Che la questione dei siti contaminati in Piemonte sia per molti aspetti “in alto mare” è cosa tristemente risaputa, così come parecchie di quelle scelte errate compiute in passato, associate a successive lentezze non giustificabili e, non da ultimo, alla mancanza di fondi per gli interventi di bonifica sono tutti elementi che hanno concorso a mantenere il problema intrappolato nella propria complessità, con il risultato di averlo consegnato, pressoché inalterato, all’attualità odierna. Tre decenni dopo i primi ritrovamenti, i bidoni del Cadano sono ancora lì. Alle ultime elezioni amministrative del 2014 (dopo un sopralluogo documentato da Oggi Cronaca) vennero rispolverati temi, argomenti e sospetti su bidoni ancora interrati, si tornò a stigmatizzare sulla presa in giro della bonifica, a evidenziare le omissioni e le responsabilità delle autorità pubbliche. Poi i Sindaci vennero eletti, i consiglieri comunali anche, tutti si misero alacremente all’opera ed i bidoni… restarono dov’erano. Da sempre.

Se c’è chi perde il treno, restando immobile a guardare l’ultimo vagone che passa facendo spallucce, c’è anche chi, invece, sul treno è salito: il deputato democratico Enrico Borghi, ad esempio, che con una propria segnalazione ha attivato la Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, che nei prossimi giorni verificherà direttamente i diversi luoghi del Piemonte associati a riconosciute criticità ambientali; tra sopralluoghi e audizioni si andrà a ripercorrere la mappa dei disastri, dall’Eternit di Casale alle scorie nucleari delle centrali nucleari dismesse, all’Ecolibarna.

Enrico Borghi è fermamente convinto che sia necessaria una verifica diretta per mantenere una forte attenzione delle istituzioni parlamentari sui siti di interesse nazionale, e ritiene che i contenuti del collegato ambientale recentemente varato dal Parlamento possono aprire la strada alla stagione delle compensazioni ambientali. La ricognizione partirà dalla Val d’Ossola, dove sono in corso le operazioni di recupero ambientale nell’ex sito Enichem, per poi proseguire nei tre principali siti nucleari del Piemonte (Trino Vercellese, Saluggia e Bosco Marengo) e concludersi con l’Ecolibarna di Serravalle Scrivia.

“Il nostro compito è quello di verificare lo stato in cui sono oggi le operazioni di bonifica, ma anche accertare se vi siano inchieste amministrative e penali in corso, così come prendere visione sul posto delle varie situazioni e, se del caso, intervenire sul governo affinché ponga attenzione e rimedio laddove occorre”, spiega in una dichiarazione rilasciata alla stampa il presidente della Commissione Alessandro Bratti, deputato PD.

La presenza della commissione parlamentare per il ciclo del rifiuti è una rilevante occasione istituzionale nella quale il territorio tortonese fa quasi la figura dell’assente ingiustificato. Perché nessuno ha ritenuto opportuno inoltrare una segnalazione anche per i bidoni del Cadano? In fondo, per farlo, è sufficiente un click, collegandosi al sito del Presidente Alessandro Bratti. (1)

 

Trent’anni al Cadano

I bidoni scoperti 30 anni fa al Cadano

I bidoni scoperti 30 anni fa al Cadano

E’ l’8 febbraio del 1986 quando, dopo una lunga serie di segnalazioni infruttuose, due esponenti locali dei Verdi prendono l’iniziativa, iniziano autonomamente a scavare lungo le sponde del torrente Scrivia e restituiscono alla luce lo scempio dei primi bidoni tossici, contenenti, secondo la loro diretta testimonianza “liquidi catramosi, acido solforico, medicinali e rifiuti ospedalieri” insieme a chissà quante altre nefandezze. Parte un’azione a più ampio raggio, vengono identificate almeno quattro discariche abusive di rifiuti: la più grande in zona Cadano a Carbonara, al Maghisello, in zona Scaura, in zona San Guglielmo. I fatti vennero rapidamente associati alla vicenda dell’Ecolibarna.

Era il 1983 quando alla Gastaldi Oli Lubrificanti Spa, che dal 1940 al 1985 aveva trattato oli minerali, combustibili e lubrificanti, subentra la società Ecolibarna Srl in possesso di regolare autorizzazione (successivamente revocata) per la raccolta e lo smaltimento di rifiuti speciali e tossico-nocivi sia liquidi che solidi. Nel periodo di attività della società sul posto sono transitati rifiuti di ogni genere, ma solamente a distanza di anni vennero trovati rifiuti di tutte le specie, interrati in prossimità dello stabilimento. L’opera di bonifica apparve sin da subito complessa e costosa;   i successivi passaggi di competenze, associati ad immancabili grovigli burocratici ed alla tristemente note italiche lentezze fecero in resto, e la vicenda è tutt’ora ad oggi ben lontana dal considerarsi conclusa o definita: le criticità sono riassunte in un documento che verrà consegnato alla Commissione parlamentare in occasione del sopralluogo, problemi che sono sostanzialmente riconducibili alla mancanza di risorse per molti interventi, assolutamente indispensabili.

Per Ecolibarna qualcosa si muove. Per il Cadano, invece…..?

Annamaria Agosti

(1) http://www.alessandrobratti.it/commissione-bicamerale-ecomafie.html

 

 

 

 

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