Ho aspettato un po’ prima di mettere per iscritto questa testimonianza personale, perché non mi sembrava vero che Paolo non ci fosse più. Le persone che abbiamo veramente nel cuore in effetti sono sempre vive, e se abbiamo il dono della fede, lo sappiamo ancor di più che sono diversamente e totalmente vive altrove, nella luce misericordiosa di Dio. Nato il 12 aprile del 1960, ci ha lasciati in modo rapido e silenzioso il 4 novembre scorso, proprio nel giorno di San Carlo Borromeo, cioè di quel santo vescovo milanese che mi ricorda la passione di Paolo per Milano, anche dal punto di vista ecclesiale. Per me è stato una persona speciale: un vero amico, un uomo di fede vissuta.

Curioso delle cose, amante della cultura e di buone letture, sempre aperto a conoscere persone nuove ma mai lontano dai vecchi amici, gentile e rispettoso. Il verbo che potrebbe riassumere la sua personalità è: partecipare! Egli, pur magari in seconda o terza fila, seguiva  gli eventi con grande commozione e interiore adesione; si interessava dei problemi: seguiva la vita cittadina, i fatti di cronaca, le celebrazioni religiose (ad esempio poteva inviarti un messaggio per una bellissima omelia dell’Arcivescovo di Milano Delpini, appena ascoltata in televisione), oppure – perché no – ti poteva raccontare una sua originale ricetta di cucina, od illustrarti i pregi di un’ottima bottiglia di vino (ad esempio un barbera della tenuta astigiana del cardinale Angelo Sodano; oppure un bonarda dei Fratelli Agnes di Rovescala, ricordando poi la straordinaria figura di mons. Agnes). Ultimamente collezionava i libri del “Corriere” sulla filosofia, che gustava con viva soddisfazione. Pur dotato di un certo realismo, si accendeva facilmente davanti a nuovi progetti e idee. Egli sosteneva sempre un amico nelle sue avventure o disavventure professionali, magari offrendo una sua particolare esperienza sull’argomento. Aveva in effetti il gusto dell’aneddoto – curioso e rivelativo delle infinite sfumature dell’animo umano – e per questo seguì sempre con grande stima le ricerche storiche di Lelio Sottotetti.

Sul piano caratteriale aveva una invidiabile resistenza, ottimismo e tenacia, che lo hanno anche aiutato durante gli ultimi anni per i suoi problemi di salute. Mi ha poi insegnato che essere testardi può essere una utile virtù; anche se talvolta aveva il difetto dei suoi pregi (vivendo forse i suoi lati migliori con eccessiva rigidità). Ho però il chiaro sospetto che Paolo non abbia sempre ottenuto quello che avrebbe meritato; e non mi riferisco tanto al suo lavoro, quanto piuttosto all’ambito ecclesiale e sociale: dove spesso è stato sottovalutato.  Recentemente mi parlò dell’idea di riprendere gli amati studi universitari (interrotti da giovane per motivi di lavoro), magari tramite una università telematica. Purtroppo la vita ha avuto altri programmi, riservandogli una laurea “honoris causa” nell’università del cielo. In accordo con i parenti si è deciso di continuare la raccolta dei suoi amati libri di filosofia del “Corriere”, per poi donarli a suo nome alla Biblioteca di Castelnuovo Scrivia. Grazie Paolo, per la tua grande amicizia e per la tua preziosa testimonianza!

Roberto Carlo Delconte