panorama - IIl solco che divide i cittadini dalla politica continua ad ampliarsi con il rischio sempre più concreto che diventi incolmabile.

A livello locale la situazione non è dissimile, anzi considerando i problemi aggiuntivi della città, con tutte le tariffe delle imposte locali al massimo per cinque anni, forse è anche peggiore. Proprio per questo sarebbe opportuno intraprendere iniziative atte a tentare quantomeno di invertire la tendenza. Uno degli strumenti per perseguire tale scopo è rappresentato dai Consigli di quartiere, che se riattivati e fatti funzionare correttamente potrebbero dare corso ad un riavvicinamento dei cittadini alla politica.

I Consigli di quartiere sono infatti uno strumento indispensabile se si vuole governare con il consenso dei cittadini, perciò l’obiettivo che si dovrebbe perseguire è come sostituire la funzione degli stessi (aboliti per legge nelle città sotto i 250 mila abitanti) per far si che i cittadini non si limitino ad essere solo spettatori delle decisioni che vengono prese nel palazzo, ma che partecipino in modo attivo alla gestione della città insieme alla Pubblica Amministrazione.

Ma a questo proposito cosa è successo in Alessandria? Nel corso dell’estate 2013 si erano tenute diverse riunioni della Commissione Partecipazione e Affari Istituzionali egregiamente presiedute da Nicola Savi, con lo scopo di definire una nuova forma partecipativa sostitutiva degli stessi ma consentita dalla legge, mettendoli in condizione di svolgere la propria funzione (onde evitare il ripetersi dell’esperienza negativa del passato).

In tal senso erano state inizialmente avanzate due proposte abbastanza simili e dopo le modifiche del caso si era registrata una convergenza trasversale su un unico testo che prevedeva un regolamento di attuazione che doveva consentire ai cittadini di proporre petizioni, istanze, referendum, ed esprimere pareri e poteri di intervento diretto sul Comune, senza problematiche di tipo elettivo.

Le previsioni unanimi fatte all’epoca prevedevano la concreta possibilità di rendere operativi entro il mese di settembre 2013, i nuovi Consigli di quartiere o Ambito territoriale per dare voce ai cittadini, uno strumento indispensabile per non perdere il contatto con la realtà della città.

Peccato che poco prima della loro attuazione a seguito di alcuni emendamenti proposti, c’è chi dice migliorativi, sui quali però non si è più trovato un accordo, siamo arrivati ad aprile 2014 con il progetto in sospeso.

Per questo e altro non stupiamoci poi se i Cittadini hanno finito lo spirito di sopportazione, se aumenta l’astensione alle elezioni, se cresce il voto di protesta (con prospettive dall’esito imprevedibile) o se come è recentemente successo in Francia e Ungheria si sposta su formazioni di estrema destra.

Anche questo è un obiettivo che come altri può essere realizzato indipendentemente dalla pur difficile situazione finanziaria del Comune, ma per il quale sembra che nessuno voglia assumersi la responsabilità di prendere le relative decisioni in merito.

Pertanto l’augurio che ci possiamo fare è che quanto prima la politica individui e renda operative soluzioni concrete e immediate, per rispondere alla richiesta dei cittadini di partecipare alle decisioni che li riguardano, così come recentemente è stato fatto per quanto concerne il PISU.

Pier Carlo Lava

20 aprile 2014