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La sede Asl di Tortona

Una anziana, costretta a letto dalla compromessa funzionalità cardiaca, una prestazione urgente prescritta dal medico di base, e il diniego di assistenza da parte della ASL per motivi burocratici.

Accade a Tortona la Vigilia di Natale, quando siamo tutti più buoni. Ma andiamo con ordine.

L’assistenza domiciliare è un servizio compreso nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) in grado di garantire una adeguata continuità di risposta sul territorio ai bisogni di salute, anche complessi,  delle persone non autosufficienti ed anziani. Il Servizio Sanitario Nazionale dovrebbe, pertanto, garantire a queste persone che vivono condizioni di fragilità, con patologie in atto o esiti delle stesse, quei percorsi assistenziali denominati “cure domiciliari” consistenti in un insieme organizzato di trattamenti medici, infermieristici e riabilitativi, necessari per stabilizzare il quadro clinico, limitare il declino funzionale e migliorare la qualità della vita.  Il Servizio prevede di fornire prestazioni mediche, infermieristiche, riabilitative e assistenziali erogandole direttamente a casa di quei cittadini che, per particolari patologie o non autosufficienza, non sono in grado di recarsi presso l’ambulatorio del proprio medico. E’ un modello di cura alternativo al ricovero in ospedale o presso struttura residenziale che trova, peraltro, riscontro ed appoggio negli orientamenti dell’attuale governo regionale del Piemonte.

L’attivazione di questi contratti di assistenza domiciliare avviene su proposta del Medico di base, che provvede a compilare la Cartella Integrata Cure Domiciliari.

Fin qui esposto, le cose e situazioni per come dovrebbero funzionare in un mondo ideale. Nella vita di tutti i giorni, ad esempio a Tortona,  può capitare invece l’intoppo, l’imprevisto, e che ad una donna anziana, costretta a letto per via del cuore con funzionalità ridotta al 15%, subentri un problema di fecaloma e la figlia che amorevolmente l’assiste, munita di richiesta del medico di base vada con prontezza a richiedere un intervento urgente (consistente in un clistere con sonda) proprio la vigilia di Natale, e si veda respingere la richiesta (supportata dall’impegnativa del medico curante) da un efficientissimo ufficio che motiva il proprio diniego adducendo che la cartella delle prestazioni domiciliari a lungo termine è scaduta essendo decorsi 12 mesi dalla sua emissione, invalidando il rinnovo apposto dal medico curante sulla cartella stessa.

E’ solo nel momento del bisogno e dell’emergenza che ci si scontra con le rigidità delle normative, e che si viene a sapere che la cartella va rifatta dopo un anno. Senza nessun preavviso. Pare che nemmeno al medico curante venga comunicato l’elenco delle cartelle di assistenza domiciliare in scadenza, perché altrimenti, ovvio, non avrebbe compilato l’impegnativa.

In questo episodio increscioso, arriva il suggerimento  (riferito dalla figlia della anziana invalida) che é stata invitata ad “arrangiarsi diversamente”, magari portando l’anziana madre direttamente  al Pronto Soccorso per farsi erogare lì quanto prescritto dal medico.

La figlia, esasperata e frustrata dai continui rimpalli del muro di gomma che si è trovata davanti, ha provveduto alle necessità di cure della madre in maniera diversa, ma viene spontaneo domandarsi se, spendendo un minimo di buonsenso allo sportello, invece di appigliarsi al rigido protocollo burocratico, magari i costi per la già claudicante sanità piemontese potevano trarne giovamento e garantire una risposta sanitaria più appropriata.

Facile immaginare che dovendo impegnare il personale ed una ambulanza attrezzata per spostare l’invalida e portarla al pronto soccorso per somministrale un clistere con sonda sarebbe presumibilmente costato ben di più della prestazione domiciliare di un infermiere. Oltre ad evitare uno strapazzo all’anziana invalida, concetto che non starà forse scritto in nessun patto per la salute, ma dimora ancora nelle pieghe del buonsenso.

Il sito ASL AL specifica che in caso di cartella già aperta, al manifestarsi di esigenza di interventi infermieristici, o nella situazione inversa di cartella aperta con successiva necessità di controllo medico programmato, sia sufficiente procedere ad una rivalutazione straordinaria ed alla predisposizione di un nuovo progetto assistenziale. In mezzo a tutto questo burocratese,  una domanda semplice e spontanea: se la cartella è stata rinnovata dal medico curante, perché invece nel distretto sanitario risultava chiusa?

Perché un ufficio così solerte a negare delle prestazioni essenziali alle fasce più deboli, non può impiegare, per ipotesi,  la stessa solerzia inviando una segnalazione di cartella in scadenza ai medici di base o ai famigliari in modo da poter provvedere per tempo e continuare a garantire quelle prestazioni che non sono opzionali, ma rappresentano un livello essenziale di assistenza?

Annamaria Agosti

1 gennaio 2015