In questo nostro nuovo appuntamento settimanale del lunedì, come di consueto, partiamo dall’approfondimento dei mercati andando ad analizzare le performance ed i fattori che hanno influenzato tali risultati conseguiti. Chiuderemo poi con un focus sulle variabili macro-economiche da tenere in considerazione e monitorare.

La settimana e il mese si apre con un tono decisamente positivo su tutte le Borse ed in particolare i mercati azionari dell’area Euro in quanto, come già commentato la scorsa settimana (https://www.oggicronaca.it/2020/06/economia-outlook-dei-mercati-2020-focus-1-5-giugno-di-giulia-quaranta-provenzano/), abbiamo avuto ancora informazioni da parte della Banca Centrale Europea circa il rafforzamento del sostegno proprio ai mercati finanziari ed anche – lo vedremo tra poco – degli ottimi elementi sul mercato del lavoro americano.


Tradotto, giorni favorevoli per tutte le asset class sulle principali piazze finanziarie; l’area Euro a beneficiare delle misure annunciate dalla BCE e, sul finire della settimana, i dati del mercato del lavoro statunitense a dare nuova spinta ai mercati. Ed ecco quindi l’indice GLOBALE, azionari MSCI World +5,8%; l’indice USA, azionari S&P500 +4,9%; l’indice JAP, azionari NIKKEI 225 +4,5%; l’indice EURO, azionari MSCI EURO +9,5%; l’indice ITA, azionari FTSE MIB +10,9%; l’indice EMERGENTI, azionari MSCI EMERGING +7,8%. Inoltre l’indice ITALIA, obbligazionari GOVERNATIVI +0,5%; l’indice EURO, obbligazionari CORPORATE +1,2%; l’indice EURO, obbligazionari HIGH YIELD +2,7%. 

Per quanto riguarda le commodities abbiamo nuovamente un recupero del prezzo del petrolio grazie alle aspettative della ripresa economica della seconda parte dell’anno e del 2021, che spingono gli investitori a ritornare su classi di investimenti finanziari che erano state profondamente colpite dalla crisi Covid-19. Ed infatti, appunto, prosegue cioè la ripresa del prezzo del petrolio il cui perf. da inizio 2020 è al -35,2%, tuttavia segnando da ultimo un +11,4%  di perf. nell’ultima settimana.

Venendo or subito al dato del 05/06 sul mercato del lavoro che ha stupito con entusiasmo gli investitori è il numero di occupati non agricoli americani. Quello che è stato maggiormente sorprendente ed impressionante è che le attese erano in diminuzione di -8,0 milioni di occupati ed al contrario si è registrato un aumento di 2,5 milioni di nuove unità a maggio. Il tasso di disoccupazione è invece diminuito a 13,3%, un valore decisamente migliore dell’incremento a 19,7% atteso.

Ma per quale motivo il mercato del lavoro è importante? Perché guida quelli che sono i consumi, visto che più è bassa la disoccupazione e più occupati ci sono, e più c’è quindi reddito a disposizione per i consumi che – ricordiamo! – sono una delle portanti della crescita del prodotto interno lordo PIL.

Avevamo poco fa accennato al nuovo piano annunciato da Christine Lagarde, a sostegno dell’acquisto di debito per l’emergenza pandemica. Codesto piano di emergenza di acquisto bond prevede, a fronte dei 750 miliardi di euro lanciati a marzo, un’aggiunta di ulteriori 600 miliardi di euro. La potenza di fuoco del PEPP pertanto a raggiungere l’ammontare di 1350 miliardi di euro in totale. Altra cosa che è stata detta è che dalla scadenza iniziale, che era stata fissata a dicembre 2020, adesso il sopracitato piano si estenderà altresì almeno sino a giugno 2021. Ciò fa sì che avvenimento fondamentale sia stato pertanto, nella settimana trascorsa, il Meeting del 04/06 della BCE.

Che comunque, a prescindere da tutto, il PIL della zona Euro nel presente anno sarà a crescita negativa non è un mistero per nessuno. Nonostante la banca centrale abbia deciso di lasciare invariati i tassi di interesse al -0,50%, Christine Lagarde ha comunicato che le stime sulla crescita economica dell’Eurozona sono in contrazione. Sono stati dati dei dati di aspettativa di -8,7% per il PIL del 2020 (una decrescita più severa rispetto alle precedenti previsioni) che, però, si sposerà con una stima di ripresa nel 2021 a +5,2% e a +3,3% nel 2022. È stata pur fornita una previsione sulla stima di inflazione nel 2020, coerentemente con quello che è il rallentamento dei consumi, attesa a +0,3% (per dopo portarsi, nel 2021, a +0,8% e a +1,3% nel 2022).

Ponendo adesso brevemente l’attenzione sulla seconda lettura del 08/06 del Pil giapponese per il primo trimestre dell’anno, ha mostrato un lieve miglioramento in confronto alla prima lettura. Il dato è stato attestato a -2,2% a/a, contro il -3,4% a/a iniziale. Sebbene esso sia migliore di quanto precedentemente stimato, la rilevazione rappresenta non di meno il secondo trimestre consecutivo in contrazione, segnale di una recessione tecnica del Paese.  

Altro indicatore, del 10/06, è l’inflazione cinese, che è attesa ancora in rallentamento nel mese di maggio, in calo a 2,7% a/a dal precedente 3,3%. L’aumento dell’offerta di prodotti alimentari, in concomitanza con la ripresa delle attività produttive, dovrebbe aver ridotto le pressioni sul livello dei prezzi. 

Interessante l’indice previsionale di giugno della fiducia dei consumatori americani, del 12/06, calcolata dall’Università del Michigan. Essa dovrebbe stabilizzarsi a 75,0 punti, dopo il timido rialzo a 72,3 punti di maggio. A dispetto della riapertura dell’economia e il miglioramento della situazione sanitaria globale, i disordini interni alla Nazione, causati dalla morte di George Floyd, potrebbero limitare il recupero dell’indice e minare la ripresa economica.

Ed ugualmente assai interessante anche il Meeting FOMC del 10/06. Al momento è essenziale analizzare come l’economia risponderà al riavvio successivo al periodo di blocco a causa del Coronavirus e ai già numerosi aiuti economici implementati. Si è ivi, nella riunione Fed, affermato che il costo del denaro rimarrà a zero. Il presidente della Fed, Jerome Powell, ha esplicitato che non ci pensa neanche a rialzare i tassi.

In ultimo, parimenti a quanto è accaduto nella riunione della BCE, pur per ciò che concerne la Fed sono state tentate delle previsioni sul futuro dell’economia americana. Per il 2020 una contrazione del PIL del -6,5%, ma nel 2021 una ripresa del +5% e +3,5% nel 2022. Powell ha infine indicato che il tasso di disoccupazione tendenziale lo vede attestarsi al 9,3% alla fine dell’anno in corso, per calare a 6,5% nel 2021 e scendere a livelli più normali, intorno al 5,5%, nel 2022. Rimane ovunque il tema della grande incertezza, quantunque i risultati del mercato rendano l’avvenire un po’ meno incerto   

Giulia Quaranta Provenzano