“I sindacati della scuola, Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda hanno indetto uno sciopero del personale scolastico per la giornata dell’8 giugno. Venerdì 29 maggio si è svolto con il ministro Lucia Azzolina un tentativo di conciliazione per scongiurare lo sciopero e nessuna delle richieste presentate dai sindacati è stata accolta. In modo particolare nessuna disponibilità rispetto alla richiesta di un potenziamento degli organici del personale docente e Ata ovvero gli assistenti amministrativi, i collaboratori scolastici e gli assistenti tecnici, la cui necessità è resa evidente dai contenuti del documento con cui il Comitato Tecnico Scientifico indica le misure indispensabili per un riavvio in sicurezza delle attività in presenza”: così il segretario provinciale della Cgil Scuola Serena Morando (nella foto a fianco) alla quale abbiamo chiesto informazioni in merito ad un settore, quello appunto della scuola, che sta conoscendo momenti agitati a livello politico.

Molte le questioni sul tappeto: dalle modalità con le quali docenti e studenti inizieranno a settembre il nuovo anno scolastico al concorso straordinario per l’immissione in ruolo degli insegnanti, ai nuovi inserimenti ed agli aggiornamenti delle graduatorie dei docenti per il reclutamento dei precari sia per le nomine annuali che per quelle temporanee. Questioni che stanno mettendo in notevole fibrillazione le forze politiche che formano il governo con intese raggiunte che vengono smentite a distanza di poche ore. Creando o meglio aumentando la confusione e l’incertezza in un settore, quello scolastico, del quale dovrebbe essere riconosciuta l’importanza ed il valore, importanza e valore riconosciuta solo a parole dai vari governi nazionali, di qualunque colore essi siano.


Un tema molto delicato quello della ripresa delle lezioni a settembre per studenti, docenti ed anche personale non insegnante.

E’così. Il Comitato Tecnico Scientifico ha indicato le misure indispensabili fissando parametri di distanziamento che imporranno una articolazione del lavoro su gruppi ridotti di alunni. Il documento redatto dal Comitato Tecnico Scientifico, nel fornire un dettagliato quadro della situazione della quale si dovrà tenere conto nel programmare la riapertura delle scuole dal prossimo mese di settembre, alla luce di tutte le precauzioni che dovranno essere adottate per prevenire rischi di contagio, ha reso ancora più evidente l’insufficienza delle risorse messe a disposizione per fronteggiare l’emergenza.

Cito, per esempio, l’accresciuto fabbisogno di docenti e di collaboratori scolastici, la necessaria dotazione di materiali igienico-sanitari e di Dpi per alunni e personale. Se davvero si vuole tornare in sicurezza alle attività in presenza non bastano piccoli aggiustamenti, servono investimenti straordinari.

Eppure, in queste settimane, si è parlato moltissimo del concorso straordinario e riservato per titoli e prove. Magari lasciano un poco perplessi i tempi, il concorso si farebbe in autunno, ad anno scolastico iniziato: c’è il rischio di avere molte cattedre vuote e di dover procedere alla nomina di numerosi supplenti?

Io ritengo che la priorità assoluta per il prossimo anno scolastico sia stabilizzare un numero sufficiente di precari per poter cominciare l’anno con docenti in cattedra dal primo settembre.

Con oltre 200 mila cattedre vacanti a livello nazionale, oltre 1200 a livello provinciale, e l’esigenza di attivareulteriori supplenze per garantire ildistanziamento degli alunni nelle classi, la maggioranza pensa dirinviare le assunzioni al prossimo anno. Ci troviamo in unasituazione surrealeper cui un confronto con le parti sociali, partito dall’esigenza di semplificare il concorso straordinario per assumere i docenti entro settembre, approda invece ad un accordo che rinvia tutto e complica ulteriormente le procedure selettive.
Il governo sta gravemente mettendo a rischio il prossimo anno scolastico: con migliaia di cattedre scoperte e di posti vacanti le scuole non possono ripartire.  Ci domandiamo perché per la sanità e altri settori della pubblica amministrazione la maggioranza inserisce nel Decreto Rilancio procedure per assumere per titoli e prove orali mentre nella scuola ci si muove in direzione opposta, rinviando, allungando e complicando inutilmente le procedure che avrebbero dovuto stabilizzare i precari storici.

Il problema non è la retrodatazione giuridica per la loro immissione in ruolo e neppure una demagogica politica del merito: i docenti che hanno alle spalle anni ed anni di servizio si valutano in corso d’anno con una formazione adeguata ed una valutazione sul campo.

