Nato a Milano nel 1957, Silvio Capeccia manifesta presto la passione per la musica e le tastiere. All’età di quindici anni fonda con il coetaneo Enrico Ruggeri la college band Champagne Molotov, distintasi sulle scene per il suo repertorio rock innovativo. La band cambia poi il nome in Decibel e raggiunge il successo negli anni ’80 partecipando al 30° Festival di Sanremo con “Contessa”, brano contenuto nell’album “Vivo da re”. Successivamente Enrico Ruggeri intraprende la carriera solista e non di meno, tuttavia, i Decibel realizzano due album ossia il decadente “Novecento” e lo strumentale “Desaparecida”, prodotto da Shel Shapiro per l’etichetta californiana Mp3.com (prima storica piattaforma di musica indipendente in formato MP3).  

Completati gli studi di pianoforte e composizione e laureatosi in Marketing all’Università Bocconi, Silvio inizia un affascinante viaggio nel mondo dell’ambient music. Le sue produzioni con il chitarrista dei Decibel, Fulvio Muzio, sono utilizzate in esposizioni d’arte contemporanea, in installazioni multimediali e in progetti di psicoacustica e, ancora adesso, il percorso musicale di Silvio Capeccia continua in parallelo sui due versanti dell’ambient e del rock.


Nel 2017 la reunion dei Decibel viene celebrata con il cofanetto “Noblesse Oblige”, al quale segue un lungo tour teatrale. Nel 2018 i Decibel tornano al Festival di Sanremo con il brano Lettera dal Duca che vede la partecipazione di Midge Ure, leader della cult band inglese Ultravox e contemporaneamente esce l’album “L’Anticristo”. Chiude il 2019 il cofanetto “Punksnotdead – Decibel live” con le registrazioni audio e video di due concerti tenutisi a Milano, a coronamento di un triennio ricco di passione ed emozioni. Noi di Oggi Cronaca è dunque con piacere che abbiamo intervistato, per la nostra rubrica Oggi Musica, Silvio Capeccia _ che ringraziamo per la sua disponibilità.  

Silvio, come si descriverebbe come persona e come artista? Considerato che a quindici anni già suonavo con Enrico Ruggeri – nei Licei milanesi – in una rock band denominata gli Champagne Molotov e a seguire sono arrivati il Festival di Sanremo, i dischi, i tours, la musicoterapia e l’ambient music in varie gallerie d’arte come altro descrivermi, in poche parole, se non quale un uomo ed un artista con un’infinita passione per la musica e un’altrettanto infinita curiosità per le sue diverse modalità di fruizione?!

Quando e come viene alla luce il suo nuovo album “SILVIO CAPECCIA PLAYS DECIBEL –  Piano Solo”? Questo mio album è nato durante i mesi del lockdown. Ho postato sui social una serie di videoclip registrati nel mio studio, ove eseguivo versioni al pianoforte di brani del repertorio dei Decibel, di cui faccio parte …e, dato che il riscontro è stato molto positivo, ciò ha spinto Enrico e me a realizzare un progetto vero e proprio quale appunto tale disco.

Qual è il messaggio e quali sono le aspettative che ha riposto su “SILVIO CAPECCIA PLAYS DECIBEL –  Piano Solo”? “SILVIO CAPECCIA PLAYS DECIBEL –  Piano Solo” è un lavoro che dimostra che da brani nati in ambito rock, addirittura punk, può nascere una diversa ed originale versione e visione musicale… Questo tuttavia, in verità, è possibile grazie al fatto che i brani dei Decibel sono tutti armonicamente e melodicamente non banali.

Ha voglia di raccontarci contenutisticamente ed affettivamente del suo nuovo album “SILVIO CAPECCIA PLAYS DECIBEL –  Piano Solo” attraverso ciascuna traccia in esso contenuta? Ognuno dei tredici brani (più la quattordicesima ghost track) ha un suo vissuto…“Vivo da re” è il primo brano originale che ho scritto con Enrico nel 1974 dopo aver suonato, agli esordi, le cover di David Bowie, Lou Reed, The Velvet Underground. “Peggio per te” e “Noblesse Oblige” invece rivelano il mio amore per il ragtime mentre “Tanti auguri”, “My Acid Queen” e “L’Anticristo” sono canzoni molto dure che – pure al pianoforte – trovano una loro ruvida, spigolosa, personalità. Infine “La Belle Epoque”, sempre al pianoforte, evidenzia ancor di più il suo mood francese.

