Tortona è una delle città più inquinate d’Italia per quanto riguarda le polveri sottili e finalmente il Comune sembra volersi muovere. L’assessore all’Ambiente Daniele Calore, ha predisposto un documento (per ora pubblicato solo sul sito del Comune ma si spera venga diffuso più capillarmente) che spiega ai tortonesi le buone norme comportamentali contro l’inquinamento dell’aria.

Si tratta di un piccolissimo primo passo di sensibilizzazione perché con piccole azioni quotidiane si può contribuire a migliorare la qualità dell’aria che si respira.


Piccoli gesti che possono fare la differenza.

A questo seguirà un progetto molto più ampio e di grande impatto per l’ambiente come spiega anche l’assessore all’Ambiente, Daniele Calore.

“Abbiamo definito alcune norme comportamentali che peraltro fanno parte del tavolo di confronto con Progetto Ambiente – dichiara l’assessore Calore -. Ma stiamo studiando un progetto credibile e innovativo da concordare con le altre forze politiche e con l’associazione Progetto Ambiente. Un progetto che riteniamo possa dare un grosso contributo per l’abbattimento delle polveri sottili”.

Questo il documento integrale

 

INQUINAMENTO ATMOSFERICO

 

“Buone norme comportamentali contro l’inquinamento dell’aria”

NOZIONI PRINCIPALI SULL’INQUINAMENTO DELL’ARIA

Per inquinamento atmosferico si intende qualsiasi sostanza presente nell’aria che può avere effetti dannosi sull’essere umano, sugli animali, sulla vegetazione o sui diversi materiali; queste sostanze di solito non sono presenti nella normale composizione dell’aria, oppure lo sono ad un livello di concentrazione inferiore.

Gli inquinanti vengono solitamente distinti in due gruppi principali: quelli di origine antropica, cioè prodotti dall’uomo, e quelli naturali.

I contaminanti atmosferici, possono anche essere classificati in primari cioè liberati nell’ambiente come tali (come ad esempio il biossido di zolfo ed il monossido di azoto) e secondari (come l’ozono) che si formano successivamente in atmosfera attraverso reazioni chimico-fisiche.

Si evidenzia la complessità dei fenomeni connessi all’inquinamento atmosferico ed ancori più la difficoltà di individuare soluzioni efficaci al fine di un miglioramento della qualità dell’aria, miglioramento che solo attraverso una serie di interventi integrati, strutturali e di lungo termine e soprattutto sovratteritoriali può essere raggiunto.

Non ci si può infatti dimenticare che un’alta presenza di determinati inquinanti in atmosfera è ubiquitario di un territorio, come è appunto l’intera pianura Padana, racchiuso tra le Alpi e gli Appennini, che non permette la dispersione degli inquinanti in genere, ma che, al contrario, ne favorisce l’accumulo impedendone, soprattutto sotto gli effetti di particolari condizioni atmosferiche, caratteristiche del periodo invernale, la dispersione..

Occorre inoltre evidenziare come a “due passi” dal concentrico urbano siano presenti numerose infrastrutture viarie (Strade Statali, Provinciali ed Autostrade che con il loro grande apporto di traffico, sia leggero che pesante, non giocano sicuramente a favore alla qualità dell’aria. Pag.. 2

Le sostanze inquinanti che più interessano le nostre città, sono rappresentate dal particolato atmosferico e più in particolare dalle polveri fini, nonché dagli ossidi di azoto e dall’ozono.

OSSIDI DI AZOTO

Pur essendo presenti in atmosfera diverse specie di ossidi di ozoto, per quanto riguarda l’inquinamento dell’aria si fa quasi esclusivamente riferimento al termine NOx che sta ad indicare la somma pesata del monossido di azoto (NO) e del biossido di azoto (NO2).

L’ossido di azoto (NO) è un gas incolore, insapore ed inodore; è anche chiamato monossido di azoto. E’ prodotto soprattutto nel corso dei processi di combustione ad alta temperatura assieme al biossido di azoto. La tossicità del monossido di azoto è limitata, al contrario di quella del biossido di azoto che risulta invece notevole.

