La troupe ed il cast del cortometraggio Perché quando uno è re può ridere di tutto” per tre giorni hanno effettuato le riprese, appena terminate, in un appartamento in zona Pista ad Alessandria, diretti dalla filmmaker Maria Allegretti, il cui progettoè stato selezionato il suo progetto per la seconda edizione di Piemonte Factory, il Film LabContest regionale destinato a filmmaker under 30 che prevede la realizzazione di complessivamente otto cortometraggi che saranno girati sul territorio regionale, uno per ciascuna provincia, e che verranno presentati in una speciale sezione del 41° Torino Film Festival 2023 (in corso di definizione, ma con programma di proiezioni e incontri da venerdì 24 novembre a sabato 2 dicembre).

Sul set, accanto alle protagoniste Isadora Mazon de Mello e Giadadea Asia Canobbio, anche tre giovani alessandrini provenienti dal corso di recitazione di Massimo Bagliani, che si sono mossi in modo egregio ovvero Angelo De Damiani, Federico Pastorello e Matteo Salvatore Cubisino; a completare la squadra le altre componenti la troupe, Giulia Vidali, Elisa Bernardini e Almendra Yabar Andia, quest’ultima di Piemonte Movie.


Ci sarà anche uno scorcio in esterni di Alessandria, in quest’opera cinematografica interamente girato in questa città, che concorrerà all’assegnazione del Premio Piemonte Factory Miglior Cortometraggio del valore di 2.500 €, assegnato da una specifica Giuria specializzata, in lizza con i cortometraggi “Otto” di Anita Contini (girato in  Asti), “Un giorno” di Francesco Bortolan (Biella), “Sull’Alpe bianca non ci sono pini” di Lorenzo Bussone (Cuneo), “Xin” di Lorenzo Radin e Samuele Zucchet (Novara), “In u la vetta” (Torino) di Loris Di Giovanni, “Koinà” di Fabrizio Cassandro (Vercelli), “Litania” di Francesco Pellegrino (Verbano-Cusio-Ossola).

Vi saranno anche una menzione speciale, attribuita dalla Redazione di eHabitat.it al miglior lavoro dedicato ai temi dell’Ambiente e della Sostenibilità; inoltre è previsto nei mesi a seguire un tour nelle residenze cinematografiche del Piemonte che hanno ospitato le troupe per assegnare il Premio del pubblico di 500 €, deciso dal voto degli studenti delle scuole superiori del territorio.

Comunque i film brevi verranno proposti in distribuzione a tutti gli esercenti piemontesi e il vincitore verrà inserito d’ufficio nel programma della manifestazione Movie Tellers – La carovana del Cinema.-che li porterà nelle otto province del Piemonte.

Piemonte Factory è un progetto a cura di Associazione Piemonte Movie, attuato con il sostegno della Regione Piemonte, promosso da Film Commission Torino Piemonte, Museo Nazionale del Cinema – Torino Film Festival, AGIS, ANEC; in collaborazione con Città di Torino, Città di Alessandria, Città di Asti, Città di Biella, Città di Cuneo, Comune di Novara, Città di Verbania, Città di Vercelli.

In tutto il percorso di produzione le troupe sono state supportate da tutor professionisti, esponenti di rilievo del mondo cinematografico piemontese e nazionale, sotto la direzione artistica del regista Daniele Gaglianone, tutti esperti che hanno affiancato e formato i giovani registi selezionati e le future maestranze della cinematografia locale: per sceneggiatura e regia oltre allo stesso Gaglianone anche Elena Beatrice e Daniele Lince; per la fotografia: Alessandro Dominici; per il suono Giovanni Corona; per il montaggio Fabio Bobbio; per la produzione Edoardo Fracchia.

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INTERVISTA ALLA FILMMAKER MARIA ALLEGRETTI

Il progetto realizzato nel territorio della Città di Alessandria è della filmmaker Maria Allegretti, che vive in quel di Bologna dove frequenta la facoltà di Filosofia all’Alma Mater Studiorum, è animata da una profonda passione per l’arte cinematografica che l’ha portata a frequentare la prestigiosa Scuola Holden di Torino, in modo particolare il percorso di regia e sceneggiatura, ed in parallelo ad affrontare un percorso di attività sia in ambito cinematografico, sia in quello della video arte.

D. – Maria, quella di Piemonte Factory è una nuova impresa per te: che cosa intendi raccontare con il tuo progetto cinematografico?

R. – Nel film racconto una storia di amicizia e supporto reciproco, nel contesto di una crisi che coinvolge una delle protagoniste. Mi fa piacere,a mano a mano che lavoro al progetto e ne parlo con le persone, notare come in un modo o nell’altro i sentimenti di cui parlo risuonino, si riferiscano a esperienze emotive comuni, per quanto i contesti e le generazioni siano varie. Il film vorrebbe essere una carezza, un elogio alla vulnerabilità, e un tentativo di riscrivere la storia delle persone che, come Elisa, si sono trovate a un bivio fatale e non hanno potuto fare la stessa scelta.

D. – Alessandria è un luogo nuovo per te, quindi hai già provato ad immaginarla nell’ambientazione che stai cercando, in attesa di fare dei sopralluoghi?

R. – Sì! La storia si svolge in un appartamento, e nell’ultima scena c’è la possibilità per una delle protagoniste, finalmente, di aprirsi al mondo esterno. Per quel momento così importante farò in modo di trovare una location che rispecchi la bellezza di un mondo ritrovato dall’interiorità, prima chiusa in se stessa, della protagonista.

D. – Che cosa ne pensi della forma narrativa ed espressiva del cinema e soprattutto quali credi possano essere i vantaggi per le location in cui viene girato?

R. – Ogni produzione artistica lascia un segno nel luogo in cui si svolge, innanzitutto perché la stessa organizzazione richiede tanto supporto da parte dei professionisti del luogo, e dalla stessa comunità: è sempre bello notare che la città è contenta del movimento culturale, ed è felice di esserne coinvolta. È importante per il progetto, ma è importante anche per il luogo, per il fermento e lo stimolo che crea, e per le occasioni di lavoro ed economiche che si generano a partire da esso.

D. – Il mercato delle produzioni audiovisive viene dato in crescita dall’Anica, l’associazione di settore, ma secondo te che cosa occorre fare per incrementare l’avvio delle giovani generazioni di sceneggiatori, registi, direttori della fotografia, scenografi,insomma i mestieri del cinema?

R. – Sicuramente cambiare la narrativa su una serie di mestieri dell’arte e della narrazione che spesso vengono inopportunamente relegati alla sfera delle “passioni”. Senza togliere che si tratti di ruoli che non possono prescindere dall’amore per essi, non dobbiamo tralasciare che si tratta di vere e proprie professionalità, e come tali richiedono un percorso di formazione e crescita, ma anche un rinnovato rispetto dal punto di vista professionale, e la creazione di nuove opportunità non solo puramente narrative ma anche professionali, di carriera.