La notizia è di ieri, e sui social si sono scatenati, ma noi volutamente non abbiamo pubblicato nulla perché l’argomento è così delicato che abbiamo voluto attendere la risposta della Prefettura.

Anche se non ci occupiamo di cronaca giudiziaria, infatti, certe, notizie non si possono ignorare per abbiamo deciso di pubblicarle riportando entrambe le versioni lasciando ai lettori ogni giudizio in merito.


La pubblica denuncia arriva dal Comitato No-tav terzo valico che invece di mandare un comunicato stampa ai giornalisti o convocare una conferenza stampa, pubblica un articolo-bomba sul suo sito. E lo diciamo subito che questo è un comportamento che non ci piace, perché se si è in possesso di documenti esplosivi e gravissimi come quelli che dicono di avere i No Tav, non si pubblicano sul sito solo per “farsi belli” o per quali altri motivi, ma si divulgano agli organi di informazione  ma  soprattutto lo si dichiara apertamente coinvolgendo forze dell’ordine e istituzioni, perché se si è convinti che tutto è marcio  fare battaglie non ha senso ma serve soltanto per avere visibilità.

Chi crede nella giustizia e porta avanti battaglie giuste e sacrosante, a nostro avviso deve avere il solo obiettivo di riportate la legalità e per questo deve essere disposto ad usare tutti i mezzi leciti e non si limita a pubblicare le cose solo su un sito internet, ma porta avanti una battaglia a 360 gradi. E questo lo scrive chi di battaglie ne ha portate avanti molte e continua a  farlo.

Quindi a nostro avviso i No-Tav avrebbero dovuto convocare un conferenza invitando tutti (sindaci, procura, prefettura e forze dell’ordine oltre i giornalisti)  e preannunciando il coinvolgimento di un alto funzionario della Prefettura di Alessandria nell’inchiesta che ha portato agli arresti dei vertici del Coviv e di tante altre persone nell’ambito dell’Alta velocità.

Diamo il merito a No-Tav di aver spulciato il lungo dossier e di aver trovato questa importante rivelazione ma averla divulgata solo sul loro sito apre forti dubbi e interrogativi.

Detto questo secondo il DOSSIER pubblicato dagli stessi NO-Tav sempre e solo sul loro sito,  notavterzovalico.info a pag 371 del dossier risulta che

“un alto funzionario della Prefettura di Alessandria che avrebbe confidato, più volte (almeno due accertate), al PAGANI notizie su indagini legate ai calabresi che quello avrebbe appreso in ambito di commissione prefettizia per il contrasto alle infiltrazioni criminali negli appalti. Il nome del funzionario sarà qui omissato per le necessità di cautela delle eventuali iniziative che la Procura di Roma vorrà prendere.”

“Peccato che i carabinieri – sottolineano i NO Tav sempre e solo sul loro sito – si siano dimenticati un “omissis”, lasciando in chiaro il nome del Vice Prefetto Raffaele Ricciardi, in carica ad Alessandria dal 2012. Abbiamo deciso di pubblicarlo considerato che l’ordinanza l’hanno ormai in molti ed é scaricabile da diversi siti internet. Pertanto la necessità di cautela rilevata dal GIP ha perso del tutto la sua efficacia.”

“Pagani, Vice Presidente del Cociv oggi agli arresti – concludono i No – Tav  sul loro sito – , chiede informazioni a Ricciardi sui “calabresi”, riferendosi agli ‘ndranghetisti soci del direttore dei lavori De Michelis, lui risponde che secondo il comandante dei Carabinieri “erano in corso accertamenti”. Pagani sa tutti i capi di imputazione che gli verranno contestati mesi dopo. Questo ridefinisce il concetto di “talpa”, che fino ad ora credevamo essere un macchinario per scavare buchi nei monti. Due domande: In cambio di cosa il Vice Prefetto forniva informazioni? E tu, caro Prefetto Tafuri, anche stavolta facciamo finta di niente? Pare di sì: il coinvolgimento di Ricciardi è messo nero su bianco in un’ordinanza che è pubblica da due settimane, non c’è motivo di credere che a palazzo Ghilini e a Roma non lo sappiano, eppure è ancora al suo posto, come appare sul sito della Prefettura di Alessandria. È mai possibile che in questo paese si debba sempre attendere lo scandalo, altrimenti si fa finta di niente?”

 

LA RISPOSTA DELLA PREFETTURA

Come si vede si tratta di accuse pesantissime che – lo ribadiamo – se vere sarebbero di una gravità estrema perché vedrebbero coinvolti i più alti vertici della prefettura in un’inchiesta giudiziaria molto importante.

Un’inchiesta che dovrebbe far tremare non solo la prefettura di Alessandria ma necessiterebbe di un drastico intervento da Roma.

In un comunicato diffuso ieri pomeriggio dalla prefettura di Alessandria, il prefetto Romilda Tafuri difende l’operato dei dirigenti alle sue dipendenze:

“In ordine alle notizie apparse su alcuni siti web, relative a presunte fughe di notizie da parte della Prefettura di Alessandria nei confronti dei vertici COCIV, concernenti informazioni sulle inchieste in corso – scrive il prefetto Romilda Tafuri –  si precisa che a differenza di quanto artatamente prospettato da una lettura faziosa di un’intercettazione contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Roma nell’ambito dell’inchiesta “Amalgama” relativa, tra l’altro, ai lavori di realizzazione del Terzo Valico, nessuna informazione di alcun genere, né tanto meno su indagini in corso, è mai stata riferita dal Viceprefetto Vicario a dirigenti del Consorzio COCIV. Conseguentemente, ritengo doveroso ribadire la massima fiducia nella figura e nell’operato del Dott. Ricciardi, nei cui confronti la Procura di Roma non ha contestato nulla né adottato alcuna iniziativa. Da quanto sopra rappresentato emerge in tutta evidenza che le illazioni presenti nell’articolo relative alla presenza di “talpe” in Prefettura sono destituite di ogni fondamento e gravemente lesive dell’immagine del dirigente e dell’Amministrazione dell’Interno.”

 

 

Una posizione netta e chiara in controtendenza a quanto scritto sui documenti (veri?) pubblicati sul sito dei No-Tav.

A questo punto, se nel prosieguo dell’inchiesta, risulterà che i No-Tav  dovessero avere ragione, il minimo che possiamo attenderci sono le dimissioni in blocco del Prefetto Tafuri e del suo vice.