Buste paga apparentemente a norma di 1.500 euro al mese, ma in realtà le somme percepite variavano da 300 in bassa stagione a 900 in alta stagione e a seconda delle persone.

Questa la situazione venuta alla luce che ha portato a scoprire 54 lavoratori irregolari.


Apparentemente tutto sembrava perfettamente regolare e un controllo superficiale  avrebbe consentito all’azienda di Tortona di farla franca, ma i finanzieri di Tortona hanno voluto vederci chiaro e sono andati a fondo effettuando indagini e controlli che hanno portato alla luce una gravissima situazione che coinvolge un’azienda agricola alla periferia di Tortona con  tre persone che adesso sono finite nei guai e sono state anche denunciate alla Procura della Repubblica di Alessandria per i reati di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro” nonché “impiego di lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno” perché alcuni dei lavoratori erano muniti del permesso di soggiorno, ma altri erano irregolari.

Il tenente colonnello Mario Pinzino

Il tenente colonnello Mario Pinzino

Dopo l’eclatante caso di Castelnuovo Scrivia e di altre aziende della bassa valle Scrivia adesso è toccata ad una ditta alla periferia di Tortona che ha visto una “visita” delle Fiamme Gialle tortonesi guidate dal Tenente Colonello Mario Pinzino.

È proprio in tale contesto che i Finanzieri hanno concluso un’importante e complessa verifica – e la contestuale indagine di polizia giudiziaria – nei confronti di un imprenditore agricolo attivo nella zona, operante prevalentemente nel settore della coltivazione degli ortaggi.

I controlli eseguiti, finalizzati al riscontro degli obblighi fiscali cui i datori di lavoro sono tenuti, hanno permesso appurare il ricorso ad una tecnica di evasione contributiva molto utilizzata. In sostanza, le somme di denaro indicate nelle buste paga erano di importo assai inferiore a quanto effettivamente corrisposto ai lavoratori dal responsabile aziendale.

A fronte di bonifici di circa 1.500 euro al mese per le prestazioni dei braccianti agricoli, venivano invece rilasciate buste paga con importi varianti dai 300 euro mensili in bassa stagione ai 900 euro in alta. La finalità principale di tale escamotage era, ovviamente, quella di consentire al datore di lavoro di non operare le ritenute previste dalla normativa e non versare i relativi contributi previdenziali agli Organi preposti.

A seguito di un lungo e paziente lavoro di ricostruzione contabile e di analisi di oltre 40 rapporti bancari, le Fiamme Gialle hanno rilevato, nei tre anni sottoposti a verifica, la corresponsione di maggiori somme per oltre 260.000 euro ad un totale di 54 lavoratori irregolarmente impiegati, prevalentemente di origine extracomunitaria.

I militari hanno, infine, individuato anche violazioni di natura penale. Tre persone, fra cui il titolare della ditta, come detto sono state denunciate alla Procura di Alessandria.

“Il lavoro irregolare – dice il comandante Mario Pinzino –  rappresenta, da sempre, una piaga nel settore agricolo del territorio alessandrino. Il fenomeno dello sfruttamento della manodopera, oltre a ledere la dignità ed il “futuro economico” dei singoli lavoratori, crea grave nocumento alle numerose aziende che, operando nel pieno rispetto delle normative vigenti, subiscono una concorrenza sleale che sottrae ad esse competitività e “fette” di mercato.”