Si parla di insegnanti, mi ha accennato alla esigenza di aumentare bidelli ed impiegati, ma c’è un’altra figura che in questi anni è stata un poco trascurata: i vecchi segretari, ora direttori dei servizi generali ed amministrativi..

E’ così, sono tantissimi gli assistenti amministrativi che con passione e spirito di sacrificio hanno accettato di svolgere funzioni di Direttori dei servizi, chiamati ancora a coprire i posti vacanti senza prospettive di assunzione in questo profilo. La prova orale del concorso per inserire nuovi direttori dei servizi generali ed amministrativi è prevista per i prossimi mesi. La nostra speranza è che il concorso si possa concludere in tempi utili per la loro immissione in ruolo a partire dal primo di settembre.

Si rinnovano le graduatorie di istituto dei docenti a livello provinciale. Cosa cambia, rispetto al modo precedente di aggiornamento, soprattutto per chi vuole aggiornare la propria posizione o procedere ad un suo inserimento? E cosa cambia per le scuole nelle modalità di assunzione di un supplente?

E’ stato approvato mercoledi al Senato l’emendamento della Senatrice Granato che prevede sia l’aggiornamento della II^ e III^ fascia dei docenti con una procedura telematica che i nuovi inserimenti. La trasformazione delle graduatorie di istituto in graduatorie provinciali, distinte per posto e classe di concorso, era stata disposta da un decreto del governo del 2019. Analogamente era stata prevista la costituzione di una specifica graduatoria provinciale per i docenti in possesso del titolo di specializzazione sul sostegno. Da queste graduatorie si attingerà per l’attribuzione delle supplenze annuali al 30 giugno ed al 31 agosto, nomine che saranno gestite direttamente dagli Ambiti territoriali, i vecchi Provveditorati agli Studi. Inoltre i docenti inseriti nella graduatoria provinciale potranno scegliere venti scuole della stessa provincia per coprire le supplenze brevi e saltuarie.

Il provvedimento dovrebbe permettere di assegnare le supplenze con criteri oggettivi, rapidi e senza il continuo ricorso alle messe a disposizione e dovrebbe alleggerire il lavoro delle segreterie scolastiche già quotidianamente sotto pressione.

Negli ultimi anni titoloni dei giornali a settembre-ottobre sulla difficoltà di trovare in particolare insegnanti con specializzazione in sostegno: cambierà qualche cosa il prossimo autunno?

Assolutamente no. I docenti specializzati con il IV^ ciclo TFA sono un numero assolutamente inadeguato a coprire i posti. Così come i laureati in scienze della Formazione Primaria con il titolo. Sono anni che chiediamo di aumentare i posti banditi ma evidentemente per il Ministero e per le Università questa non è una priorità come lo è invece per la scuola. Ho detto che a livello della provincia di Alessandria mancheranno a settembre 1.200 insegnanti, quelli di sostegno saranno la metà, circa seicento.

Avvio anno scolastico con il pensiero rivolto ad evitare che ci sia una ripresa del coronavirus. Tante le ipotesi. Lezioni di 45 minuti, lezioni parte in presenza e parte con la didattica a distanza. Come segretario sindacale e come operatrice della scuola qual è secondo lei la soluzione migliore?

La questione è molto complessa e delicata e infatti penso che i lavori del Comitato Tecnico Scientifico avrebbero dovuto iniziare da tempo e le scuole oggi dovrebbero avere indicazioni più chiare. Aggiungo che mancano investimenti adeguati su edilizia e soprattutto sugli organici. Non ci sono formule magiche, servono spazi più ampi e più docenti per fare gruppi di allievi meno numerosi. 

Al telegiornale regionale alcuni giorni fa hanno trasmesso un servizio in merito alla dispersione di studenti in quanto con il sistema della lezione a distanza non sentono l’obbligo di collegarsi. Così come, soprattutto per le ragazze, c’è la richiesta da parte delle famiglie, di dedicarsi maggiormente alle faccende domestiche. Come si può ovviare a questo problema che può riportare indietro la società italiana?

La didattica a distanza in questo periodo è stata l’unica risposta possibile e su cui la scuola si è spesa moltissimo. Tuttavia ritengo che questa modalità didattica abbia palesato tutti i suoi limiti. La didattica a distanza non è strumento di emancipazione e di promozione ma di selezione ed ha accentuato le differenze preesistenti tra gli studenti sia di carattere economico-sociale che di apprendimento.

