Spettabile redazione,

riconoscendo i dovuti meriti a Rita Levi Montalcini, credo sia giusto darne una visione a 360 gradi, cosa che non è stata fatta da tutti i mass media che nelle ultime ore ne hanno ricordato la vita.

Non mi dimentico di certi “particolari” della sua carriera scientifica per niente secondari. Intendo riportarli senza rilasciare alcun giudizio sulla scienziata. Credo che su un personaggio di tale portata, ognuno si sia fatto la propria opinione, ma credo che sia giusto prendere in considerazione più elementi possibili per formulare un’opinione e forse qualcuno dei lettori non conosce questi “particolari”.

Tutto ciò che scrivo è tristemente documentato, purtroppo.

Rita Levi Montalcini ha dato il suo sostegno alla vivisezione: un sostegno non solo teorico ma anche materiale, avendo praticato per diversi anni questi sacrifici rituali, nonostante abbia a un certo punto cambiato parere sull’argomento. (Opportunismo o sincera conversione?)

Sul Corriere della Sera del 21 Luglio 1989, appare un articolo con alcune sue considerazioni che riporto schematicamente.

– Sono una zoofila e amo follemente gli animali da quando sono nata.

– Da studentessa mi dissero di sperimentare su un cucciolo di cane, il quale mi scodinzolò tutto contento e io allora mi rifiutai. Questo segnò la fine della mia carriera; non avrei mai potuto eseguire esperimenti su cani, gatti o altri mammiferi.

– Nessuna norma regolava allora la sperimentazione sugli animali. Finalmente il prossimo Autunno queste norme entreranno in vigore.

– Il termine “vivisezione” va abolito. E’ molto più adeguato, e privo di così alta tonalità emotiva, quello di “sperimentazione animale”

– Nella maggioranza dei casi, agli animali vengono dati anestetici.

– Quasi tutte le malattie sono state debellate grazie alla sperimentazione animale (la vivisezione non esiste) e per quelle che ancora non lo sono, ci sono comunque dei rimedi.

Questo è quanto la scienziata ha detto a difesa della vivisezione in un’esauriente intervista.

Guardiamo invece al personaggio che emerge da questo articolo di sette colonne.

La scienziata che ha passato la vita a torturare animali esclusi “cani, gatti o altri mammiferi” spende buona parte del suo intervento a raccontarci di amare tanto gli animali.

La scienziata che nel 1989 ignora che esiste una legge che regola, sia pure in modo ignobile, la vivisezione sin dal 1931, ci informa che questa legge arriverà finalmente nell’Autunno successivo. Ma allora è vero che quella legge (perfezionata dal vivisettore Agostino Gemelli nel 1941), è ignorata dai vivisettori?

Nei laboratori, su quei poveri animali si fa di tutto in piena libertà: se è vero che quella è scienza utile e per molti indispensabile, perché non spalancare le porte e permettere a tutti di vedere? Magari portarci gli alunni in visita di istruzione… Invece quelle porte sono drasticamente chiuse: entrare in quei lager è quasi impossibile.

La scienziata sostiene che nella maggioranza dei casi gli animali vengono anestetizzati ma non è così: lo dicono le statistiche e la triste constatazione che nella maggioranza dei casi l’anestesia è incompatibile con l’esperimento.

La scienziata ci spiega che il termine “vivisezione” non deve essere usato. Il termine ha un sinistro connotato: bisogna dire “sperimentazione animale” e insiste su questo punto, esattamente come fanno, in modo maniacale, tutti i suoi colleghi vivisettori. Le scosse elettriche, le immersioni in acqua bollente, le privazioni, gli isolamenti totali, le irradiazioni, le somministrazioni di farmaci in dosi letali, le prove di tossicità che portano alla morte tra convulsioni e vomiti di sangue, l’induzione di malattie artificiali in forme devastanti, non rientrano nel settore vivisezione ma non sono meno atroci di questa. Sono tutte atrocità che rientrano nell’espressione “sperimentazione animale” con la quale i vivisettori vogliono coprire tutto, vivisezione compresa, affinché i non addetti ai lavori non vedano.

Nella prefazione del libro “L’uso degli animali nella ricerca scientifica. Il libro bianco dell’American Medical Association”  (1995), la scienziata afferma che “la sperimentazione animale rimane il sistema più valido e molte volte il solo a nostra disposizione per sviluppare terapie appropriate a lenire la sofferenza e a combattere malattie che colpiscono gli animali non meno dell’uomo”.

Passano gli anni e la scienziata si dichiara favorevole a inserire i diritti degli animali nella Costituzione Italiana: un’idea commovente e davvero rivoluzionaria a cui penso spesso anch’io che però ho ben chiaro che la Costituzione Italiana difende il principio di uguaglianza degli uomini. Cosa scriveremmo sulla Costituzione a proposito degli animali? “Tutti gli animali sono uguali ma certi animali sono più uguali di altri”. No, grazie. Non me la sento di scomodare Orwell.

