Consta allo scrivente che in data 21 settembre 2012 la dipendente R.F., collocata all’URP, raccoglieva il reclamo/segnalazione del concittadino G.B., che illustrava l’abbandono e il degrado di alcune vie in zona Piscina e l’insorgenza di fenomeni come la prostituzione (prima assente), i furti, atti di vandalismo sulle auto, sporcizia, topi che “camminano tranquillamente sul marciapiedi”. Il concittadino descriveva anche l’insufficiente spazzamento strade, senza rimuovere o multare le auto durante i turni settimanali e l’insoddisfacente posizionamento di alcuni cassonetti di prossimità. Il concittadino aggiungeva altre lamentele sulla illuminazione pubblica e sulla sua sensazione che la città venga abbandonata a se stessa giorno dopo giorno.

La relazione della rilevatrice, inviata per le debite, conseguenti valutazioni e interventi a Sindaco, Polizia Municipale, Asl, Direzione LLPP pare non essere stata gradita dai livelli gerarchicamente superiori, che nell’immediato hanno pesantemente corretto la relazione, attenuando nettamente la sua forza critica (pur se il documento è a carattere interno), dopo di che hanno ritenuto, dopo tale atto di censura, procedere al trasferimento della dipendente R.F. che certamente non aveva intenzione di lasciare l’URP.

Il sottoscritto quindi ha deciso di inoltrare un’interpellanza al sindaco Rita Rossa al fine di conoscere:

A) Se le comunicazioni dei concittadini, ove sgradite, devono essere “politicamente corrette” e “ammorbidite” in pieno stile minculpop, ma così facendo allontanandole dalla oggettiva rilevazione della realtà;

B) Se è legittimo procedere a trasferimenti d’ufficio, letti come punitivi, e comunque contro la volontà dei dipendenti che li subiscono, al fine di “normalizzare” gli ambienti ed escludere le persone considerate scomode;

C) Se tali procedure epurative si ritengono naturali, al punto da essere perseguite in più di un caso.

Il caso della dipendente R.F. è paradigmatico di un metodo che ha colpito, in questi mesi, altri dipendenti forse rei di avere opinioni diverse rispetto all’Amministrazione comunale regnante. Non si capirebbero altrimenti trasferimenti improvvisi, poco o niente fondati su fatti o dove i fatti vengono piegati alla ragion di Stato, intesi come punitivi, fuori da professionalità maturate nel tempo e magari finanziate dall’Amministrazione medesima tramite corsi professionali.

Oltre a ciò vi è il fatto gravissimo della censura del testo. Un cittadino arriva ad uno sportello comunale, esprime le sue indicazioni sullo stato della città e a questo punto scatta la censura: se il concittadino “dice male dell’Amministrazione” deve essere ridotto, adeguato, “politicamente corretto”, ricondotto ad una versione del racconto più gradita al potere.

Non c’è che dire: un ulteriore esempio di trasparenza, legalità, etica. Tutte cose che a parole gridate con veemenza sono state sostenute dalla sindacarossa in più di un’occasione. Magari metterle in pratica sarebbe meglio, senza bisogno di atteggiamenti plateali.

Piercarlo Fabbio

 4 ottobre 2012