Nell’ambito delle attività programmate di Alternanza Scuola-Lavoro, e di uno studio tematico sul marketing della seta e dei manufatti della moda in Italia, le classi 3^AR e 4^AR Amministrazione, Finanza e Marketing dell’I.I.S. Marconi di Tortona hanno visitato, venerdì 13 ottobre uno dei luoghi storici della produzione tessile del nord Italia, il Museo del Setificio Piemontese di Caraglio.

Situato nel cuore produttivo del cuneese, l’antico Filatoio Rosso, da cui prende il nome l’omonima Fondazione, fu costruito tra il 1676 e il 1678 per volontà del conte e imprenditore Giovanni Girolamo Galleani e fu uno dei primi e più importanti impianti di produzione della seta del Ducato di Savoia e d’ Europa. Dopo essere stato, insieme a quello di Venaria, il polo di un sistema di filande che copriva l’intera filiera produttiva: dalla coltivazione dei gelsi per l’allevamento dei bachi nelle campagne circostanti, fino alla lavorazione e alla realizzazione del prodotto filato, il Filatoio cadde nell’abbandono fino al 1999, anno in cui, dopo l’acquisizione da parte del Comune di Caraglio, quello che a ragione viene considerato uno dei più antichi e meglio conservati insediamenti di archeologia industriale d’Europa, fu avviato ad un lungo ed accurato procedimento di restauro per trasformarsi infine in   Museo e sito di importanti eventi culturali.   Gli studenti hanno potuto vedere il rinnovato allestimento delle collezioni che,  recentemente, si sono arricchite di interessanti riproduzioni lignee di macchinari perfettamente funzionanti e di altri attrezzi originali legati alla lavorazione della seta.


A chiusura della mattinata le classi hanno inoltre visitato una mostra collaterale, che il Filatoio ospiterà fino a domenica 5 novembre 2017, in cui, attraverso oltre 100 kimono originali, pezzi unici appartenenti ad una preziosa collezione privata, viene proposto un fantastico viaggio, sempre sul sottile filo della seta, nel mondo, nella cultura e nell’estetica del Sol Levante.

La scelta del Filatoio come location dell’evento non è stata casuale: nel 1868, quando il Giappone del periodo Meiji si apre finalmente al mondo occidentale i setaioli italiani sono già nel paese da diverso tempo per approvvigionarsi dei bachi giapponesi, gli unici in grado di resistere alla pebrina, il terribile morbo che impediva ai bachi europei di produrre il prezioso filo.   I setaioli italiani, detti semai, furono quindi i primi ad instaurare un importante rapporto di fiducia e conoscenza con il paese del Sol Levante e molti tra i semai piemontesi, uniti nella “Società Bacologica Torinese”, erano proprio originari di Caraglio.

   Nel percorso espositivo, diviso in quattro sezioni, ideato da Consolata Pralormo,   curato da Nancy Stetson Martin e da Fabiola Palmeri, i motivi decorativi ed i colori dei kimono rievocano la vita, le tradizioni, le cerimonie ed i paesaggi giapponesi attraverso raffinate rappresentazioni naturali che uniscono   fiori e foglie, insetti e animali, montagne ed onde impetuose. La seta si fa abito e l’abito diventa   linguaggio del decoro, parte integrante della cultura nipponica, una sorta di vasto “impero dei segni” che racchiude un pensiero poetico di origini antiche ed una particolare cultura visiva intessuta di significati profondi, tanto potente da sconvolgere e conquistare   il mondo artistico europeo di fine Ottocento, influenzando la pittura di Van Gogh, Monet, Degas e Klimt, e ancora oggi fonte inesauribile di affascinanti suggestioni estetiche per l’arte, la grafica, il design e la moda, per arrivare al cinema e all’arte del tatuaggio.

4^AR Amministrazione, Finanza e Marketing