Il biossido di azoto è un gas tossico di colore giallo-rosso, dall’odore forte e pungente e con grande potere irritante. Il colore rossastro dei fumi è dato dalla presenza della forma NO2 (che è quella prevalente). Il ben noto colore giallognolo delle foschie che ricoprono le città ad elevato traffico è dovuto per l’appunto al biossido di azoto. Rappresenta un inquinante secondario dato che deriva, per lo più, dall’ossidazione in atmosfera del monossido di azoto.

Si stima che gli ossidi di azoto contribuiscano per il 30% alla formazione delle piogge acide (il restante è imputabile al biossido di zolfo e ad altri inquinanti). Da notare che gli NOx vengono per lo più emessi da sorgenti al suolo e sono solo parzialmente solubili in acqua, questo influenza notevolmente il trasporto e gli effetti a distanza.

FONTI INQUINANTI

La principale fonte antropogenica di ossido di azoto è data dalle combustioni ad alta temperatura, come quelle che avvengono nei motori degli autoveicoli: l’elevata temperatura che si origina durante lo scoppio provoca la reazione fra l’azoto dell’aria e l’ossigeno formando monossido di azoto.

Negli ultimi anni le emissioni antropogeniche di ossidi di azoto sono aumentate enormemente, soprattutto a causa dell’aumento del traffico veicolare, e questo ha comportato di conseguenza un aumento dei livelli di concentrazione nelle aree urbane.

EFFETTI SULL’UOMO DEGLI OSSIDI DI AZOTO

L’azione sull’uomo dell’ossido di azoto è relativamente blanda; inoltre, a causa della rapida ossidazione a biossido di azoto, si fa spesso riferimento esclusivo solo a quest’ultimo inquinante, in quanto risulta molto più tossico del monossido.Pag.. 3

Il biossido di azoto è un gas irritante per le mucose e può contribuire all’insorgere di varie alterazioni delle funzioni polmonari, bronchiti croniche, asma ed enfisema polmonare. Lunghe esposizioni anche a basse concentrazioni provocano una drastica diminuzione delle difese polmonari con conseguente aumento di rischio di affezioni alle vie respiratorie.

Per il biossido di azoto l’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) raccomanda il limite guida orario di 200 μg/mc, il limite per la media annuale è invece 40 μg/mc.

EFFETTI SULL’AMBIENTE DEGLI OSSIDI DI AZOTO

L’inquinamento da biossido di azoto ha un impatto sulla vegetazione di minore entità rispetto al biossido di zolfo. In alcuni casi, brevi periodi di esposizione a basse concentrazioni possono incrementare i livelli di clorofilla; lunghi periodi causano invece la senescenza e la caduta delle foglie più giovani.

Il meccanismo principale di aggressione comunque è costituito dall’acidificazione del suolo (vedi fenomeno delle piogge acide); gli inquinanti acidi causano un impoverimento del terreno per la perdita di ioni calcio, magnesio, sodio e potassio e conducono alla liberazione di ioni metallici tossici per le piante.

Da notare che l’abbassamento del pH compromette anche molti processi microbici del terreno, fra cui l’azotofissazione.

Gli ossidi di azoto e i loro derivati danneggiano anche edifici e monumenti, provocando un invecchiamento accelerato in molti casi irreversibile.

PARTICOLATO ATMOSFERICO

Spesso il particolato rappresenta l’inquinante a maggiore impatto ambientale nelle aree urbane, tanto da indurre le autorità competenti a disporre dei blocchi del traffico per ridurne il fenomeno.

Le particelle sospese sono sostanze allo stato solido o liquido che, a causa delle loro piccole dimensioni, restano sospese in atmosfera per tempi più o meno lunghi; le polveri totali sospese o PTS vengono anche indicate come PM.

Il particolato nell’aria può essere costituito da diverse sostanze: sabbia, ceneri, polveri, fuliggine, sostanze silicee di varia natura, sostanze vegetali, composti metallici, fibre tessili naturali e artificiali, sali, elementi come il carbonio o il piombo, ecc.

