marc -QNumerose classi dell’I.I.S. “Marconi-Carbone” hanno visitato e visiteranno, a partire da mercoledì 18 novembre, gli spazi espositivi di Palazzo Guidobono, dove si svolge, fino al 3 gennaio 2016, la mostra “La Linea e la Macchia. Chine e acquerelli di Ulno Marino, partigiano combattente”, dedicata alle opere di Beppe Ravazzi, personaggio di spicco della cultura e della storia tortonese contemporanea.

Nato ad Alessandria nel 1915 e morto a Tortona nel 1989, Giuseppe Ravazzi, nella fase finale del Secondo Conflitto Mondiale e con il nome di battaglia di Ulno Marino,  fu a capo del servizio informazione e polizia della Brigata Partigiana ”Arzani”, le cui imprese furono da lui rievocate nel romanzo “I Guerriglieri dell’Arzani” ed in buona parte dei suoi schizzi, tracciati con incredibile fluidità a china ed acquerello su fogli da disegno, cartoncini o altri supporti cartacei occasionali.


Le opere esposte, di grande impatto visivo e comunicatività ( non a caso si usa spesso per definirle il termine “espressioniste”), raccontano il vissuto del partigiano Ulno e dell’uomo Beppe, personalità eclettica del periodo della Ricostruzione tortonese, contemporaneo di personaggi come Gigi Cuniolo e i fratelli Marchese, a contatto con l’esperienza artistica di figure come Barabino e Sironi, e fortemente influenzato dalla lezione pittorica di Guttuso, Sassu, come dal cubismo di Picasso.

Gli studenti hanno osservato, nelle loro cornici semplici e minimaliste, i colori liquidi e trasparenti, scelti in una gamma cromatica essenziale, e le rappresentazioni, vitali e vibranti, di uomini, di cavalli, di amazzoni, omaggio alle compagne di lotta partigiana, antesignane di una autentica rivendicazione e partecipazione ideologica e politica femminile, e di momenti di guerra.    Sembrano colte sul momento le immagini di Ulno Marino, “partigiano combattente”, ma in realtà sappiamo che sono il frutto di una lenta rielaborazione personale e poetica, di una riflessione sulla vita, di una lenta accettazione e rielaborazione dei ricordi più dolorosi fusi con la propria cultura classica.    I combattenti e i cavalli di Ravazzi attraversano il tempo e collegano idealmente la dimensione epica antica con l’esperienza contemporanea, in una lezione modernissima ed ironica di impegno sociale, umano e politico, quanto mai efficace per noi ragazzi.

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22 novembre 2015