“Ho detto che non voglio e non voglio!”…. E fu così che, con arguta precisione cronologica (15 giugno 1767) e geografica (questa inventata, ma che importa?), l’efferata decapitazione di un imprecisato quantitativo di lumache costituì il casus belli di una rivolta, foriera di ben più gravi eventi e di analoghi sistemi di esecuzioni di massa.   Rifiutandosi di trangugiare il disgustoso manicaretto frutto della perversa fantasia culinaria della sorella Battista, il giovane Cosimo Piovasco, primogenito ed erede dei baroni di Rondò esplicita, agli scandalizzati parenti ed al lettore, il proprio incrollabile rifiuto a sottostare a regole assurde, frutto di una ritualità anacronistica, di relazioni familiari e sociali dettate dalle convenzioni piuttosto che dagli affetti.  Il futuro barone si arrampica su un leccio del parco e mai più poserà piede a terra.  Rivendicando cocciutamente il diritto all’autodeterminazione e spostando la prospettiva di osservazione e di giudizio dalla banalità diretta a quella “più alta” degli alberi, Cosimo è, a cent’anni dalla nascita del suo creatore, Italo Calvino, l’antesignano del “giovane ribelle”, l’eroe, che antepone la coerenza e la credibilità ideologica ai privilegi, l’ecologista ante litteram che non si priva di nessuna esperienza e che, come il suo quasi coetaneo Émile, rinverdisce il mito illuminista del buon selvaggio, che tutto apprende dalla Natura pur rispettandola.

  Nell’ambito del progetto “Libriamoci”, e per celebrare il ricordo del grande scrittore, il Sindaco di Tortona, Federico Chiodi ha condiviso e proposto agli studenti delle scuole tortonesi la lettura dell’incipit de Il Barone rampante, uno dei tre romanzi, probabilmente il più riuscito, della trilogia  I nostri Antenati.  Scelta non casuale, da parte del Primo Cittadino ed insegnante, perché queste pagine evocano, con linguaggio da fiaba ed in modo coinvolgente, il punto di non ritorno storico e ideologico di un’epoca, il rito di accesso all’età adulta di un ragazzo che affronta la Vita senza perdere la capacità di sognare: la poetica di Calvino e la scoperta della lettura come forma d’intrattenimento e base per lo sviluppo di riflessioni senza tempo.


  Attraverso il sottile uso dell’ironia, (tagliente quanto i bisturi da cucina di Battista) e di un lessico semplice e perfetto, Calvino crea simboli indimenticabili, racconta favole e tragedie che “sono” la storia umana.   La lettura è un divertente passatempo e al contempo una frequentazione che garantisce, al lettore che lo voglia, l’accesso privilegiato alla comprensione più profonda del mondo reale, benché, come è ovvio, ci sia un prezzo da pagare.  La prosa di Calvino, essendo accessibile a tutti, può essere, come il Sindaco Chiodi ha sottolineato più volte, approfondita da altrettanti che vogliano varcare una porta già aperta. L’apparente incredibile leggerezza della narrazione mette in questione sistemi sociali e morali radicati nei secoli; la caratterizzazione dei personaggi parte da stereotipi, a volte comici, ed approda al profondo della natura umana; i temi più angoscianti, trattati come fossero fiabe, e poi la congiunzione tra il passato narrativo dei romanzi, il presente dell’autore e la contemporaneità del lettore, la limpidezza della scrittura e l’assenza di retorica,  Insomma, ce n’è abbastanza per mettersi a leggere Calvino, o per riprenderne la lettura dopo tanti anni: conosciamo e capiamo tutti la sofferenza che si cela dietro ogni battuta, il coraggio che presuppone ogni scelta, la crescita  che deriva da ogni promessa e la lealtà a sé stessi e ai propri ideali che il protagonista Cosimo porta avanti fino alla fine: la sua è una “non morte”, è una dipartita leggiadra e disperata.  Come il Piccolo Principe, come il Pin del Sentiero dei nidi di ragno l’adolescente ha bisogno di capire che la ribellione necessita di un nuovo sistema di valori, pronto a soppiantare quello di coloro che lo hanno preceduto. Un adolescente ha bisogno di capire che leggere è la chiave di accesso alla comprensione e all’origine di ogni volontà che presupponga la realizzazione dei suoi ideali.  È la letteratura che, facendo osservare all’uomo il cielo stellato sopra di sé, permette di costruire la legge morale dentro di sé: è la letteratura che fa dell’adolescente un Uomo.

 Lucrezia TETI – 4^AR Amministrazione Finanza e Marketing

Luca CANEGALLO – 2^AE Informatica e Telecomunicazioni