Le particelle primarie sono quelle che vengono emesse come tali dalle sorgenti naturali ed antropiche, mentre le secondarie si originano da una serie di reazioni chimiche e fisiche in atmosfera.

Le polveri PM10 rappresentano il particolato che ha un diametro inferiore a 10 micron, mentre le PM2,5, che costituiscono circa il 60% delle PM10, rappresentano il particolato che ha un diametro inferiore a 2,5 micron.Pag.. 4

FONTI DEL PARTICOLATO

Le polveri si originano sia da fonti naturali che antropogeniche. Le polveri fini derivano principalmente da processi di combustione (particolato primario cioè prodotto direttamente) e da prodotti di reazione dei gas (particolato secondario); la frazione grossolana delle polveri si origina in genere da processi meccanici.

Le principali fonti naturali di particolato primario sono le eruzioni vulcaniche, gli incendi boschivi, l’erosione e la disgregazione delle rocce, il risollevamento del suolo (ad esempio le sabbie del Sahara), le piante (pollini e residui vegetali), le spore, lo spray marino ed i resti degli insetti.

Il particolato primario di origine antropica è invece dovuto: all’utilizzo dei combustibili fossili (riscaldamento domestico, centrali termoelettriche, ecc.); alle emissioni degli autoveicoli; all’usura dei pneumatici, dei freni e del manto stradale; a vari processi industriali (fonderie, miniere, cementifici, ecc.). Da segnalare anche le grandi quantità di polveri che si possono originare in seguito a varie attività agricole, nonché alle operazioni invernali di spargimento del sale anti-scivolamento..

Le polveri secondarie antropogeniche sono invece dovute essenzialmente all’ossidazione degli idrocarburi e degli ossidi di zolfo e di azoto emessi dalle varie attività umane.

EFFETTI DEL PARTICOLATO SULL’UOMO

A prescindere dalla tossicità, le particelle che possono produrre degli effetti indesiderati sull’uomo sono sostanzialmente quelle di dimensioni più ridotte, infatti nel processo della respirazione le particelle maggiori di 15 micron vengono generalmente trattenute dal naso. Il particolato che si deposita nel tratto superiore dell’apparato respiratorio (cavità nasali, faringe e laringe) può generare vari effetti irritativi come l’infiammazione e la secchezza del naso e della gola; tutti questi fenomeni sono molto più gravi se le particelle hanno assorbito sostanze acide (come gli ossidi di azoto, ecc.).

Per la particolare struttura della superficie, le particelle possono anche assorbire dall’aria sostanze chimiche cancerogene; trascinandole nei tratti respiratori e prolungandone i tempi di residenza, ne accentuano gli effetti. Le particelle più piccole penetrano nel sistema respiratorio a varie profondità e possono trascorrere lunghi periodi di tempo prima che vengano rimosse, per questo sono le più pericolose. Queste polveri aggravano le malattie respiratorie croniche come l’asma, la bronchite e l’enfisema. Il particolato ultrafine, caratterizzato da un diametro inferiore a 0,1 micrometri, può addirittura entrare nel circolo sanguigno, con tutti i pericoli che questo può comportare.

Le persone più vulnerabili sono gli anziani, gli affetti da patologie respiratorie e cardiache, i bambini e chi svolge un’intensa attività fisica all’aperto, sia di tipo lavorativo che sportivo.

EFFETTI SULL’AMBIENTE DEL PARTICOLATO

Gli effetti del particolato sul clima e sui materiali sono piuttosto evidenti.Pag.. 5

Il particolato dei fumi e delle esalazioni provoca una diminuzione della visibilità atmosferica; allo stesso tempo diminuisce anche la luminosità assorbendo o riflettendo la luce solare. Negli ultimi 50 anni si è notata una diminuzione della visibilità del 50%, ed il fenomeno risulta tanto più grave quanto più ci si avvicina alle grandi aree abitative ed industriali. Le polveri sospese favoriscono la formazione di nebbie e nuvole, costituendo i nuclei di condensazione attorno ai quali si condensano le gocce d’acqua. Di conseguenza favoriscono il verificarsi dei fenomeni delle nebbie e delle piogge acide, che comportano effetti di erosione e corrosione dei materiali e dei metalli.

