“La vita non è la festa che abbiamo immaginato, però già che stiamo qui, balliamo!”

Questo l’ultimo messaggio che ha lasciato Lorenzo D’Angelo, il giovane di 28 anni deceduto ieri mattina a Castellar Guidobono per un gravissimo incidente stradale.

Un messaggio postato venerdì, alle 15,40, poche ore prima della morte, sulla sua bacheca Facebook che, unito al penultimo, quello delle 7,53 del mattino (“Quando supererai la paura di lasciare il porto, ti renderai conto di quanto è bello il mare…”) col senno di poi, sembra quasi un presagio.

Conoscevo Lorenzo “Il moro” (così si faceva chiamare scherzosamente) da quando è nato. L’ho visto crescere per diversi anni, e l’ho anche tenuto in braccio quando era piccolo, fino a quando non ha cambiato casa.

Ieri mattina, quando ho fatto il solito “giro della cronaca” per vedere se era successo qualcosa, appresa la notizia della sua morte ho fatto davvero molta fatica a rimanere lucido. Scrivere del decesso di un giovane che ha la stessa età di tuo figlio è già difficile, ma quando a morire è una persona che conoscevi da vicino ed è il migliore amico di quella che tu consideri come tua figlia, è davvero molto pazzesco.

Però devi lavorare e scrivere perché la gente vuole questo e nella cronaca di Tortona non c’è nessuno che può sostituirti. Così allontani il pensiero, entri  in “tranche” e come un cardiochirurgo che opera a cuore aperto e non può farsi distrarre da nulla, e inizi a scrivere, straccando la spina dalla realtà.

Soltanto dopo, a luci spente, quando l’articolo è andato online, inizi a pensare realmente all’accaduto, alla morte di Lorenzo D’Angelo, il bambino che tenevo in braccio da piccolo, a suo Padre Salvatore, alla sorella minore Laura e alla mamma Nuccia che conosco da una vita.

Penso a quei due genitori e al profondo dolore che li ha colpiti e che io non sarei mai in grado di affrontare, perché non si può vivere senza un figlio.

Penso alle vite spezzate e a come sia facile morire. E penso che basta un secondo, un attimo fatale, per cambiare completamente la nostra vita e quella delle persone che ci amano.

Poi penso a Lorenzo e l’immagine che voglio ricordare di lui è quella che risale all’ultima volta che l’ho visto, qualche mese fa, alla festa di compleanno di mio cugino, dove lui con un’immensa dolcezza abbracciava sua madre, Nuccia, di fronte a tanta gente. E lo faceva con trasporto, senza vergogna e con grande, assoluto amore.

Quell’amore che niente, neppure la morte, potrà mai spezzare.

Angelo Bottiroli

Lorenzo d’Angelo vittorioso in uno dei suoi tanti incontri di boxe