Il mercato del CBD legale è diventato un vero business in tutta Europa, Italia compresa. Il numero di clienti che utilizzano prodotti a base di CBD è cresciuto costantemente e la scienza continua a confermare i benefici dei derivati da CBD.

Dal punto di vista legale, la cronistoria dell’avventura del CBD sul mercato è molto lunga ed ha attraversato fasi alterne, in proposito puoi saperne di più cliccando qui.

Per fortuna negli ultimi anni le aperture al mercato del CBD hanno trovato soltanto conferme e ad oggi farmaci, cosmetici, bevande, oli, prodotti alimentari e quant’altro venga prodotto a base di CBD risultano essere perfettamente legali.



La situazione legale del CBD in Europa

Quella che alcuni chiamano “Cannabis Light” è la vera protagonista di questo mercato in continua crescita: si tratta infatti di una pianta che presenta dei tassi di THC al di sotto dello 0.6%.

Questa pianta ha generato molti fraintendimenti visto che è stata confusa a più riprese con altre varietà della stessa famiglia molto più ricche di THC, che è la molecola che dà effetti psicotropi.

Il CBD che viene estratto dalle piante di Cannabis Light è quasi del tutto privo di THC e non presenta alcun effetto psicotropo, ma solo benefici. Per questa ragione, Europa e tutto il mondo hanno dovuto creare una legislazione particolare in merito.

Si consideri che, allo stato attuale, il mercato del CBD in Europa supera i 500 milioni di euro. Le produzioni, la commercializzazione e l’uso industriale di tutti i prodotti derivati dalla canapa sono perfettamente legali nell’Antico Continente.

Vi è soltanto un punto fermo: il tasso di THC. Infatti per queste piante da cui viene estratto il CBD, è stabilito da legge europea che non possa essere contenuto una percentuale di THC superiore allo 0.2%.

Cosa accade nei singoli Stati

Vi sono stati in passato alcuni problemi legislativi dovuti al fatto che le leggi promulgate in tal senso dall’Europa confliggevano con quelle dei singoli Stati.

Fenomeno questo non raro in tutti gli ambiti poiché l’Unione Europeaè sempre avvolta in una aura molto particolare che a volte crea situazioni legislative disomogenee.

Lentamente tutti gli Stati hanno adeguato le loro leggi in merito all’uso di CBD sui principi indicati dalla UE. La Germania sta portando avanti un discorso molto ampio sulla canapa, anche per quella non light, ad uso prettamente medico per pazienti afflitti da patologie dolorose. Il CBD in Germania è perfettamente legale e molto popolare.

In Svizzera, seppure non faccia parte della UE, il CBD è perfettamente legale anche con tassi di THC più altri rispetto a ciò che ha sancito la Comunità Europea: qui infatti si tollera la presenza di THC fino all1%.

Danimarca e Svezia si sono adeguate perfettamente alle indicazioni europee e in entrambi i Paesi è possibile acquistare prodotti a base di canapa che abbiano un THC inferiore allo 0.2%.

Discorso a parte per la Francia che è anche il maggior produttore europeo di canapa di tutto il continente e uno dei più importanti del mondo intero. Nel Paese Transalpino viene considerata perfettamente legale la produzione ed il commercio di canapa tessile, ovvero finalizzata alla produzione di fibre. Anche i semi di canapa possono essere liberamente trattati sul mercato.

Per quanto riguarda il CBD in Francia ci sono state delle resistenze prima di adeguarsi alla normativa europea e accettare i prodotti da esso derivati, purché con tasso di THC inferiore allo 0.2%. Curiosamente entro i confini del maggior produttore di canapa d’Europa, sopravvive una certa riluttanza verso questa materia che impedisce, per legge, ai prodotti a base di CBD di essere promossi come benefici per la salute.

Il CBD in Italia

Ad oggi il CBD in Italia è perfettamente legale. Vi è stato, come di consueto, una lunga polemica in proposito che ha portato più disinformazione che informazioni ai cittadini, ma tutto si è risolto per il meglio.

La legge 242, che è entrata in vigore il 14 gennaio 2017, ha finalmente fatto chiarezza e decretato che in Italia è possibile produrre e commercializzare prodotti a base di CBD che abbiamo un contenuto di THC al di sotto dello 0.6%.

La tolleranza italiana è dunque leggermente superiore a quella suggerita dall’Unione Europea anche se, è bene ricordarlo, si sta parlando di tassi assolutamente residuali soprattutto se si considera che alcune varietà di cannabis offrono tassi di THC che superano il 30%.

La Legge 242 ha dato il via ad un fiorente mercato nel nostro Paese che ha interessato anche svariati e-commerce online, come JUSTBOB, diventato in breve uno dei punti di riferimenti italiani per chi si avvicina ai prodotti a base di CBD.