La Canale e Leonardo da Vinci
Cosa c’entra Leonardo da Vinci con Tortona? Cos’ha a che fare un personaggio così famoso con questa piccola città di provincia?
Perché un pool internazionale di studiosi del portale multilingue https://www.leonardodavinci-italy.it/ parla del fastoso “Banchetto di Tortona” che riguardava le nozze di Gian Galeazzo Sforza e Isabella d’Aragona, celebrate il 23 gennaio 1489? Nozze delle quali, a quanto pare, fu protagonista anche Leonardo da Vinci e in occasione delle quali venne consumato il famoso formaggio Tortonese Montebore, a forma di torta nunziale, tornato ad essere prodotto pochi anni fa, dopo secoli di oblio?
La possibile risposta si trova nella chiesa di Santa Maria dei Canali, dai Tortonesi chiamata semplicemente “La Canale”. Si tratta della più antica della città, fondata nel IX secolo, tra l’840 e l’847, anche se la prima prova scritta dell’esistenza di questa chiesa chiamata anticamente “Dei Canali” risale al 1151.
Questo piccolo gioiello architettonico si trova in via Giulia, parallela alla via Emilia, proprio in corrispondenza di piazza Gavino Lugano, da cui la separano i cento metri di via Giuseppe Verdi, percorribili a piedi in due minuti.
La chiesa di Santa Maria Canale è l’unica in città che abbia mantenuto l’antico aspetto romanico, sebbene modificato da numerosi restauri. I capitelli dei pilastri, il cui gruppo più antico risale al 1040, sono diversi tra loro e decorati da elementi vegetali stilizzati. L’interno, che conserva tracce di affreschi del XV secolo, però, è opera del pittore Rodolfo Gambini nel 1918. Tra i dipinti sono presenti opere del Fiammenghino (XVII sec.), del Brandimarte della Torre (XVI sec.), del Vermiglio (XVII sec.). Sulla sinistra dell’altare principale, si trova l’opera più importante e una delle più preziose di Tortona: La Sacra Famiglia. È un dipinto di scuola Leonardesca che alcuni studiosi attribuiscono addirittura a Leonardo da Vinci. La mano del Maestro si noterebbe in particolare, seppur non esclusivamente, sul volto della Madonna. Perché questo dipinto si trova qui?
Non trovando risposta, alcuni esperti hanno intrapreso studi e ricerche per capire quale nesso potesse esserci fra Tortona e Leonardo da Vinci, e se (e quando) il Maestro venne in città, nonché ricerche sulle fastose nozze di Gian Galeazzo Sforza con Isabella d’Aragona. Uno tra gli storici più autorevoli d’Italia ed esperto della vita di Leonardo, Riccardo Magnani, durante una conferenza tenuta a Tortona alcuni anni fa, presentò l’esito delle sue ricerche e alcuni suoi scritti, affermando con assoluta certezza che “Leonardo si occupò dell’aspetto scenografico e musicale della Festa del Paradiso, che per volere di Ludovico il Moro doveva celebrare le nozze tra Galeazzo Sforza e Isabella d’Aragona, tenutesi nel 1489, il cui banchetto nuziale si tenne a Tortona.”
Lo storico afferma che riguardo a quest’ultimo, tuttavia, non ci sono molti elementi che raccontino l’evento nelle sue fasi preparatorie. Sappiano però, ciò che avvenne durante quel fastoso banchetto perché viene descritto dallo storico locale il conte Giacomo Carnevale nel suo libro “Notizie per servire alla biografia degli uomini illustri Tortonesi” del 1838, disponibile ancora oggi su alcuni siti web, così come sappiamo che il banchetto si tenne nel castello del conte Bergonzio Botta di Tortona e superò in grandiosità ogni altro avvenimento dell’epoca.
Dove fosse ubicato questo castello non è stato chiarito, ma diversi esperti lo hanno individuato nel castello Botta Adorno a Castelletto di Branduzzo, nell’Oltrepò pavese, a 30 Km da Tortona. A questi pochi indizi si sono poi aggiunti racconti e leggende che hanno contribuito a valorizzare un avvenimento di grandissima importanza per l’epoca e che, in qualche modo, ha visto protagonista la città di Tortona. Sempre in via Giulia, poco distante dalla Canale all’interno dell’ex Oratorio del Crocifisso edificato nel 1500 e sconsacrato nel Dopoguerra.
