Volutamente non trattiamo qui di redditività e di valore della Farmacia Comunale, lo faremo prossimamente. Vogliamo, invece, mettere in evidenza i motivi, che superano per importanza il puro aspetto economico, per i quali riteniamo che debba essere venduta a privati.

Una farmacia “Comunale” ha una ragion d’essere nelle località in cui non interviene il “privato” a realizzarne una. Il “pubblico” deve intervenire solo dove il mercato è carente, perché il   “privato” arriva prima e meglio.   A Novi non si può dire che manchino farmacie.


La più inefficiente per immagine, approccio e rapporto con il cliente, quantità e qualità di prodotti e servizi, è proprio la Comunale. Risultato di vincoli giuridico-normativi, di una gestione politico-burocratica e della mancanza di una dirigenza manageriale all’altezza, che nel caso di una farmacia non può meglio essere rappresentata che da un farmacista proprietario, che oltretutto rischia il proprio capitale e non quello degli altri ( il nostro).

Per la garanzia implicita del Comune, che di fatto la sottrae alla possibilità di fallimento, la sua attività è caratterizzata da un atteggiamento rilassato e collettivistico. Indipendentemente dalla diligenza di chi vi opera, manca lo spirito concorrenziale; quello spirito che, al contrario, stimola le altre farmacie ,che tra loro si fanno concorrenza,   a dare sempre il meglio di sé.

In ogni attività commerciale (ed una farmacia, pure con le sue peculiarità, lo è) vale sempre il detto che “ è l’occhio del padrone che ingrassa il cavallo”, con attenzioni e cura continue.

Il motivo principale, per cui la Comunale deve essere venduta a privati, è che la zona in cui si trova, molto vasta e popolata, viene a soffrire della scarsa qualità ed efficienza da essa fornita ( proprio perché di proprietà pubblica).

La sua privatizzazione porta nel mercato delle farmacie un elemento di concorrenza in più, che avvantaggerà il cittadino consumatore ed utente. Un elemento in più, che va ad aggiungersi all’altra farmacia di prossima apertura nella zona di via Ovada , come previsto dall’allargamento del numero dei punti vendita nell’ambito del processo, seppur lento, di liberalizzazione del settore.

Anche questa, come le altre le privatizzazioni, porta in sé   fattori di giustizia sociale :

– il personale, di fatto dipendente pubblico, non è a rischio di licenziamento, a prescindere dalla produttività. Contrariamente al dipendente di una farmacia privata, che pure svolge la stessa attività nello stesso settore, ma senza paracadute pubblico;

– perché un farmacista dovrebbe versare anche un solo euro di tasse ad un comune che, proprio con quell’ euro, gli fa concorrenza anziché renderglielo in servizi di cui deve essere istituzionalmente fornitore? ( naturalmente questo vale anche per una lunga serie di altre categorie);

– la privatizzazione interrompe il meccanismo “ politico-clientelare” che si genera dall’ingerenza della politica nell’economia e che produce il clima ideale per far nascere e prosperare il voto di scambio per “ simpatia politico-elettorale” verso chi ti procura tornaconto ( da parte di dipendenti, fornitori, manutentori, proprietari dei locali, ecc. e di almeno altre 3-4 persone attorno a ciascuno di loro). E’ il modo attraverso il quale si alimenta il serbatoio elettorale col voto di cittadini non liberi, ma sudditi di chi governa. Per chi governa è il modo per conservare il potere.

La Farmacia Comunale va venduta, non solo perché rende poco o nulla rispetto alle altre farmacie, ma semplicemente perché il Comune non deve fare il farmacista.

Muliere e Tedeschi per cambiare la macchina comunale, comincino a cambiarne un pezzo!

Alfare – Novi

27 maggio 2015

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