Moirano fulvio - EE se gli 800 accessi in più di Novi Ligure, quelli che, a quanto pare, hanno rappresentato la discriminante in base alla quale la Regione ne ha sancito la superiorità rispetto a Tortona, fossero solo uno specchio per le allodole?

E’ uno scenario che pare possibile. Almeno, secondo la ricostruzione dei costi di un DEA, fatta secondo gli schemi resi pubblici dal tecnico della sanità per eccellenza, Fulvio Moirano che poi è la persona che ha realizzato il Piano Sanitario che penalizzerà l’ospedale di Tortona.

 

Chi è Fulvio Moirano

Il Direttore Generale della Sanità in Piemonte, scelto dalla Giunta Chiamparino nel luglio 2014 in quanto «ritenuto il candidato in possesso delle capacità umane e professionali necessarie per avviare il processo di ristrutturazione della struttura tecnica regionale e renderla adeguata alla complessità dei problemi da affrontare con i ministeri della Salute e dello Sviluppo economico», è un medico residente nel cuneese, fin dal ’95 direttore generale e commissario in numerose aziende sanitarie pubbliche, ha diretto l’Agenzia nazionale servizi sanitari (AGENAS) dal marzo 2009 al marzo 2014 ed ha affiancato le Regioni italiane nei piani di rientro e nella riorganizzazione delle reti ospedaliere.

La sua nomina fece rizzare immediatamente le orecchie al gruppo regionale M5S; interessamento sfociato in una interrogazione a Chiamparino, il quale, da consumato politico, glissò abilmente il confronto, facendo rispondere “sui generis” dall’Assessore al personale Giovanna Maria Ferraris.
Il contenuto, concentrato in poche righe di circostanza, venne ritenuto non esaustivo rispetto all’interrogazione presentata, ed il grillino Davide Bono replicò, serafico, preannunciando un ricorso al TAR avverso questa nomina.

 

Moirano sì, Moirano no

La motivazione? L’atto – secondo i cinque stelle regionali – sarebbe “illegittimo”, e questa affermazione è presto spiegata: «Moirano fino al 2013 ha ricoperto l’incarico di vicepresidente di AMOS, società consortile composta al cento per cento dal capitale pubblico appartenente ad alcune Asl del Piemonte (Aso “Santa Croce e Carle” di Cuneo, Asl Cuneo 1, Asl Cuneo 2, Asl Asti, Azienda Ospedaliera nazionale “SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo” di Alessandria). Questo aspetto – secondo il Consigliere Davide Bono – appare incompatibile con quanto previsto dal decreto legislativo 39/2013, laddove si specifica l’inconferibilità di incarichi nelle amministrazioni regionali a coloro che nei due anni precedenti abbiano svolto incarichi e ricoperto cariche in enti di diritto privato o finanziati dall’amministrazione o dall’ente pubblico che conferisce l’incarico». (1)

Insomma, il corposo curriculum di Moirano secondo alcuni rappresenterebbe la panacea di tutti i mali per la sanità piemontese, e secondo altri, invece, rassomiglierebbe di più al vaso di Pandora dei conflitti d’interesse.

Un dimensionamento fatto a ricalco

“Evidenziando e penalizzando i bassi volumi e la bassa qualità di prestazioni in tutte le regioni, anche quelle in Piano di rientro, sarà possibile avviare un percorso virtuoso che porti, a lungo andare, a far sì che anche la mobilità sanitaria, inevitabilmente, diminuisca.” (Moirano, 2012) (2)

“L’obiettivo è garantire maggiore sicurezza delle cure, volumi adeguati delle prestazioni, continuità assistenziale e la sostenibilità del sistema sanitario regionale. Il Patto per la salute impone un numero minimo di interventi e prestazioni sotto la cui soglia non si deve scendere per dare il miglior servizio all’utenza”. (Saitta, 2014) (3)

I due estratti evidenziati mettono in luce come il modello di dimensionamento adottato da Saitta, parte politica, ricalchi l’impostazione teorica del tecnico (Moirano). Abbiamo già visto, peraltro, come l’approccio teorico di Moirano possa essere messo in discussione dall’analisi dei dati (ad esempio, quelli sulla mobilità esaminati in Ipse Dixit del 13 gennaio 2015, e le percentuali di utilizzo del Pronto Soccorso favorevoli a Tortona nonostante a Novi vi siano, numericamente, 800 accessi in più).

I nostri punti di forza

Avevamo recentemente esaminato, infatti, come il Pronto Soccorso di Tortona venga utilizzato dal 38,29% della popolazione di riferimento, mentre quello di Novi Ligure, solo dal 32,76%; oltre al dato, totalmente fuorviante, citato da Saitta riguardo il volume di parti in Piemonte nel 2013, dove viene indicato che a Tortona, in quell’anno vi fossero state solo 132 nascite, quando sappiamo tutti benissimo che il punto nascite di Tortona era stato chiuso proprio il 30 aprile 2013. Nessuno ha evidenziato che si erano registrati 425 nati nel 2011 e 437 nel 2012. Questo va detto, per correttezza di informazione, altrimenti discutere su dati incompleti equivale a disquisire riguardo il sesso degli angeli.

