Mirko Garbelli, 27 anni, tortonese, si è suicidato gettandosi sotto un treno alla stazione di Pavia mercoledì scorso, città dove abitava da qualche anno insieme alla sua ragazza: Manuela.

E’ accaduto dopo le 20 quando si è gettato sotto il convoglio proveniente da Milano e diretto a Stradella.

Pochi istanti e il suo cuore ha cessato per sempre di vivere.

Mirko si era laureato in biologia molecolare all’Università di Pavia, aveva vinto diverse borse di studio con le quali si era mantenuto all’Università per tutti i 5 anni, prima alla triennale, poi alla specialistica fatta in lingua inglese.

Aveva vinto una borsa di studio come ricercatore.

All’università aveva conosciuto la ragazza con la quale condivideva la sua vita.

Nel 2011 aveva scritto e autopubblica un libro dal titolo “Ciò che non si vede” attraverso il portale “ilmiolibro” attualmente ancora in vendita sul web o direttamente prenotandolo presso le librerie.

Stava bene e sembra non avesse problemi, neppure il giorno in cui ha deciso di suicidarsi.

Cosa spinge un giovane di 27 anni a togliersi improvvisamente la vita senza lasciare alcun biglietto?

Senza dire nulla ai genitori, alla fidanzata e al fratello minore?

Cosa spinge un giovane ad uccidersi gettando nella disperazione più grande tutte le persone che amavano?

Abbiamo provato a cercare una risposta tra i suoi scritti: il romanzo di Mirko parla di Matteo Battaglia giovane, ambizioso e spregiudicato. Nulla può opporsi alle sue aspirazioni fino a quando qualcosa di straordinario irrompe nella sua vita.

“Mi piace il rock – scriveva Mirko- il metal e la musica classica, non necessariamente in quest’ordine, e aldilà di queste cose stupide da dire qui, scrivo tanto, scrivo perché mi piace, per dare voce a storie che altrimenti nessuno potrebbe conoscere

Emblematica la sua presentazione del volume: “Un libro veloce – scriveva Mirko – scorrevole, basato su un idea semplice che si articola su un filo narrativo essenziale e pulito. Un libro che parla dell’uomo moderno, di qualcosa che non potrà mai succedere e di qualcos’altro che dovrebbe accadere. La storia di un uomo e dell’incontro che cambierà per sempre la sua percezione delle cose e della vita.”

 

Fin qui la cronaca nuda e cruda del cronista che ricorda un giovane tortonese come tanti altri.

Chi scrive, però, ha visto Mirko Garbelli, nascere perché i suoi genitori, Giancarlo e Marica, sono stati i miei più grandi amici.

Ci conosciamo da 35 anni, così come conosco il fratello minore, Matteo.

Ho visto Mirko crescere e giocare con mio figlio alle feste di Carnevale o durante i compleanni; l’ho visto ridere e lo ricordo divertirsi  nelle cacce al tesoro o mentre giocava  con gli altri bambini. Custodisco gelosamente le foto di quando era piccolo negli album di casa, sorridente con mamma e papà, senza problemi.

Mi piace ricordarlo, così nei suoi momenti felici e non quando ha deciso di dire “basta” a questa società corrotta e ingiusta.

Purtroppo ho ancora l’ultima, difficile, incombenza: il funerale alle 15  di sabato 16 gennaio nella parrocchia di Torregaroli di fronte alla sua bara, in chiesa. So che proverò dolore, come tutti i presenti, come Giancarlo e Marica, genitori ai quali, la vita, ha tolto il bene più prezioso. 

Angelo Bottiroli

15 gennaio 2016