Il particolato inoltre danneggia i circuiti elettrici ed elettronici, insudicia gli edifici e le opere d’arte e riduce la durata dei tessuti; in agricoltura agisce con il fenomeno fotosintetico a causa della sua deposizione sulle foglie (con conseguente riduzione della produttività).

Gli effetti del particolato sul clima della terra sono invece piuttosto discussi. Sicuramente un aumento del particolato in atmosfera comporta una diminuzione della temperatura terrestre per un effetto di riflessione e schermatura della luce solare, in ogni caso tale azione è comunque mitigata dal fatto che le particelle riflettono anche le radiazioni infrarosse provenienti dalla terra.

L’OZONO

Esistono due tipi di ozono – quelle stratosferico, meglio conosciuto come ozono “buono” , di cui molto si è parlato per il buco evidenziatosi alcuni anni fa, che ci protegge dai raggi solari nocivi per l’uomo e quello troposferico, ozono “cattivo”, presente a livello del suolo che è causa di diverse problematiche.

L’ozono è presente infatti per più del 90% nella stratosfera (la fascia dell’atmosfera che va dai 10 ai 50 Km di altezza) dove viene prodotto dall’ossigeno molecolare per azione dei raggi ultravioletti solari.

In stratosfera costituisce quindi una fascia protettiva nei confronti delle radiazioni UV generate dal sole.

Per effetto della circolazione atmosferica viene in piccola parte trasportato anche negli strati più bassi dell’atmosfera (troposfera), nei quali si forma anche per effetto di scariche elettriche durante i temporali.

Nella troposfera in genere è presente a basse concentrazioni e rappresenta un inquinante secondario particolarmente insidioso. Viene prodotto nel corso di varie reazioni chimiche in presenza della luce del sole a partire dagli inquinanti primari, in modo particolare dal biossido di azoto.

Gli effetti sull’uomo di una eccessiva esposizione all’ozono riguardano essenzialmente l’apparato respiratorio e gli occhi; da segnalare anche l’azione nociva nei confronti della vegetazione e quella distruttiva nei confronti dei materiali, dato il forte potere ossidante. Pag.. 6

DIFFUSIONE DELL’OZONO

Per quanto riguarda l’ozono troposferico bisogna sottolineare che la concentrazione del gas varia anche di molto a seconda della zona geografica considerata, dell’ora, del periodo dell’anno, delle condizioni climatiche, della direzione e velocità del vento, del grado di inquinamento primario, ecc.

La concentrazione di fondo alle nostre latitudini varia fra 0,03 e 0,07 ppm, anche se nell’ultimo secolo è praticamente raddoppiata; nelle zone industriali ed urbane aumenta al ritmo dell’1-2 % all’anno.

Le più alte concentrazioni di ozono si rilevano nei mesi più caldi dell’anno, per la forte insolazione; le condizioni di alta pressione e di scarsa ventilazione favoriscono inoltre il ristagno degli inquinanti ed il loro accumulo; in ogni caso i picchi giornalieri sono rilevati nelle ore più calde e, viceversa, i valori tendono a decrescere la notte. Anche per questo motivo si sconsiglia attività fisica intensa nelle ore più calde.

Da sottolineare il fatto che l’ozono urbano si può diffondere anche in aree più periferiche o in campagna dove la ridotta presenza di inquinanti riducenti (come il monossido di azoto) rende l’ozono più stabile; la concentrazione può quindi rimanere alta per lunghi periodi e raggiungere anche dei picchi in aree impensabili come, ad esempio, i parchi cittadini.

EFFETTI SULL’UOMO DELL’OZONO

La molecola dell’ozono è estremamente reattiva, in grado di ossidare numerosi componenti cellulari, fra i quali amminoacidi, proteine e lipidi.