STORIA DI UN’OPERA DA SCOPRIRE
Leonardo Da Vinci a Tortona
Tortona faceva parte della Lega Lombarda ed è sempre stata una storica alleata del Ducato di Milano del quale divenne parte integrante dal 1347 fino alla conquista degli spagnoli nel 1555. In quel periodo la città era importante avamposto di confine prima dei Visconti e poi degli Sforza e un ruolo strategico nella difesa del Ducato era rappresentato dal Castello di Tortona, che sorgeva sul colle Savo e dominava la pianura circostante. Il luogo è chiamato ancora oggi così malgrado esista solo un parco, una torre e delle rovine perché la fortezza fu distrutta da Napoleone Bonaparte nel 1801.
Il castello fu oggetto di diversi interventi da parte dei Signori di Milano: nella seconda metà del XIV secolo, pochi anni dopo l’annessione al Ducato, infatti, inizia un’opera di potenziamento delle difese della città di Tortona sia per quanto riguarda le mura, sia per il Castello. Non stupisce, quindi, se dopo oltre cent’anni, come traspare da alcuni scritti, Ludovico il Moro, Signore di Milano, avesse intenzione di potenziare ulteriormente la fortificazione tortonese.
Ai tempi, oltre che cartografo, Leonardo da Vinci era anche primo consulente di architettura e ingegneria militare del Ducato, per cui è facile immaginare abbia effettuato alcuni sopralluoghi a Tortona proprio in vista dei lavori di potenziamento dell’avamposto militare.
Non solo, ma poiché secondo lo storico Giacomo Carnevale (1789-1862) autore di numerosi studi e diversi libri a Tortona si producevano vari tipi di olio vegetale utili anche per la pittura, è evidente che le attenzioni di Leonardo verso questa città non riguardassero soltanto l’aspetto militare.
C’è però un altro episodio, forse ancora più importante, che lega Leonardo a Tortona: alla fine del 1400 in città esistevano diverse residenze nobiliari di cui purtroppo non è rimasta traccia, ma una di queste era la dimora del Conte Bergonzio Botta, uno dei responsabili delle entrate ordinarie del Ducato di Milano e uomo fidato di Ludovico il Moro.
Si tratta dello stesso Bergonzio Botta che viene citato nelle nozze tra Gian Galeazzo Sforza e Isabella D’Aragona, con i due sposi che soggiornarono a Tortona per il fastoso ballo con banchetto nuziale che fece epoca. Un episodio importante descritto da Tristano Calco nella sua “Nuptiae Mediolanensium Ducim” pubblicato a Milano nel 1644 e ripreso dallo stesso Conte Giacomo Carnevale nell’opera “Notizie per servire alla biografia degli uomini illustri Tortonesi” del 1888.
Ci sono tracce documentali del passaggio di Leonardo a Tortona dove fu regista di questi festeggiamenti tortonesi delle nozze di Gian Galeazzo Sforza con Isabella D’Aragona, 20 anni lui 18 lei, promessi sposi dalla nascita per volere dei genitori, il duca Galeazzo Maria di Milano e il re di Napoli Ferdinando I D’Aragona, con lo scopo di consolidare l’amicizia tra i due Stati.
Le nozze furono celebrate per procura a Napoli il 21 dicembre 1488, ma il banchetto nuziale si svolse il 5 febbraio 1489 proprio nel palazzo (o castello) di Tortona (anche se alcuni indicano il luogo di Castelletto di Branduzzo). Nell’edificio del Conte Bergonzio Botta i due giovani sposi si incontrano per la prima volta, lei proveniente da Napoli e lui da Milano e qui festeggiano le nozze.
Il “Banchetto di Tortona” viene citato tra i più fastosi dell’epoca e sembrò superare ogni altro in sfarzo e ricchezza. Ogni portata fu servita con l’accompagnamento di attori, figuranti e ballerini che rappresentavano soggetti mitologici e allegorici. Leonardo curò ogni dettaglio e non poteva non essere presente all’avvenimento.
Il menu del “Banchetto di Tortona” è contenuto nell’Ordine de le Imbandisone (o imbandigione), documento in versi la cui unica copia rimasta è conservata presso la Biblioteca Internazionale della Gastronomia a Lugano ed è attribuito a Baldassarre Taccone, poeta della corte sforzesca, apprezzato dallo stesso Leonardo che nel 1496 avrebbe messo in scena, nella casa di Giovanni Francesco Sanseverino, la Danae, dello stesso Taccone.
