smog - QCosa fare contro l’inquinamento atmosferico a Tortona, ma non solo?

Sappiamo tutti che rappresenta un problema per l’intero nord Italia, con la Pianura Padana che possiede caratteristiche meteo-climatiche ed orografiche poco favorevoli alla dispersione degli inquinanti e quindi ad una forma di ricircolo che possa influire positivamente sulla qualità dell’aria.

Ovviamente il problema non è unicamente circoscritto a livello locale e risolvibile solo da Tortona, anche se i termini di riferimento adottati sono, ovviamente,  quelli della nostra zona perché è in questo territorio che noi viviamo, ed è questa l’aria che respiriamo.

Il problema poi riguarda anche se misurazioni: secondo i dati ufficiali dell’Arpa nella domenica di blocco del traffico (20 dicembre) il valore medio sulle 24 ore per le PM10 è rimasto quasi uguale a quello del sabato se non addirittura aumentato (89 la domenica, 86 il sabato). Il provvedimento pare sia stato, pertanto, ininfluente in termini di miglioramento della qualità dell’aria, se nell’arco delle 24 ore di auto ferme le PM10 hanno addirittura registrato un aumento di 3 unità. Le polveri sottili sono scese soltanto nella giornata di lunedì a 72 (valore misurato su tutta la giornata, dalle 0 alle 24) per effetto della leggera pioggia che ha parzialmente abbattuto al suolo le polveri sospese.

 

La bibliografia ci insegna che l’origine del PM10 è molto varia: dal sollevamento della polvere naturale, ai processi di combustione incompleta di derivati del petrolio sia di origine industriale che domestica che da traffico autoveicolare, eccetera. Le sorgenti antropiche principali sono: veicoli diesel; ciclomotori e motocicli a due tempi, usura di freni, pneumatici e asfalto, risospensione, emissioni industriali, impianti termici a combustibili liquidi, combustione della legna.

Il PM10 è costituito da una componente primaria ed una secondaria ed i precursori del PM10 secondario sono il biossido di zolfo, gli ossidi di azoto, i composti organici volatili e l’ammoniaca. Questa è la frazione che si intenderebbe eliminare adottando le pitture fotocatalitiche.

Dal punto di vista fisico, in particolare su base dimensionale, all’interno del PM10 si distinguono un PM 2,5 (particelle con diametro inferiore ai 2,5 micron) e un PM1 (inferiori ad 1 micron). Tra PM10 e PM2,5 esiste una forte sovrapposizione dimensionale: il 60 % del PM10 è costituito dalla frazione inferiore a 2,5 micron.

Queste dimensioni ridotte permettono alle particelle di rimanere sospese in aria per lunghi periodi – da qualche ora per la frazione più grossolana, a qualche settimana per quella fine – e possono essere trasportate per distanze lunghe fino a centinaia di chilometri. Ciò conferisce all’inquinamento da PM10 le caratteristiche di fenomeno transfrontaliero, potendo le polveri sottili essere facilmente diffuse in luoghi diversi da quelli di produzione.

Questo significa che i livelli di inquinamento presenti attualmente a Tortona non è detto che siano stati generati qui, ma è innegabile che qui si accumulino per una particolare morfologia del territorio. E quindi diventa imperativo adottare un differente approccio al problema, per ottenere dei risultati tangibili.

 

Finora, tra le cause (e relativi correttivi) sono stati annoverati gli impianti industriali, quelli di riscaldamento ed il traffico veicolare. In realtà le emissioni del traffico non sono soltanto quelle dovute ai fumi di combustione, ma anche conseguenti all’abrasione dei freni e degli pneumatici e connesse al risollevamento delle polveri già depositate al suolo per effetto del passaggio dei veicoli, quindi una causa indipendente dal tipo di motorizzazione, ma correlata allo stato di manutenzione delle strade.

Riguardo alle fonti di inquinamento in area urbana, uno studio tedesco (Lenschow, 2001), sulla base della

composizione del particolato, ha individuato il peso delle fonti emissive: al traffico viene attribuita una quota pari al 53% dell’inquinamento urbano da PM10 (ben lungi da quell’ 80-90% che da tante parti gli si attribuisce). Nell’ambito di questa quota, il 35% è emesso allo scarico, mentre il 18 % è dovuto al risollevamento prodotto dal transito dei veicoli.