Nessuno può immaginare che a settembre non si possa tornare in qualche modo a scuola. Sarà, ci auguriamo, solo per qualche mese una scuola “speciale” ma non potrà essere soltanto uno schermo acceso. È questo il messaggio che abbiamo colto dalle migliaia di docenti che in questo mese, senza attendere le indicazioni del Ministero, hanno sperimentato forme nuove di relazione, di contatto, di dialogo, pur di ridurre la distanza. È cresciuto il desiderio di tornare a scuola. Impensabile agire diversamente.

Infatti, un ritorno a scuola, alle lezioni svolte normalmente che vogliono tutti: docenti, studenti, genitori.

Una scuola come quella che si è avuta negli ultimi mesi non la sopporterebbero per primi i piccoli e meno piccoli, provati da questa lunga privazione di libero movimento, privazione delle relazioni, degli affetti più larghi, delle amicizie. Non la sopporterebbero neppure i genitori, impegnati in una defatigante azione di cura e contenimento oltre ogni limite e prigionieri loro stessi del distanziamento sociale. È dunque necessario progettare il rientro a scuola, nelle scuole, da quelle dei piccoli alle superiori. E per i più piccoli, almeno per loro, sarebbe importante iniziare già nei mesi estivi. L’accompagnamento alla normalità, non può attendere oltre. Dobbiamo essere consapevoli che sono i figli delle famiglie più povere, con maggiore disagio sociale ed economico, a pagare il prezzo più alto. L’isolamento sociale mette in sofferenza tutta l’infanzia e accentua gravemente la diseguaglianza dei più deboli: per questo l’isolamento va interrotto, al più presto possibile.

Io credo che non dovremmo pensare solo alle scuole come luoghi; il cantiere da aprire è più largo e deve abbracciare il territorio e tutte le risorse del territorio, organizzate e solidali per ridare vita ai luoghi della vicinanza.

Si è sempre detto che la scuola non è assistenza alle famiglie. Invece, in questi mesi di chiusura, molte famiglie hanno fatto presente di non sapere come affrontare il problema dei figli a casa. Allora la scuola può avere anche una funzione assistenziale?

No. Ecco, non cadiamo in questo errore. Pur comprendo gli appelli delle famiglie, ed in particolar modo delle donne lavoratrici, che si sono susseguiti in questi giorni sulla necessità di riaprire prima possibile le scuole, non può passare in nessun modo l’equiparazione fra istituzione scolastica in luogo nel quale lasciare i figli mentre si va lavoro.

La scuola deve essere considerata come ambiente di apprendimento finalizzato ad assicurare a tutti gli alunni la piena formazione della loropersonalità, attraverso l’acquisizione di conoscenze, abilità e competenze. A partire dal riconoscere una volta per tutte il valore formativo della scuola dell’infanzia.

Centri come Novi, ma non solo, presentano adesso una offerta formativa quasi completa. Citando Novi manca solo l’indirizzo del liceo artistico. In molti casi, però, mancano le aule, gli spazi per i laboratori.

Intanto io proporrei una bella riflessione sulla pianificazione dell’offerta formativa della secondaria di secondo grado perché in questi anni abbiamo assistito ad una proliferazione degli indirizzi senza un minimo di pianificazione. Questo proprio perché, poi, ci troviamo a fare i conti con la mancanza di spazi adeguati e a breve anche con il calo demografico che tra qualche anno peserà su quel grado di scuola.

Corsi serali: quando furono istituiti furono visti come un fastidio dalle scuole statali od al limite solo come una risorsa per evitare questioni di perdita di posti in organico. Secondo lei adesso, anche fra la gente, la percezione è cambiata? Vengono considerati come una ricchezza?

Ritengo che la percezione stia cambiando molto lentamente considerando che l’Italia dovrebbe investire molto di più sull’istruzione degli adulti e su percorsi flessibili che diano possibilità di apprendimento lungo tutto l’arco della vita.

Formazione del personale, troppo spesso trascurata oppure, quando attuata, realizzata in modo per nulla soddisfacente: come affrontare il problema? Soprattutto tenendo presente, anche come si è visto in questi mesi, che la scuola è sempre più digitalizzata.

Si, la questione della formazione del personale della scuola, sia quello dei docenti che dei non docenti, è stata affrontata in questi anni in modo inadeguato e superficiale. Abbiamo bisogno di una formazione seria che si vada ad incardinare nel profilo professionale anche da un punto di vista contrattuale e penso qui soprattutto agli assistenti amministrativi, gli impiegati, ai quali sono richieste competenze sempre più alte e specialistiche. E riguardo al personale Ata nel suo complesso una nostra richiesta è stata quella di estendere loro la card di 500 euro, prevista per gli insegnanti, in modo che possa avere un incentivo anche economico per formarsi ed acquistare tecnologia.

Maurizio Priano