La nuova mostra di Gaspare Sicula, in arte Feliscatus dal titolo “Ovumunnu” verrà inaugurata domenica 5 giugno alle 16 presso la 11DREAMS Art Gallery in Via Rinarolo, 11/c a Tortona.

Ad illustrare questa nuova rassegna è lo stesso artista con una presentazione che riportiamo di seguito.


Non so cosa dire di questi dipinti. Ho disegnato, su carta bianca, i tratti iniziali che dei dipinti sono stati l’avvio, base e momento ai quali poi si sono trovati a fare riferimento, il 30 di settembre del 2015, di pomeriggio, tenendo la penna, di colore giallo-bruno stille di grano esternamente – nella guaina a sezione esagonale di plastica – e nera d’inchiostro all’interno, stretta tra pollice e indice e poggiata, vicino alla punta, su anulare e medio.

Ho disegnato, con mano noncurante, volutamente lasciata a sé come inesperta, abbandonata al moto lento di un sismografo appena sollecitato senza alcun collegamento a nervi sensibili; flottante nel suo molle andare, separata dalla volontà che di dirigerla non aveva granché voglia; mano leggera, galleggiante, che non staccava la penna dal foglio nell’intento di far disegni non gravati e appesantiti da seriose punte, anzi morbidamente e infine scioltamente rivolti verso una giocosa e arrotondata scorrevolezza.

Dopo aver lasciato a metà strada, interrompendola di colpo, una delle varianti con nuove correzioni del testo che stavo articolando per una delle future mostre, forse la prima del 2016 – pensavo, ma ero in dubbio; dovevo convincermi e decidere se aveva le carte in regola per essere quella che avrebbe aperto l’anno espositivo –, probabilmente col titolo “Prova di ruota”, ho disegnato alcuni tremuli embrioni di schizzi nella parte bassa di un foglio, occupandone il bianco in vece di parole e cancellature alle quali era inizialmente e nella totalità destinato, interrompendo i preparativi che per ognuna delle mostre costituivano una sequenza di abituali e ripetuti comportamenti che mi stavano venendo più di un po’ a noia: presentazione, inviti, comunicato stampa, allestimento, permanenza in galleria.

E questa brusca interruzione, con flemmatica deviazione, era già, lo sentivo, l’arrivo, con presentazione a srotolamento come per pregiati tappeti o dipinti in pluriball, di cose involte che stavo aspettando, impazienti di essere attentamente vagliate e a largo raggio studiate, pronte e all’erta, disponibili e collaborative nella certezza di una lettura e iniziale decifrazione già in corso, con valutazioni mentalmente operative anche durante la fase d’avvicinamento.

Stavano, i disegni, 4 più 1, quattro animali e un uovo, tra i due terzi dello spazio utile di una pagina, fitta di nere parole su parole sormontate da un titolo sottolineato, e una postilla, segnata col numero uno, proprio in basso, vicino al bordo inferiore della stessa pagina.

Un piccione, un cavallo, un coccodrillo, una gallina, un uovo, le cinque forme che poche linee avevano individuato, fatto su e definito. Titolo provvisorio dei pastelli che avrei dovuto realizzare: Pelle del nuovo mondo. Mi chiedevo se effettivamente sarebbero stati pastelli. Ma questa, devo dire, era la prima tecnica che le linee a penna mi suggerivano e con la quale esse mi invitavano a proseguire per uno sviluppo che avrebbero gradito e approvato.

Oggi devo ancora farli i probabili pastelli, però li vedo come se li avessi qui davanti, già realizzati (alla stessa maniera li avevo davanti agli occhi qualche giorno fa), senza che ciò mi faccia venire meno la voglia di farli per davvero, il che è strano. In passato non sarebbe successo. Cosa sta accadendo? Beh, c’è la Spagna, più correttamente la penisola iberica, che tempo fa, con l’aggiunta di strade e fiumi, da Don Chisciotte passò a Frankenstein, e poi, senza i percorsi viari e fluviali, ma con il copricapo suo tipico, ad Arlecchino. E allora? E ora?

Penso che questi cinque invertebrati disegni (naturalmente, nel passaggio alla pittura e al colore li avrei dotati, tutti tranne uno, di ossatura e unghie) abbiano avuto il loro inizio, il movente ispiratore, nell’immagine rimastami di due piccioni morenti che avevo visto qualche settimana prima; uno sicuramente in via Calderai, via nella quale per un paio di anni, in una mansarda, ho avuto lo studio, e dove è nato il ciclo pittorico Don Chisciotte e Dulcinea, e poi Don Chisciotte è diventato Frankenstein; l’altro piccione, non so, non riesco a ricordare dove l’ho visto, probabilmente non molto distante da lì, altrimenti sarebbe legato a immagini diverse da quelle che il primo piccione per associazione mi ricordava e ricorda, cosa che non è.

 

La mostra rimarrà aperta fino al 19 giugno con il seguente orario: da mercoledì alla domenica 16 – 19