Il saggio della filosofa Esther Basile fa rivivere il pensiero e le emozioni della nota giornalista fiorentina per tornare a interrogarci sull’Io e sul mondo di oggi

L’America è un paese devastato da una crisi prima di tutto culturale e poi politica. Si legge così in questi giorni nei vari quotidiani nazionali; dalle agenzie di stampa di tutto il mondo il messaggio che arriva è quello di un’America divisa.

Siamo lontani, lontanissimi da quell’11 settembre del 2001, e da ciò che la nota giornalista fiorentina Oriana Fallaci scriveva, eppure sono passati solo una ventina d’anni. Scriveva Oriana: “l’America è un paese che ha grosse cose da insegnarci…[…] quando ho visto bianchi e neri piangere abbracciati, dico abbracciati, quando ho visto democratici e repubblicani cantare abbracciati: “God save America”, Dio salvi l’Ameria”, quando gli ho visto cancellare tutte le divergenze, sono rimasta di stucco”.


Parlava così Oriana Fallaci ed è la filosofa Esther Basile a raccontarcelo nel suo saggio “Oriana Fallaci indomabile”, edito da HomoScrivens (Napoli, 2018). La filosofa Basile si sofferma sulle sue parole: “In inglese la parola Patria non c’è. Per dire Patria bisogna accoppiare due parole. Father Land, Terra dei Padri…”.

Analizza le reazioni che in Italia e all’estero quel pamphlet ha provocato, da Umberto Eco a Dacia Maraini, da Bernard Henry Lévi a Alain Finkielkraut, l’opinione pubblica si divide tra chi la sostiene in pieno e chi le si oppone. Oriana era così, sollecitava emozioni nei suoi lettori, come il giornalista Giuliano Zincone aveva saputo cogliere.

In “Oriana Fallaci indomabile” la giornalista dell’Europeo la si vede da vicino, ci si sente attratti dal suo spirito guerriero, e lentamente è Oriana Fallaci stessa a prenderci a braccetto e a condurci nella sua vita. Una vita dove si respira libertà, coraggio, forza e passione. Questo effetto straordinario lo si deve all’autrice di questo volume, alla filosofa Esther Basile, che ha ripercorso con assoluto rigore e rispetto ogni tappa della vita di colei che solo pochi anni fa, di fronte all’attentato alle Torri Gemelle, ruppe il suo lungo silenzio con una lunga lettera indelebile sul terrorismo, su ciò che a suo parere era una “Crociata alla rovescia, una guerra di religione”. E oggi più che mai notiamo gli esiti di tutto ciò in un paese che pare aver perso la propria rotta.

In copertina troviamo una macchina da scrivere, ed è quanto mai significativo perché la filosofa Basile di Oriana ne analizza il pensiero, i suoi scritti, e la sua grande capacità di cogliere incrinature globali, come il rischio di una nuova guerra di religione, e così ecco che brilla in copertina un richiamo all’Olivetti Lettera 22 su cui Oriana batteva le sue parole, quelle del suo mondo, quelle del nostro mondo.

Nel saggio di Basile ci si sofferma prima di tutto sul tema dell’identità. La trattazione è attenta e va in profondità, si passa per pensatori quali Ricoeur, Nietzsche, Bauman, Heidegger e molti altri ancora per soffermarsi sul fatto che: “non sappiamo più con certezza chi siamo” e dunque “è difficile vivere insieme nelle differenze e nelle diversità”.

Da qui si parte per poi percorrere i successi e gli aspetti più drammatici dell’esistenza della Fallaci. Si comprende l’estrema bravura della giornalista dell’Europeo, capace di strappare interviste a personaggi di rilievo e di osare nelle domande per farsi raccontare qualsiasi verità, per vedere dove altri non hanno osato guardare.

La filosofa Basile ci fa conoscere l’ambiente di nascita di Oriana e lentamente capiamo perché lei stessa si definisca un soldato: “Lo sono fin da ragazza, quando nella mia famiglia di antifascisti diventai anch’io un partigiano. Un soldato”.

Tutto Oriana lo vive con infinita passione, non sa fare diversamente: “Non so combattere, non so difendermi senza passione”.

E con passione e profonda emozione ruppe il suo silenzio, quel terribile 11 settembre, per parlare al mondo intero della “sua America” quella dove si ritirò negli ultimi anni della sua vita.

In “Oriana Fallaci indomabile” è il lettore stesso, di nuovo, in perfetta linea con l’anima della scrittrice fiorentina, a scegliere se condividere o meno il suo pensiero. La filosofa Basile con profonda empatia ne riporta interviste, dichiarazioni e analizza le reazioni nate dalle sue parole per poi farci conoscere possibilità diverse, come quella della Filosofa Etty Hillesum, una donna ebrea che morì ad Auschwitz. Scrive Basile: “Sul treno che la portava ad Aushwitz il 7 settembre del 1943 Etty era salita con una grande gioia nel cuore; sapeva bene di andare a morire in una camera a gas ma il suo amore per la vita era totale e comprendeva anche fino in fondo l’esperienza del martirio”.

Al termine del suo saggio, Esther Basile, come ben nota in prefazione il poeta Elio Pecora, riporta altre citazioni, altri documenti, “e nemmeno si chiude se lascia ai lettori il sicuro bisogno di procedere sfidando le proprie perplessità, opponendosi alle inerzie e agli inganni, disponendosi con coraggio e ardore a una più vasta riflessione”.

Lei, Esther Basile, riporta l’attenzione al pensiero della Fallaci e oggi, di fronte a ciò che i media definiscono “guerra civile americana”, il “quasi golpe” americano, di fronte ai rischi che l’America sta correndo e con essa tutto il mondo, risuonano le parole di Oriana e la sua capacità di emozionare ci arriva con forte nostalgia.

Una donna vera, forte, complessa, la cui esistenza scopriamo nel saggio di Basile la portò a parlare di temi che hanno fatto la nostra storia, come l’aborto, come la guerra in Vietnam, come l’islam, come il terrorismo.

Oriana Fallaci indomabile.

Oriana Fallaci indimenticabile.

Oriana Fallaci invincibile.

Oriana Fallaci!

Francesca Patton