Nell’ambito delle conferenze patrocinate dalla CRT, l’Istituto Marconi ha promosso un incontro con la Dottoressa Liliana Ravagnolo: istruttrice degli astronauti presso l’ALTEC di Torino, che dal 1998 si occupa dei servizi logistici alle missioni interspaziali internazionali.

spazio QL’incontro ha dato modo agli studenti di conoscere i molti aspetti insoliti e curiosi che riguardano la vita quotidiana degli astronauti nella stazione aerospaziale e gli effetti della microgravità sul loro organismo.


La Dottoressa Ravagnolo, nel corso della sua lunga carriera, oltre che a collaborare con la NASA e con l’Agenzia spaziale europea, ha seguito la formazione di Luca Parmitano e Paolo Nespoli che insieme a Samantha Cristoforetti, prima astronauta italiana, hanno vissuto l’esperienza di una lunga permanenza in orbita. Attualmente le missioni sono frutto della collaborazione tra USA, Russia, Unione Europea, Giappone, Canada e il personale “in partenza” per lo spazio è dunque una rappresentanza delle varie nazionalità.

La vita nello spazio può essere considerata una professione molto adrenalinica e divertente ma ci sono dei rischi o delle sfide che gli astronauti devono affrontare.

Prima di tutto gli aspetti legati alla salute del corpo causati dall’assenza di gravità.

Il sangue si concentra nella parte alta del corpo,specialmente nel cervello, causando il rigonfiamento del viso e forti emicranie; uno dei sintomi più accusati è la riduzione della vista.

Gli astronauti devono sottoporsi a due ore al giorno di esercizio fisico con macchine appositamente costruite che consentono di fare sport in assenza di gravità per evitare l’eccessiva perdita di massa ossea e muscolare.

Nei primi giorni di permanenza nello spazio molti astronauti soffrono di SAS ovvero una nausea accompagnata da giramenti di testa.

Nello spazio si è anche esposti a forti radiazioni che possono causare l’insorgere di tumori come un lavoratore in una centrale nucleare, infatti uscendo dalla stazione spaziale devono indossare una tuta speciale che difende dalle radiazioni e dallo sbalzo termico perché se sono esposti al sole la temperatura supera i 150 °C,al contrario se sono “all’ombra” la temperatura va al di sotto dei 150 °C. Dunque il sole sorge e tramonta ogni 90 minuti e anche per questo il sonno è molto disturbato.

Parlando di luce, nella navicella la luce è artificiale, infatti quando gli astronauti ritornano sulla terra devono portare degli occhiali scuri perché non sono più abituati alla luce diretta del sole.

Infine l’aspetto più imbarazzante e curioso di questo   lavoro è la difficoltà di mantenere l’igiene personale, in quanto non potendo utilizzare l’acqua (i fluidi in assenza di gravità si addensano)e   sono costretti a lavarsi con spugne bagnate. Contribuisce a rendere maleodorante l’ambiente il fatto che sudino facendo le loro quotidiane attività sportive.

Da tutto questo si intuisce che non solo il fisico è continuamente sollecitato e deve continuamente fare opera di adattamento ma anche psicologicamente, la vita dell’astronauta è messa a dura prova.

Per questo vengono preparati seguendo un trainer di circa due anni e vengono quotidianamente assistiti anche quando sono in orbita. Nonostante tutte le difficoltà, e forse in ragione di queste, si creano grandi amicizie tra gli astronauti e anche tra le loro famiglie.

Una cosa interessante è stata l’osservazione dei cibi che vengono consumati nello spazio che devono   conservarsi fuori frigo per 18 mesi,quindi devono essere liofilizzati.

Gli studenti dell’istituto hanno avuto l’occasione di poter toccare e vedere con i propri occhi questo particolare tipo di cibo.

Infine si è parlato anche di tutto ciò che avviene a missione finita. L’atterraggio avviene nel deserto del Kazakistan,gli astronauti devono essere formati tramite una simulazione in centrifuga; vengono inoltre costruiti del seggiolini su misura per ogni persona. E dopo…inizia un lungo percorso di adattamento alla terra, alla relatività che dura diverso tempo.

 

Al termine della conferenza abbiamo chiesto ad alcuni studenti cosa ne pensassero del diventare astronauti e le opinioni sono state tutte simili,ovvero che sarebbe un’esperienza unica ed emozionante ma troppo impegnativa.

Forse in questi casi noi semplici persone con i piedi per terra, letteralmente, preferiamo stare a guardare!

Federica Neve,Cristina Porta,Valentina Tommasino e Marta Zuccotti

19 aprile 2015