Passano ancora gli anni e la scienziata ritorna a condannare la sperimentazione sugli animali ritenendola inutile se non dannosa. E’ nota la sua dichiarazione “Ero giovane, quando mi trovai di fronte ad un cane cui si doveva praticare una dissezione nervosa per un esperimento. Si alzò sulle zampe dietro e mi prese in bocca lo stetoscopio. Da quel giorno ho sempre utilizzato embrioni di pollo”.

In un convegno alla Camera dei Deputati (2003), dichiarò: “La sperimentazione animale ha dimostrato in numerosi casi di costituire un intralcio alla conquista delle conoscenze scientifiche… E’ necessario giungere all’uso di metodi di ricerca diversi.”

Il convegno era stato organizzato dal deputato Giulio Schimdt, per la presentazione della sua proposta di legge Misure contro la sperimentazione su animali d’affezione e al quale è giunto un ulteriore appello della scienziata: “Vada avanti onorevole Schmit, questa è una legge che io approvo e non dimentichi di lottare anche contro la vergogna dell’abbandono di cani e gatti che danneggia la nazione.”

In una puntata di Report su Rai 3 intitolata Uomini e topi, dedicata alla vivisezione, il 22 Ottobre 2004, alla domanda se la vivisezione serva, la scienziata rispose “Sì, Oddio, bisogna che sia controllata, purtroppo non possiamo farne a meno, però lo si deve fare con il massimo rispetto dell’animale stesso e senza farlo soffrire”.

Non possiamo farne a meno? Massimo rispetto dell’animale? Senza farlo soffrire? Fortunatamente in quella puntata erano presenti menti illuminate che hanno opportunamente contraddetto queste affermazioni. Per chi non l’avesse vista, la puntata è sul web ed è davvero interessante.

Un altro elemento non chiaro della carriera di Rita Levi Montalcini è il conflitto d’interessi con le case farmaceutiche: mi riferisco alla vicenda del Cronassial. Nel 1975 Francesco Della Valle, gestore della Fidia, piccola azienda farmaceutica di Abano (Padova), ottiene da Duilio Poggiolini, il corrotto e condannato dirigente del Ministero della Sanità, la registrazione di un farmaco spacciato come miracoloso, il Cronassial, ricavato dal cervello di bue. Della Valle, che ha bisogno di referenti scientifici per far pubblicità al suo Cronassial, versa 50 milioni di lire a Rita Levi Montalcini, che perora contributi per la Fondazione Levi. Da questo momento, i rapporti tra Levi Montalcini e Fidia si fanno sempre più stretti. Nel 1986 Levi Montalcini riceve, insieme a Stanley Cohen, il Nobel per la scoperta del fattore di accrescimento delle fibre nervose.

Nel suo discorso di ringraziamento dinanzi alla stampa mondiale, si rivolge riconoscente agli amici della Fidia che l’hanno aiutata nelle ricerche. Per Fidia è un trionfo e il Cronassial diventa il farmaco più venduto in Italia. Il marketing aggressivo di Della Valle induce i medici a prescriverlo come cura di tutti i mali.

Nel 1989 le autorità della Germania mettono in relazione il Cronassial con una malattia che paralizza gli arti e uccide un paziente su dieci: la sindrome di Guillain-Barré. Il Cronassial è bandito dal mercato in Germania, poi in Gran Bretagna, poi in Spagna e in altri mercati, mentre negli Stati Uniti non otterrà mai la registrazione. Inizia il tramonto di Della Valle, che i padroni della Fidia cacciano. Della Valle si mette in proprio e fonda una microazienda, la Lifegroup.

Levi Montalcini, che in tutto questo tempo non ha mai preso le distanze dai nefasti del Cronassial, dirotta la propria collaborazione alla Lifegroup. Le vendite del Cronassial crollarono del 95% finché persino l’Italia lo mette fuori legge. Stampa e comunità scientifica internazionale spararono a zero contro un farmaco premiato dal Nobel.

Rita Levi Montalcini è anche stata convinta sostenitrice dello Stato di Israele il cui comportamento nei confronti del popolo palestinese è se non altro discutibile, giusto per usare un eufemismo: mi ha stupito questo suo sostegno perché lei ha vissuto in prima persona le atrocità naziste e fasciste perciò mi sarei aspettata solidarietà al popolo palestinese che sta vivendo un dramma molto simile a quello subito dal “suo” popolo in un triste periodo storico.

Spero di non avere tolto alla scienziata i meriti che ha e che nessuno le toglierà mai.

Spero di avere aggiunto qualcosa che almeno faccia riflettere.

Come finiva quel celebre film?… Nessuno è perfetto.

Vi auguro un anno di buon lavoro e di lavoro buono, in nome della preziosa libertà di stampa, senza se e senza ma.

Cordiali saluti.

Paola Re – Tortona

Credo che la domanda di fondo che debba essere fatta (e a questo punto non riguarda solo Rita Levi Montalcini, ma la stragrande maggioranza degli scienziati) sia una soltanto: è davvero necessario effettuare esperimenti barbari sugli animali, allo scopo di ricercare farmaci in grado di salvare vite umane?

Non ci sono proprio altre soluzioni?

Per chi vuole, il giornale è disposto ad ospitare interventi in merito.

 Il Direttore

 31 dicembre 2012