Quale la motivazione razionale e quale quella di cuore per cui reinterpretare al pianoforte le più belle canzoni dei Decibel? Ha piacere di dirci Enrico Ruggeri e Fulvio Muzio cosa ne pensano di questo suo album? Enrico Ruggeri è il coproduttore dell’album; con Fulvio Muzio, mio collega sia dei Decibel che nei lavori di psicoacustica, c’è stato un proficuo scambio di idee. E poi, “SILVIO CAPECCIA PLAYS DECIBEL Piano solo” divulga il repertorio della nostra band…

A suo avviso quando una band può essere definita a ragione punk rock? Domando ciò perché, per esempio, mi vengono in mente le parole di taluni che sostengono come ultimamente a Sanremo Rock di rock ci sia più ben poco… lei è d’accordo? Il rock nel panorama musicale mondiale ha sofferto parecchio l’espansione di Internet e l’occupazione dei media, per la maggiore, da parte dei generi più pop ma sono del parere che si tratti solo di un fenomeno ciclico. Al di là delle etichette, ciò che non merita passerà. Ciò che merita, invece, resta o comunque ritornerà presto.

Dal suo punto di vista qual è il potere della musica, ossia qual è il suo maggior pregio e valore? La musica ha tante proprietà: emoziona, esalta, rattrista, evoca, incuriosisce. È l’arte per eccellenza, (benché) arte che non si vede e non si può toccare.

Quando ritiene che un Artista possa essere definito tale, con la A maiuscola, ossia cos’è imprescindibile per essere meritevoli di questo appellativo ed invece cosa può essergli “perdonato”? Quel che mi sento di dire è che, a mio avviso, è importante non giudicare il prodotto dell’arte il base al comportamento in vita dell’artista altrimenti dovremmo relegare nel dimenticatoio Oscar Wilde, Lou Reed, Caravaggio e… mi fermo qui. Un Artista è tale per quanto realizza e/o ha realizzato.

Al di là delle impressioni soggettive che tutti quanti proviamo, lei pensa che esista una sola vera interpretazione oggettiva possibile del significato dell’elaborato artistico? Ed in caso affermativo, come è fattibile giungervi (a codesto unico significato oggettivo possibile)? Dopo quanto nell’arte è stato prodotto, soprattutto nella prima metà del Novecento, ritengo che sia impossibile interpretare oggettivamente un prodotto artistico. La contestualizzazione nel periodo storico è fondamentale per capire quale background abbia portato, ad esempio il pittore Piet Mondrian , ad elaborare opere su linee geometriche e colori puri. Credo che l’arte non si evolva, piuttosto semplicemente si muova nel tempo senza un significato oggettivo o una direzione precisa.

È dell’idea che nell’arte in generale sia già stato detto e fatto tutto, o no? Guai a pensare che sia già stato detto e fatto tutto. Per quel che concerne la musica, per rimanere nell’ambito a me più vicino, noi creativi siamo il risultato dei nostri predecessori e probabilmente influenzeremo a nostra volta coloro che ci seguiranno.

Cosa consiglierebbe ai giovani che oggi desiderano dedicarsi alle proprie passioni per professione? Ritiene cioè che basti volere ed impegnarsi per raggiungere una meta e per riuscire a pervenirvi oppure invece, secondo lei, la quotidianità esige dei compromessi tanto che talvolta si è costretti a rinunciare ai propri sogni poiché in controtendenza con i tempi, con la società e con quanto non fa vendere? Quando io e i miei compagni di avventura abbiamo intrapreso questa strada (della musica), non pensavamo al successo. Se questo arriva, in termini economici e di notorietà, semplicemente è tanto meglio – se (il successo) lo si cerca ad ogni costo, è molto probabile che non arriverà mai. Come dice David Byrne, frontman dei leggendari Talking Heads, <<(…) la musica ha in se stessa la sua ricompensa>>.

Cosa ne pensa della democrazia dell’arte: è giusto/è un bene che tutti si possano alzare una mattina e dire di aver creato un’opera d’arte? Quello che desidero chiedere è se, secondo lei, esistono dei criteri inaggirabili  per cui un elaborato può essere detto opera d’arte. Purtroppo oggi è possibile svegliarsi una mattina, postare una stupidaggine sonora che incontra il favore di una miriade di persone e pensare che questa notorietà planetaria sancisca la presenza di un’opera d’arte. Non bisogna però confondere la notorietà con le proprietà artistiche tant’è che, come detto prima, sono convinto che quanto non vale è destinato a sparire presto.

Quali i suoi progetti a breve e a più lungo termine? Attualmente desidero continuare il discorso intrapreso con il pianoforte, ché non è ancora giunto al termine.

Giulia Quaranta Provenzano