Da qualche settimana Tortona, grazie al “Perosi Festival” è stata tappezzata di cartelli sulle vetrine dei negozi con la scritta “Tortona è viva”

Uno slogan voluto da Don Paolo Padrini collaboratore del vescovo per dimostrare a tutti la vivacità di una città, ricca di manifestazioni e iniziative.


Uno slogan che molti hanno cercato di espandere e di fare loro allo scopo di richiamare gente, ma anche di trasmettere un messaggio ai tortonesi per invogliarli a mettersi in gioco, a partecipare, a vivere la città, nella speranza di dare un calcio alla crisi.

Ma Tortona è viva veramente?

Dal punto delle manifestazioni, grazie anche al Comune e alla Fondazione, certamente sì, per il resto abbiamo seri dubbi.

E non ci riferiamo all’aspetto economico, quello sarà veramente difficile da risollevare se non arrivano nuove attività, ma dal punto di vista della coesione, elemento indispensabile per rivitalizzare una città.

Da tempo si parla di “Fare sistema” di unire le forze verso un progetto unitario per sviluppare, non solo il turismo, ma tutto ciò che ruota attorno alla città di Tortona.

Noi crediamo che questo, oggi, come era in passato, non sia possibile.

La promozione di Tortona intesa come possibile polo turistico di secondo o terzo livello, cioé quel luogo che richiama persone dalla mattina a alla sera, incrementando – seppur di poco – l’economia, non può basarsi solo sulla buona volontà di pochi soggetti come il Comune, la Curia, la Fondazione, e pochi altri: è necessario un progetto più ampio che coinvolga tutti gli operatori cittadini, fra cui i pochi imprenditori rimasti.

Un progetto in grado di richiamare gente, ma soprattutto attenzioni: l’esempio può essere l a città di Alba coi tartufi, dove si è lavorato insieme per anni realizzando tutta una serie di iniziative.

Alba ha un decimo delle potenzialità turistiche  di Tortona e il suo circondario, ricco di storia, personaggi illustri, prodotti locali, musica, musei (solo a Tortona ce ne sono cinque di alto livello) luoghi e monumenti (Castello, Madonna della Guardia, valli limitrofe) e tanto altro.

Un patrimonio che con la prossima inaugurazione del museo potrebbe arricchirsi ancora di più e proporre iniziative e manifestazioni di alto livello a tutte le stagioni, anche al coperto, visto che disponiamo di un museo Orsi e un Dellepiane, praticamente inutilizzati. Però è perfettamente inutile predisporre una massiccia azione di promozione della città se le persone che dovessero arrivare a Tortona trovano negozi chiusi, prezzi esorbitanti, promozioni inesistenti,  e una divisione continua dove chi organizza non “pubblicizza” neppure le proprie manifestazioni attraverso gli organi di stampa. Una città dove prevale il campanilismo: parlo con tizio e non con caio perché mi è più simpatico, invito l’uno e non l’altro, e così via.

Ci sono a Tortona una serie di soggetti di alto livello, ci sono strutture già consolidate, potenzialità per dare massima diffusione alle iniziative e alle manifestazioni: due giornali cartacei locali, uno online, una radio, un sito internet sul turismo, spazi virtuali e reali, personaggi, esperti e tanto altro, ma probabilmente non si potrà mai fare nulla fino a quando regnerà il campanilismo più sfrenato, il menefreghismo e l’ottusità di essere convinti di poter fare da soli e meglio degli altri.

Per risollevare Tortona dalla crisi ci vorrebbe un’azione congiunta forte e coesa, quella che i tortonesi non sono stati in grado di mettere in atto neppure per difendere l’ospedale dalla chiusura, figuriamoci per un progetto “fumoso” che non interessa a nessuno, perché i tortonesi , purtroppo, hanno soltanto un obiettivo comune: quello di curare il proprio orticello.

Angelo Bottiroli