 

Altri studi italiani (Marcazzan, 2003), in una stazione di fondo urbano a Milano, hanno rilevato questi contributi: traffico 26%, industria 7%, polvere dal suolo 14%,  reazioni secondarie 53%. Pur trattandosi di una stazione di fondo, appare evidente come il contributo del traffico ne sia notevolmente ridimensionato.

 

Le cause del Pm10? Non sono solo le auto

Sul traffico urbano in particolare, è opportuno aggiungere alcune riflessioni. Da una parte il miglioramento dei motori e le direttive europee che si sono succedute hanno consentito di ridurre i fattori di emissione riguardo alcuni inquinanti, come il PM10, che è sceso per i veicoli a benzina dai 27 mg/km dei veicoli pre euro a 1 mg/km dei veicoli euro 4, o in quelli diesel che emettevano 213 mg/km prima delle direttive EURO e sono arrivati con gli Euro4 a 37 mg/km. Associando questi dati all’incremento notevole che i veicoli diesel e di grossa cilindrata hanno avuto negli ultimi anni (le immatricolazioni diesel annuali nell’ultimo periodo hanno sempre superato quelle a benzina), si evince come il miglioramento delle performance dei motori non sempre abbiano soddisfatto i risultati attesi in termini di miglioramento della qualità dell’aria.

Parlando di emissioni da traffico non si può infine trascurare il fattore di emissione derivante dalla circolazione dei veicoli (usura pneumatici, freni, asfalto, etc.), che rappresenta a livello nazionale il 28% delle emissioni dei trasporti su strada (dati Ministero dell’ambiente), in aumento negli ultimi anni, a causa di un numero sempre maggiore di veicoli in circolazione e delle sempre più esigue risorse a disposizione degli enti locali per una ottimale manutenzione delle strade.

Il settore della produzione dei veicoli ha drasticamente ridotto le emissioni: fino al 94% in meno di emissioni di PM dal 1988 ad oggi. Per i veicoli alimentati a gas, naturale (metano) o di petrolio liquefatto (GPL), la quota emissiva, in termini di PM10, è trascurabile, tant’è vero che le auto equipaggiate con questo tipo di carburante possono circolare liberamente anche in caso di blocco del traffico.

 tabella

Non è nemmeno solo il riscaldamento

Secondo alcuni dati del Ministero dell’ambiente relativi ai coefficienti di emissione del riscaldamento domestico (Gruppo di lavoro per l’individuazione delle misure per la riduzione dell’inquinamento  atmosferico, Documenti tecnici, Luglio 2012), per quanto riguarda l’incidenza del PM10 si passa da 800 g/GJ prodotti da camini aperti o stufe a legna tradizionali, a 76 g/GJ per le stufe automatiche a pellets o cippato fino ad azzerarsi per gli impianti alimentati a metano che presentano un fattore di emissione del particolato di soli 0,2 g/GJ prodotti. Utilizzando il meglio delle tecnologie disponibili è possibile ridurre le emissioni a fattori che vanno dai 30 g/GJ per le stufe e i caminetti a legna ai 14 g/GJ se alimentati a pellet.

Con una città metanizzata fino alle più lontane frazioni (e qualora ciò non fosse stato fatto, ci sarebbe da riflettere prima di tutto sul perché non sia stato fatto) è ben difficile sostenere con proprietà di argomenti la responsabilità diretta della componente riscaldamento, come causa dell’accumulo di PM10 a livello locale.

Le condizioni meteo avverse

La concentrazione degli inquinanti nell’aria è influenzata sia dalla situazione morfologica delle aree interessate all’inquinamento che dalle condizioni meteorologiche locali e su grande scala. Queste ultime, in particolare, spiegano la nascita, la gravità e lo sviluppo nel tempo di questo fenomeno di inquinamento atmosferico persistente.

Su scala locale il fattore che più influenza il trasporto e la diffusione atmosferica degli inquinanti è l’intensità del vento; inoltre un ruolo notevole è svolto dalle precipitazioni atmosferiche che contribuiscono letteralmente a dilavare l’aria dai contaminanti presenti. In assenza di queste, occorre eliminare le polveri depositate al suolo, per migliorare la qualità dell’aria.