Secondo alcune fonti storiche, infine, in occasione del banchetto di Tortona venne predisposta l’accoglienza del corteo nuziale con la realizzazione di un grande automa di cavallo, probabile opera dello stesso Leonardo, che ricorda il suo monumento sforzesco.
Ecco un’altra ragione per la quale Leonardo dovette recarsi a Tortona, città che, alla luce di quanto evidenziato, visitò probabilmente numerose volte.
La chiesa di Santa Maria Canale
La “Tavola di Tortona” oggetto di questo libro è un dipinto che si trova all’interno della chiesa di Santa Maria dei Canali, (dai Tortonesi chiamata semplicemente “La Canale”) ed è protetta da un sofisticato sistema di allarme, ma non si esclude che dopo la pubblicazione del volume e del convegno che seguirà, viste le attenzioni, il quadro possa essere trasferito all’interno del Museo Diocesano in via Seminario.
La Canale è la chiesa più antica di Tortona: fu fondata nel IX secolo, tra l’840 e l’847 ed è l’unica in città che abbia mantenuto l’antico aspetto romanico sebbene modificato da numerosi restauri. È stata anche Cattedrale della città a partire dal 1533 quando gli spagnoli diedero il via ai lavori di potenziamento del Castello dove in passato c’è sempre stata la Cattedrale. All’interno della chiesa sono presenti tracce di affreschi del XV secolo e opere del Fiammenghino (XVII sec.), del Brandimarte della Torre (XVI sec.), del Vermiglio (XVII sec.) nonché la “Tavola di Tortona” meglio conosciuta come “Natività” o “Sacra Famiglia” che si trova sulla sinistra dell’altare principale dove è sempre stata da tempo immemorabile.
È un dipinto senza firma riconosciuto “di scuola Leonardesca” le cui origini però non sono mai state chiarite.
Perché questo dipinto si trova qui? Ma soprattutto chi l’ha realizzato? Un allievo di Leonardo o il Maestro stesso?
Sono alcune domande alle quali questo libro cercherà di dare una risposta, o almeno di sviluppare quelle attenzioni necessarie che un’opera di questo calibro meriterebbe. Il tutto con lo scopo di arrivare a un’attribuzione basata su adeguate ed attente analisi e non sommariamente come in passato è stato tentato di fare, ma senza successo.
La “Natività” leonardiana di Tortona
Lo studio di quest’opera di rilevanti dimensioni (210×150 cm.) non è facile perché della Tortona medioevale rimane ben poco: tutto è stato progressivamente distrutto in seguito ai numerosi assedi, conquiste e riconquiste ad opera di spagnoli, francesi, austriaci ed altri eserciti, nonché da un incendio dell’archivio della Canale alla fine del 1500 che ha distrutto tutti i documenti dell’epoca relativi al patrimonio storico e artistico della chiesa.
La “Tavola di Tortona” riconosciuta da tutti come dipinto rinascimentale di forte influsso leonardiano, infatti, è sempre stata custodita all’interno di Santa Maria Canale e l’incendio dell’archivio parrocchiale con tutti i documenti in esso contenuti ha distrutto anche quelli relativi alla Confraternita del Santissimo Sacramento, il cui nome compare nell’opera stessa vicino all’angolo destro inferiore del dipinto che indica probabilmente il committente o uno dei primi proprietari del quadro.
La Tavola, nascosta in una piccola città come Tortona lontano dai grandi centri culturali frequentati da storici dell’arte ed esperti e anche in virtù dell’immenso patrimonio artistico che possiede il nostro Paese, viene dimenticata per secoli e soltanto nel 1938, dopo un piccolo restauro, esce dalla chiesa in cui è stata sempre custodita, per una mostra a Torino dal titolo “Gotico e Rinascimento”.
Il dipinto appare per la prima volta in tutta la sua bellezza e la nota storica dell’arte dell’epoca, Noemi Gabrielli, allora Soprintendente all’arte medievale e moderna del Piemonte e della Liguria – come spiega Don Maurizio Ceriani dopo aver esaminato gli archivi Diocesani – la propone come “Tavola eseguita nella bottega di Leonardo da un suo diretto seguace” valorizzando il rapporto diretto fra il Leonardo del Cenacolo e il territorio tortonese tramite la famiglia Bandello (lo scrittore Matteo e lo zio Vincenzo, Priore di Santa Maria delle Grazie).
