di manifestazione era?

La manifestazione di sabato è stata relativa alla campagna contro le pellicce. E’ una battaglia che da anni gli animalisti conducono ostinatamente e che fortunatamente col tempo incontra sempre più adesioni anche da parte di chi non si dichiara animalista. La scelta di Pavia è stata significativa perché a Pavia ha sede una delle aziende leader nel campo delle pellicce: Annabella.

La manifestazione si è tenuta nella piazza antistante la pellicceria, ben sorvegliata e protetta dalle forze dell’ordine, temendo chissà quali disordini. In realtà non ci sono stati disordini ma, come in tutte le manifestazioni, c’è stata qualche parola di troppo nei confronti delle persone impellicciate che attraversavano la piazza. Comunque niente di illegale e il popolo degli animalisti può ritenersi soddisfatto. Molte persone si sono fermate davanti a manifesti, locandine, volantini che mostravano immagini impressionanti ma purtroppo vere. La vita e la morte degli animali da pelliccia è terribile e inaccettabile.

Perché avete deciso di prendervi parte?

Perché credo che sia una causa per cui valga la pena impegnarsi. Amare gli animali non basta. Bisogna fare un passo in più: tutelarli. Gli animalisti, spesso additati come estremisti, incapaci di “adattarsi” alle regole della società “normale”, sono persone che difendano gli animali da altre persone perché gli animali non possono farlo da soli e quando cadono nelle mani di certi aguzzini, spesso diventa difficile salvarli.

Le manifestazioni servono, anche perché sono un momento corale in cui ci si ritrova e ci si riconosce, ma io sogno che ci si riconosca in Parlamento. Sarebbe un sogno vedere il Parlamento che legifera stando dalla parte degli animali.

L’insulto alla persona impellicciata ci può anche stare alla manifestazione ma non è nel mio stile: io insulto mille volte le leggi che ignorano i diritti degli animali. E’ anche vero che, se si iniziasse a boicottare l’acquisto delle pellicce, le aziende inizierebbero a pensare a produrre altro…Fare leggi è legalità, boicottaggio è libertà. Forse un misto delle due cose risolverebbe un po’ di problemi.

 

Pensi che l’uso delle pellicce sia in calo o in aumento?

Non rispondo con dati alla mano quindi non so essere precisa ma ho la sensazione che ci siano sempre meno pellicce in giro, anche perché la pelliccia costa parecchio e nella situazione economica in cui versano moltissime famiglie, non si avanzano soldi per questo genere di abbigliamento.

Paola Re, Ivana Giganti, Bruno Stivevic della LAV di Alessandria ed Ettore, il loro cagnolino.

Bruno Stivicevic, Ivana Giganti e Paola Re ed Ettore, il loro cagnolino.

Ho notato che sono aumentati gli inserti per guanti, colli, cappelli, cappucci. Spesso l’acquirente è tratto in inganno perché pensa che questi inserti siano di pelliccia finta ma in realtà in molti casi sono di cane e gatto.

Ogni anno vengono commercializzati circa due milioni di cani e gatti per questo scopo, soprattutto in Cina.

In Italia, la legge 189/2004 impedisce l’importazione e il commercio delle pelli di cane e gatto ma bisogna fare attenzione perché sull’etichetta vengono spesso usati nomi di fantasia per nascondere che siano cani o gatti.

Nella manifestazione di ieri, molte ragazze si sono avvicinate incuriosite e quando spiegavamo queste cose, erano stupite perché le ignoravano: è per questo che vale la pena informare. A questo proposito vorrei segnalare un sito specifico sul mondo delle pellicce: www.nonlosapevo.com

 

 Prima hai parlato di immagini forti sui manifesti. Vuoi spiegarci meglio?

Le immagini riprodotte sui manifesti di qualsiasi campagna contro le pellicce mostrano le condizioni di vita e di morte degli animali da pelliccia. Quando vengono catturati, rimangono vivi, intrappolati e sofferenti prima che il cacciatore li prelevi dalla trappola.

Talvolta l’animale si amputa l’arto, rosicchiandolo per liberarlo dalla trappola. Nel caso degli allevamenti, gli allevatori non considerano le esigenze dell’animale: ciò che interessa è ottenere un manto folto e di bell’aspetto. Gli animali sono sottoposti a stress, diventano aggressivi, vivono in gabbie anguste, subiscono appositamente il freddo affinché il pelo si infoltisca.

I metodi di soppressione in allevamento cambiano a seconda delle dimensioni dell’animale.

Nel caso di animali grossi: l’elettricità per via orale o anale, il proiettile nella nuca, il soffocamento da gas.

Nel caso di animali piccoli: il colpo di martello sul muso, il chiodo conficcato nella fronte, l’annegamento.

Altri metodi usati sono l’avvelenamento con stricnina e il soffocamento con cloroformio

Tutto ciò è tristemente documentato nei numerosi video diffusi sul web e purtroppo è terribilmente legale.

Non bisogna trascurare che l’industria conciaria deve smaltire i liquami e i cadaveri e sconvolge l’ecosistema facendo scomparire certi animali dal loro luogo di origine.

Insomma che la mano dell’uomo si fa sentire in modo pesante.

 

Ma secondo te servono queste manifestazioni di protesta e queste battaglie?

Credo che la battaglia animalista contro le pellicce sia servita e serva a sensibilizzare molte donne, specie le più giovani, invogliandole a disaffezionarsi a un capo di abbigliamento crudele e facilmente sostituibile.

Resta invece fiorente il mercato di gran lusso, cioè quel mercato di cadaveri ambulanti che costano molto e che quindi possono essere ancora considerati una sorta di lasciapassare per i grandi eventi dell’alta società.
Nel mondo occidentale, l’espansione del mercato della pelliccia va diminuendo ma non per questo deve diminuire d’intensità la protesta perché, a fronte di una tendenziale flessione dei mercati americani ed europei, vi è una crescita dei mercati emergenti (dalla Russia all’Estremo Oriente) dove probabilmente si ripeterà quanto è già accaduto da noi.

La fine delle atrocità associate alla produzione delle pellicce è lontana ma non impossibile.

13 gennaio 2013