L’A.G.A. l’Associazione goliardica alessandrina, fondata da un gruppo di volenterosi studenti negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, portava ad Alessandria una ventata di cultura, quasi un toccasana in mezzo a tante case sventrate, cortili vuoti. Eppure sono anni in cui la voglia di riscossa si leggeva nel volto di ciascuno, in ogni angolo della città.

Il sorgere di nuovi plessi industriali, artigianali, la contemporanea ristrutturazione delle case, l’apertura di nuovi negozi davano impulso ad una nuova esistenza, tanto auspicata dopo anni di terrore vissuti fra lo scoppio delle bombe.

Il fulcro di ogni iniziativa era in vicolo dell’Erba, precisamente al bar Baleta, un locale smarrito dal tempo, anzi, oggi non avrebbe più significato per i giovani: questi hanno altri passatempi! Certo, in quegli anni, era luogo di incontro, indiscusso punto di ritrovo di artisti, studenti i quali, nonostante avessero la sede in via Verdi, si trovavano in quest’angolo di città dove la fantasia era di casa, dove avvenivano eventi di un’entità talmente enorme, tale da non essere creduta, nemmeno dal più sprovveduto degli individui più sprovveduti.

L’A.G.A., proprio fra queste mura, organizzava i migliori trattenimenti danzanti, in particolare è ricordata la festa del 21 gennaio, chiamata così chissà perché?!?! Probabilmente per dar vita a quelle giornate relativamente tranquille, movimentate con la premiazione della Miss, ritenuta la più bella, fra le fanciulle della serata.

E dopo il 21 gennaio? Il Carnevale. Un’altra grande circostanza per rivivere indimenticabili momenti, animati da Gigino Capra con il suo Music – Hall, pronto ad invitare per l’occasione, con un po’ di vanto, i nomi più eclatanti dello spettacolo di cui era amico davvero, senza badar troppo a sforare nei confini temporali, come ai rigori della Quaresima.

I giovani goliardi alessandrini avevano una fantasia inaudita, tanto da organizzare importanti mostre d’arte figurativa.

Erano in esposizione opere di pittura, di scultura uscite dalle mani di studenti, allievi dell’Accademia Albertina di Torino, oppure quella milanese di Brera, quella di Genova, tanto per citare le Scuole più importanti.

L’inaugurazione di questi momenti culturali avvenivano con la presenza delle autorità, in vicolo dell’Erba, sotto la benedizione del Vescovo Monsignor Giuseppe Gagnor, con il taglio del nastro da parte del sindaco Nicola Basile, dietro lo sguardo attento della Dottoressa Marisa Vescovo, critica d’arte, nonchè del Maestro Argentiere Enrico Goretta.

Per tre giorni quest’angolo di città, si animava dagli alessandrini, un evento tale da smuovere il loro carattere schivo. E non è poco! Gli espositori stessi predisponevano un piano turni per vigilare sulle opere esposte, nel corso dei cinque anni in cui si è tenuta la mostra, con centinaia di lavori in vetrina in quest’angolo di città

L’AGA, ad un certo momento, smetteva l’attività culturale, non aveva più ragione di esistere per cui l’entusiasmo s’assopiva, davvero un calo qualitativo per la città in quanto la manifestazione dimostrava interesse. Gli alessandrini rispondevano positivamente, un successo per noi tutti, durato un solo lustro.

Qualcuno, qualche anno dopo, perseverante nel ricordo, proponeva un ritorno a quei momenti.

In quella stradina, si, erano tornati gli artisti, però, dell’entusiasmo di allora nulla era perdurato. In quel punto di riferimento erano scesi i mercanti d’arte imponendo la loro partecipazione, con l’accaparramento dei dipinti, per cui non era possibile più la libera disponibilità dei lavori da esporre, un tempo gestiti dai diretti interessati.

Franco Montaldo

 17 dicembre 2012