Le successive vicende belliche della Seconda Guerra Mondiale non hanno certo favorito la valorizzazione del dipinto che cade nuovamente nel dimenticatoio fino al 1988 quando diventa oggetto di un altro restauro.
Nel frattempo, vengono rintracciate altre versioni di questo quadro (che illustreremo in seguito) ma queste ultime essendo di proprietà di istituti prestigiosi o musei sono oggetto di approfonditi studi, quelli che invece non vengono realizzati sull’opera di Tortona.
Nel 2013 la Natività tortonese stuzzica le attenzioni di Giacomo Maria Prati funzionario del Ministero Beni e Attività Culturali con master in economia e gestione dei beni culturali che dopo aver studiato a fondo l’opera decide di organizzare un convegno invitando il professor Edoardo Villata, docente di storia dell’arte all’università Cattolica di Milano. Quest’ultimo riporta il dipinto a un disegno archetipale di Leonardo che avrebbe fatto da modello.
La Natività della Canale torna a far parlare di sé nel 2016 in un articolo apparso sul giornale australiano “Journal of Art and Humanities” dove si avanza l’ipotesi che la Tavola di Tortona sia quella della Natività, oggi perduta, che Leonardo dipinse su commissione di Ludovico il Moro per l’imperatore Massimiliano d’Asburgo nel 1494 in occasione delle nozze di quest’ultimo con Bianca Maria Sforza nipote del Duca di Milano.
Si arriva al 2018 quando la Natività esce nuovamente dalla Canale per andare alla Pinacoteca cantonale “Giovanni Zus” a Rancate in Svizzera, in occasione della mostra “Il Rinascimento nelle terre ticinesi II” dove viene esposta insieme ad altri quadri simili o presunte “copie” e il risultato è sorprendente.
Le “copie” della Natività di Tortona
Il “Trattato della Pittura” di Leonardo da Vinci è una ricostruzione postuma di annotazioni, teorie, pensieri e appunti tratti dai suoi manoscritti su aspetti teorici e pratici della pittura che, dopo la morte del Maestro, furono affidati a Francesco Melzi. Si suppone che quest’ultimo sia l’autore della pubblicazione e, infatti, una prima versione manoscritta circolava già nel 1542, come testimonia un acquisto fatto da Benvenuto Cellini.
In questo “Trattato della Pittura” Leonardo scrive che i giovani pittori dovranno come prima cosa imparare la ‘copia di disegni da boni maestri’ dando così vita a quella che caratterizza la scuola leonardesca e cioè diverse opere che riproducono lo stesso soggetto tratte da quella che è considerata la fonte, ossia l’opera primaria dalla quale poi derivano tutte le successive.
Esistono diversi quadri simili alla “Tavola di Tortona” o affini ad essa ma nessuna – o per dimensioni o per ricchezza di particolari – è così completa come quella della Canale. Si trovano alla Pinacoteca comunale di Tortona, all’ospedale Cà Granda di Milano, nella chiesa di Santa Maria Assunta a Magenta, alla collezione Piccinelli di Bergamo, al museo Poldi Pezzoli di Milano, alla Pinacoteca di Brera e al Rijksmuseum di Amsterdam. Quest’ultimo dipinto attribuito al Bramantino, pittore della stessa epoca di Leonardo.
Alcuni di questi quadri sono stati esposti alla mostra “Il Rinascimento nelle terre ticinesi II” e anche agli occhi dei più inesperti è apparsa evidente l’alta qualità pittorica della Tavola di Tortona che potrebbe aver fatto da modello a tutte le altre.
Un’altra ipotesi che la Natività della Canale possa essere un’opera “Prima” dalla quale potrebbero derivare le altre “copie” arriva dal Prof. Edoardo Villata che in un suo articolo (Due nostre donne di varie grandezze di Leonardo a Milano, Arte Lombarda) cita altre due opere assai simili e di collezione privata: una attestata a Genova e una a Zurigo, pochi anni fa messa all’asta da Sotheby’s quale opera del “Maestro di Tortona”.
Questa tesi viene esposta anche nell’enciclopedia Treccani che nella parte dedicata a Leonardo da Vinci pittore scrive “Le imprese artistiche di questo secondo periodo lombardo sono costituite da «Due Nostre Donne di diversa grandezza in assai buon ponto condotte» che Leonardo, nella primavera del 1508, pensava di offrire a Luigi XII, una delle quali potrebbe forse aver costituito il prototipo di un tema di ‘Madonna col Bambino’ molto fortunato in Lombardia nel primo decennio del Cinquecento (l’esemplare più alto tra le molte derivazioni è la Natività in Santa Maria dei Canali a Tortona)”.
