La prima domenica di shopping natalizio ha segnato una cocente delusione per i commercianti di Tortona. Dopo di questa, rimangono solo altre due domeniche prima del Natale. Sarà mai possibile invertire la tendenza? La  desolazione odierna traspare dalle immagini di Via Emilia, un tempo non lontano in queste date ed in questi orari un’arteria pulsante vivacità, gioventù, acquisti e passeggi, oggi relegata ad una tristezza più confacente ad una traversa di periferia, piuttosto che al centro storico degno di quella Tortona che fu.

 

UNA CITTA’ NON PIU’ DEGNA DEL SUO PASSATO

Domenica 6 dicembre tardo pomeriggio

Domenica 6 dicembre tardo pomeriggio

Dobbiamo iniziare ad abituarci all’idea che la decadenza è oramai irreversibile? Poco manca a completare l’annientamento identitario di quella cittadina che fu capace di tenere testa a Napoleone e prima di lui al Barbarossa e che si arrese solo alla sete, dopo l’avvelenamento dell’unica fonte d’acqua per la città, quella del Rinarolo. Ai nostri giorni l’agonia è stata più lenta e subdola: la deindustrializzazione progressiva, un tessuto industriale privo di imprese o settori in grado di svolgere un ruolo trainante per il territorio, la rincorsa frenetica al terzo settore ed il miraggio della logistica hanno privato la città di occupazioni solide,  privilegiando forme di attività che non garantivano contratti a tempo indeterminato. Si è scelto di mangiare l’uovo oggi,  pur consapevoli che non sarebbe diventato la gallina di domani. E quando si arriva al punto che galline non ce ne sono più, di conseguenza mancano anche le uova da mangiare subito.

La pesante recessione attraversata negli ultimi otto anni ha falcidiato fatturati, numeri e posti di lavoro anche nel terzo settore: logistica e trasporti hanno lasciato sul campo un pesante obolo alla crisi.  Tortona non è stata peggio di altre realtà, ma la domanda dovrebbe essere un’altra, e precisamente questa: Tortona poteva essere meglio?

Che “ovunque” sia andata così non può più essere l’alibi a celare tutti gli errori, le trascuratezze, le superficialità che hanno permesso la distruzione pressoché totale di una cittadina che quarant’anni fa era “il più favorevole crocevia al centro del triangolo industriale” e che nel dicembre 1993, viene riconosciuta “zona industriale in declino” dalla Comunità Europea.

 

UN DECLINO SU TUTTI I FRONTI

Solo negli ultimi due anni abbiamo assistito, impotenti, alla chiusura del Tribunale, dell’ufficio INPS, e stiamo per assistere allo spettacolo più indegno di tutti: la chiusura di molti dei nostri eccellenti reparti ospedalieri che non vedranno l’alba del 2016. L’incredulità ancora predomina, nonostante tutto, quando si pensa che solo tre anni fa la situazione era diametralmente opposta, con Novi Ligure in affanno, il comitato “Salviamo l’ospedale di Novi” che incontrava il Ministro Balduzzi (estensore del Patto per la Salute che avrebbe, da lì a poco, condannato Tortona), raccoglieva 5mila firme che consegnava poi a marzo 2013 al sindaco Robbiano, in qualità di capofila dei Comuni, per portarle sul tavolo delle trattative ed arrivare alla definizione di un piano sanitario che non penalizzasse il nosocomio novese.
Pare che la strategia  abbia funzionato egregiamente, se già il mese successivo l’ASL  AL, con un colpo di mano, sopprimeva il punto nascite di Tortona a favore di Novi Ligure, dando il via a tutto lo smantellamento progressivo previsto, appunto, dal patto per la salute, che vede penalizzato l’ospedale dove non sia presente il punto nascite.  Ed il nostro, era stato trasferito a Novi Ligure, giusto in tempo per salvare loro e condannare noi.

 

I COMMERCIANTI POSSONO FARCELA

Via Carducci

Via Carducci

Torniamo alla triste domenica in Via Emilia. Se i commercianti finora dovevano misurarsi con la concorrenza dei grandi centri commerciali, da qualche tempo la tecnologia ha creato un nemico in più, per le botteghe ed i negozi. Un nemico che si chiama e-commerce.  Vuoi per la spinta tecnologica e la diffusione degli smartphone, vuoi per la curiosità e la novità, un po’ per una fattore di moda e per sentirsi “all’avanguardia”, sempre più persone comprano online, e non sempre lo fanno per risparmiare.

Se finora ai commercianti sono stati proposti migliaia di modi per avere la propria visibilità e vetrina su internet con un proprio sito di e-commerce, forse il modo migliore per distinguersi tra i tanti e combattere l’e-commerce è far riassaporare al cliente la dimensione del contatto ed il piacere delle botteghe di un tempo. Intercettando le attrattive culturali e storiche presenti sul territorio, realizzare un percorso articolato tra vetrine di eccellenze e storia appartenente al territorio tortonese, in un coordinamento perfetto tra aspetto commerciale e comunicazione per diventare un vero e proprio evento sociale. Rimodulare nuovi modi nell’approcciare l’acquisto, come il negozio di abbigliamento che accoglie le clienti in un salottino dove si fa conversazione tra un tè e un pasticcino, un po’ come nello stile dei “vecchi atelier”.

Una formula molto simile a quanto si è sperimentato con grande successo in occasione di Arena Derthona, con iniziative realizzata in maniera intelligente e sapiente tra i commercianti di Via Emilia, in uno sforzo d’insieme che ha premiato non solo in termini di resa, ma anche, e soprattutto, in termini positivi sulle aspettative delle persone.

Cari commercianti, oggi come allora, continuate a crederci: stupite,  incuriosite i clienti per farli entrare, nuovamente, nei negozi. Invogliateli ad uscire dalle case ed a spegnere gli smartphone.  Quando ci sono attrattive, le persone non vanno (tutte) all’Outlet, oppure a Milano.

Annamaria Agosti

7 dicembre 2015

Foto tratte dal profilo Facebook di Raffaella Stringa

Domenica 6 dicembre, via Carducci ore 19

Domenica 6 dicembre, via Carducci ore 19