Occorre illustrare a Moirano (se e quando verrà a Tortona su incarico della Regione) come i nostri numeri, quelli concreti (e non i 132 nati a Tortona nel 2013) esaminati nella corretta prospettiva, possano, in maniera incontrovertibile, unicamente avallare l’operato di chi si sta battendo per mantenere il DEA nel nostro Ospedale e che non si tratta di campanilismi, bensì di iniziative messe in atto da amministratori e cittadini a partecipazione attiva con consapevolezza, con obiezioni che intendono essere costruttive ed orientate al migliore utilizzo delle risorse economiche di una Regione che, lo sappiamo tutti, deve sottostare ai vincoli del piano di rientro. E soprattutto, motivate con conoscenza di causa.

Un altro punto di forza è nel generoso apporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona., non solo per la nobiltà di intenti, costantemente tesa al bene della cittadinanza, ma per una componente squisitamente contabile. Ed ancora una volta, è la preziosa relazione di Moirano ad illustrare il perché. Ma questo lo vedremo in un prossimo articolo.

 

Come viene stabilito il costo di un DEA

Nella sua dettagliata e profonda analisi da tecnico del controllo di spesa(1) , Moirano spiega alla perfezione cosa concorre a questi costi. “I pronto soccorsi, i Dea di primo e secondo livello, che sono remunerati anche in base alle funzioni, indipendentemente dal numero di accessi che registrano” scrive Moirano,e spiega anche come “Nella pratica attuale, il pubblico [la sanità pubblica, Ndr] viene remunerato in parte ex ante, in coerenza con le funzioni svolte e con la produzione erogata, ma, in un momento successivo, con il ripiano effettuato a livello regionale.

Dunque, riepiloghiamo: se i due Pronto Soccorso di Tortona e Novi Ligure sono a pari funzioni, secondo lo schema di Moirano, anche il costo dovrebbe essere pari. Ma attenzione: a parità di funzioni, con 3 medici al DEA di Tortona pagati dalla Fondazione, significa che la quota di costi a carico della Regione per il ripiano sono inferiori per Tortona (perché parte sono già coperti dal contributo della Fondazione)   e sono invece, più alti per Novi Ligure.

Se questo fosse confermato, privilegiare il mantenimento del DEA di Novi Ligure, e chiudere quello di Tortona, potrebbe addirittura sembrare una alternativa di scelta antieconomica.


Ma come? Non si dovevano ridurre i costi per la Sanità, in Piemonte?

Adottare la soluzione “più costosa” potrebbe, in linea di principio, danneggiare allora tutta la sanità del Piemonte, poiché questa scelta di mantenere aperto un DEA che implica maggiori costi per a Regione andrebbe a sottrarre risorse che sarebbe possibile, viceversa, destinare ad altri interventi: il principio per capirlo è estremamente semplice: se io, Regione, ho nel mio bilancio un valore ipotetico di 10 da spendere per la sanità, chiudo il DEA a Tortona e mantengo Novi Ligure che mi costa 2, mi rimane 8 da spendere per il rimanente del Piemonte.
Però se chiudo Novi Ligure e tengo aperto Tortona che mi costa 1,5 (perché parte dei costi sono sostenuti dalla Fondazione, mi rimane 8,5 da spendere per il rimanente del Piemonte, ed opero da Amministratore virtuoso, impiegando il denaro pubblico con la “diligenza del buon padre di famiglia”.
Certo che se pensiamo ai nove milioni spesi negli ultimi nove anni per i reparti dell’Ospedale di Tortona, già chiusi o che stanno per esser chiusi a breve, compresi quindi la ex Ginecologia-Ostetricia, il milione per la nuova Cardiologia, duecentomila euro per la Rianimazione, ed i quattrocentomila che si stanno spendendo, proprio in questi giorni, per l’ampliamento del DEA di Tortona nonostante questo sia in procinto di essere declassato, il termine “diligenza” può solo evocare ricordi di indiani all’assalto, nei vecchi film western.

Quello dei costi è un nodo fondamentale: se il presupposto della riforma è il risparmio economico, perché non prendere in considerazione il fatto che buona parte del personale in servizio al DEA tortonese viene pagato con contributi da parte della Fondazione Cassa Risparmio di Tortona, mentre quelli novesi rimangono interamente a carico della Regione? Perché sottrarre risorse alla sanità regionale, penalizzando l’ospedale dove è, invece, già in atto un “comportamento virtuoso”?

 

Annamaria Agosti

19 gennaio 2015

(1)Comunicato stampa M5S Piemonte http://tinyurl.com/qefdef5
(2) Quaderni sanità http://tinyurl.com/ohpuexo
(3) Notiziario della Regione Piemonte http://tinyurl.com/pr238zj

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