Un altro aspetto anomalo del dipinto tortonese riguarda il fatto che tutti gli esperti e critici d’arte che hanno avuto occasione di visionarlo non siano mai stati d’accordo a chi attribuirlo, dando così vita ad un numero impressionante di ipotetiche paternità dell’opera che di fatto la rendono ancor più preziosa e unica.
La Tavola di Tortona è stata ipotizzata come opera di Alessandro Berri, Bernardino Lanino, del Perugino, di Timoteo Della Vite, Bagnacavallo, Ambrogio De Pretis, Bramantino, Luini, Zenale, Marco d’Oggiono, Giovanni Agostino da Lodi e Cesare da Sesto. Tante attribuzioni equivalgono a nessuna attribuzione attendibile.
Le analisi chimiche sul dipinto
All’Università del Piemonte Orientale il professor Maurizio Aceto e il suo staff hanno elaborato una serie di analisi non invasive che possono in qualche modo ‘autenticare’ un dipinto o incrementare le informazioni che lo riguardano in base ai materiali pittorici, evidenziare mani differenti nella realizzazione dell’opera e comprendere meglio la committenza in base alla presenza di pigmenti preziosi piuttosto che ordinari.
Tra il 20 e il 22 febbraio 2022 con la presentazione dei risultati finali all’esposizione scientifica internazionale ESA – Expo – Science – Asia 2022 a Dubai, si è concluso un progetto di alternanza Scuola/Lavoro che ha visto impegnati gli studenti del triennio che frequentano l’indirizzo di Chimica dei materiali e Biotecnologie all’istituto “Marconi” di Tortona che con la collaborazione del prof. Aceto, dello Studio di restauri “Gabbantichità” e di altri soggetti pubblici e privati, hanno dato vita allo Studio diagnostico su opere policrome mediante tecniche non invasive e micro-invasive, per sviluppare quelle competenze trasversali che potrebbero essere utili, in futuro, per chi volesse impegnarsi nel settore della conservazione e valorizzazione dei beni culturali.
Per la prima volta, attraverso questo progetto, sono state effettuate indagini scientifiche sulla “Tavola di Tortona” che è stata sottoposta ad analisi con tecniche di primo livello non invasive, come spettrofotometria UV-visibile in riflettanza diffusa (FORS) e riflettografia, che sono di fondamentale importanza per una prima valutazione dei colori della tavolozza del misterioso autore tortonese.
I risultati, come riferisce il prof. Maurizio Aceto, sono stati interlocutori, cioè, non escludono né confermano nulla rispetto a quanto già si ipotizza su questa importante opera.
Per avere qualche certezza in più, secondo Aceto, sarebbe necessario sottoporre il dipinto all’esame del Carbonio 14 che – costi a parte (circa 10 mila euro) – implicherebbe una serie di concessioni e autorizzazioni col risultato che potrebbe non portare ad una risposta.
Anche nel caso in cui l’esame al carbonio 14 confermasse che l’opera è stata realizzata tra la fine del 1400 e gli inizi del 1500, infatti, questo non servirebbe a svelare il nome dell’autore e la tavola rimarrebbe sempre opera di un anonimo.
L’attribuzione può essere fatta soltanto da qualche esperto autorevole sulla base delle sue conoscenze e di tutta una serie di fattori evidenti che riconducano il dipinto alla mano di chi effettivamente l’ha realizzato.
La pubblicazione di questo libro con le ipotesi basate sugli studi effettuati da Giacomo Maria Prati vuole essere una base di partenza affinché critici d’arte, storici, collezionisti, appassionati ed esperti del mondo dell’arte possano avvicinarsi a quest’opera dimenticata per secoli in una chiesa di Tortona.
Un quadro che non è mai stato oggetto di studi approfonditi perché fuori dai circuiti artistici più celebri e rinomati, che non appartiene neppure a qualche facoltosa istituzione o museo di alto livello che possa finanziare le analisi necessarie per la sua possibile attribuzione.
Un’opera che, come si potrà leggere, grazie alle analisi di Giacomo Maria Prati può essere riconducibile per ben 13 volte alla mano di Leonardo da Vinci.