 

Tortona, secondo lo studio regionale qui documentato, è prevalentemente soggetta a venti provenienti da sud, che possono, quindi, veicolare particelle inquinanti da quelle zone, più che da altre.

 

Gli accumuli degli inquinanti aumentano di intensità in presenza di nebbia persistente (come in questi ultimi tempi) oppure in presenza di inversioni termiche, quei fenomeni atmosferici che impediscono il normale e fisiologico rimescolamento delle masse d’aria. Si ha inversione termica quando si verifica la formazione di strati d’aria calda a qualche decina o centinaia di metri d’altezza per cui lo strato sottostante non sale e ristagna al suolo; il tutto comporta i ben noti processi di accumulo delle sostanze inquinanti nei bassi strati rendendo sempre più insalubre l’aria che respiriamo.

 

La riprova: il confronto con Parona

Parona Lomellina è una cittadina sita in provincia di Pavia, a meno di 50 Km nord da Tortona, che conta solo 2mila abitanti contro i nostri quasi 30mila ma ospita sul proprio territorio un potente termovalorizzazione di rifiuti che costituisce uno dei principali siti di smaltimento  della provincia di Pavia. Buttata in numeri, la capacità complessiva autorizzata dell’impianto è pari a 200.000 t/anno di rifiuti solidi urbani e rifiuti speciali non pericolosi (Linea 1) e 180.000 t/anno di rifiuti speciali non pericolosi (Linea 2).

 

Il termine “termovalorizzatore”, per molte persone, è sinonimo di scenari apocalittici, con forte inquinamento e polveri sottili alle stelle, pertanto è facile immaginare situazioni drammatiche, in questi giorni di fortissimo accumulo al suolo degli inquinanti. Allora, per rendere la comparazione ancor più severa, aggiungiamo che tra Olevano e Castello d’Agogna, a una decina di Km da Parona, esiste anche una centrale elettrica che funziona a biomassa legnosa. Tutto questo nasceva mentre a Tortona qualcuno faceva la guerra all’impianto per il bioetanolo di M&G (ed ai suoi posti di lavoro…)

 

Ebbene, il confronto della situazione di inquinamento di queste realtà rapportate a Tortona (e alla “cugina” Voghera, giusto per vedere che aria tira da quelle parti) riserva non poche sorprese.

 

Pm10 Tortona Pm10 Voghera Pm10 Parona
01/12/2015 92 67 65
02/12/2015 93 75 109
03/12/2015 71 49 64
04/12/2015 72 46 50
05/12/2015 60 35 68
Domenica 06/12/2015 62 49 56
07/12/2015 72 33 72
08/12/2015 56 52 83
09/12/2015 25 18 46
10/12/2015 39 25 48
11/12/2015 52 32 38
12/12/2015 89 45 51
Domenica 13/12/2015 105 n.d. 73
14/12/2015 123 n.d. 91
15/12/2015 98 77 96
16/12/2015 n.d. 72 92
17/12/2015 79 77 90
18/12/2015 90 85 83
19/12/2015 86 80 69
Domenica 20/12/2015 89 80 84
21/12/2015 72 74 112
22/12/2015 94 94 95
23/12/2015 78 79 77
24/12/2015 58 62 73

 

 

Per più della metà dei giorni di osservazione (13 su 24) l’aria di Parona Lomellina ha avuto indici di PM10 inferiori a quella di Tortona, dove non esiste un termovalorizzatore né una centrale termica funzionante a cippato. E nemmeno il traffico pesante (quindi mosso da motori diesel, maggiormente inquinanti) necessario al trasporto dei carichi per alimentare l’uno o l’altro impianto.

Ma il dato veramente stupefacente è quello di Voghera, dove quasi la totalità dei giorni l’aria è stata più salubre di quella di Tortona. Ma a Voghera le strade vengono spazzate e lavate. A Tortona no.

Alla luce di quanto esaminato, pare decisamente probabile che una delle soluzioni al problema di Tortona sia togliere le PM che insistono al suolo (e si risollevano con il passaggio delle auto) tramite una azione sistematica di spazzamento e lavaggio delle strade. A Voghera, quartier generale della ASM proprietaria di ASMT, questo tipo di pulizia delle vie è prassi usuale, ed i risultati, in termini di miglioramento della qualità dell’aria, sono – ancora una volta – evidenti.

Annamaria Agosti

29 dicembre 2015