Il libro di Fabrizio Silei fa crescere e appassionare le nuove generazioni

Il Bambino di Vetro di Fabrizio Silei è una lettura che ha accompagnato me e la mia classe della Scuola secondaria di Primo Grado di Cembra  durante questo durissimo anno scolastico, fatto di distanze, mascherine, igienizzante e didattica da remoto.

Leggere questo libro ai miei studenti e vedere come si emozionavano, si arrabbiavano, si disgustavano e inorridivano e ancora si imbarazzavano o provavano gioia assieme a Pino, il protagonista delle molteplici avventure narrate nel volume edito da Einaudi, mi ha dato un’emozione incredibile.


La lettura di questo libro di narrativa per ragazzi è stato un dono per tutti loro, ed è per questo motivo che desidero condividere la recensione, che una mia studentessa di soli undici anni, spontaneamente, ha elaborato.

Francesca Patton

Che cosa vuol dire soffrire di una malattia rara? Come ci si sente a sognare di andare a scuola come tutti gli altri, ad avere una vita “normale”?

È possibile che una vita così fragile diventi la più resistente alle avversità della vita?

Sono queste alcune delle domande che nascono quando si legge “Il bambino di Vetro” di Fabrizio Silei (Einaudi Ragazzi). Fabrizio Silei è un grande scrittore per bambini e ragazzi e in questo capolavoro letterario parla di un bambino apparentemente normale di nome Pino.

Pino deve affrontare una malattia che lo costringe a stare a casa, con tanti giochi, sì, ma da solo, con la mamma sempre preoccupata per lui. Nel racconto Silei diventa il protagonista e il libro si trasforma nel diario del ragazzo, pieno di segreti e sogni.

Particolarmente significatico è il capitolo “Il segreto della rosa” dove l’autore ci insegna a non giudicare la vita delle persone, perchè niente è certo e tutto è possibile. Infatti quando Pino guarda fuori dalla finestra e immagina di giocare con gli altri bambini viene spontaneo comprendere che tutti noi, grandi e piccoli, sani o no, abbiamo gli stessi desideri: essere uguali agli altri ed avere amici con cui giocare. Questo libro mi ha fatto riflettere perché anche se malati, tutti noi possiamo sperare di vivere una vita “normale”, senza dimenticarci però di quelle piccole  attenzioni che ci permettono di restare in vita; come deve fare anche Pino, che non può correre troppo ma può lo stesso divertirsi a giocare con i suoi amici.

Nonostante tutto, però, bisogna ammettere che forse chi deve combattere una malattia rara tutti i giorni ha una voglia di vivere maggiore di quella delle persone “normali”.

Nel libro, Pino deve affrontare sfide e pericoli che per lui sono il doppio del normale ma nonostante tutto lui ce la fa, combatte e vince il “drago rosso” che lo perseguitava perché alla fine ride gioca e si diverte con i suoi amici della banda dalla Piazza Vecchia.

Insomma, questo libro non è come gli altri, è un libro che racconta la verità e che ci aiuta a crescere. È un libro che può essere di ispirazione a molti che vivono momenti di difficoltà per trovare la motivazione a non mollare mai.

Giulia Fontana