Alla concentrazione di 0,008-0,02 ppm (15-40 μg/mc) è possibile già rilevarne l’odore; a 0,1 ppm provoca una irritazione agli occhi ed alla gola per la sua azione nei confronti delle mucose. Concentrazioni più elevate causano irritazioni all’apparato respiratorio, tosse ed un senso di oppressione al torace che rende difficoltosa la respirazione. I soggetti più sensibili, come gli asmatici e gli anziani possono essere soggetti ad attacchi di asma anche a basse concentrazioni.

In presenza di altri ossidanti fotochimici, di biossido di zolfo e di biossido di azoto, l’azione dell’ozono viene sempre potenziata per effetto sinergico.

Studi sugli animali dimostrano che l’ozono può ridurre la capacità del sistema immunitario di combattere le infezioni batteriche nel sistema respiratorio.

Tutte queste patologie si riferiscono ad esposizioni relativamente brevi, le conseguenze derivate da un’esposizione per vari anni a concentrazioni non elevate sono ancora poco chiare (si sospetta comunque una notevole influenza nell’aumento delle allergie).

Gli eventuali disturbi correlati alla presenza dell’ozono in genere terminano se i soggetti colpiti soggiornano in ambienti salubri. Comunque i ricercatori sono concordi nel ritenere che ripetuti danni a breve termine dovuti all’esposizione ad ozono, possono danneggiare in modo permanente l’apparato respiratorio.Pag.. 7

In ogni caso è da sottolineare il fatto che vi sono grandi differenze individuali nelle risposte a questo inquinante. I soggetti più sensibili sono: i soggetti asmatici e quelli con patologie polmonari e cardiovascolari; gli anziani; le donne incinte; i bambini; chi fa attività fisica sostenuta all’aperto (lavoro, sport, svago) perché l’aumentata attività fisica causa un aumento della respirazione (che si fa anche più profonda).

EFFETTI SULL’AMBIENTE DELL’OZONO

Per quanto riguarda la vegetazione, i danni provocati dall’ozono sono talmente ingenti nel mondo che questo gas è considerato, assieme al biossido di zolfo, una delle principali cause del declino delle foreste (vedi piogge acide). L’ozono (e gli ossidanti fotochimici in genere) provoca una riduzione nella crescita delle piante e, a maggior concentrazione, clorosi e necrosi delle foglie.

L’ozono causa clorosi con colorazione giallo pallido delle foglie (particolarmente evidente negli aghi dei pini) e provoca un prematuro invecchiamento della pianta. A causa dell’esposizione ad ozono compaiono fra le nervature delle lesioni sull’apparato fogliare di un colore marrone pallido o intenso.

Molti studi hanno dimostrato che è l’esposizione ad elevate concentrazioni per breve tempo che provoca i danni maggiori; le esposizioni a livelli costanti sono meno dannose.

AZIONI ED ATTEGGIAMENTI UTILI A CONTRASTARE I’INQUINAMENTO ATMOSFERICO

La qualità dell’aria che respiriamo dipende da tutti noi: con piccole azioni quotidiane, ognuno di noi può contribuire e migliorarla.

“Piccoli gesti fanno grande differenza”

FUORI CASA

• organizziamoci per non viaggiare soli

• guidiamo a velocità moderata

• usiamo treni, autobus ogni volta che possiamo

• convinciamo i nostri colleghi, i nostri familiari e amici ad usare i mezzi pubblici

• spostiamoci di più a piedi o in bicicletta

 

• prendiamo l’auto solo quando è necessario

• non parcheggiamo in modo da intralciare il traffico

• non sostiamo con il motore acceso e spegniamo il motore quando siamo fermi in coda

• in auto, durante il transito nelle aree urbane inquinate , azioniamo il ricircolo interno dell’aria

• controlliamo periodicamente il motore e lo scarico delle nostre vetture.

 

E proprio con l’obiettivo di mantenere viva l’attenzione dei cittadini sulla problematica, l’Amministrazione Comunale, aderendo al protocollo a suo tempo concordato con la Provincia di Alessandria, al fine di fronteggiare gli episodi acuti di inquinamento atmosferico, dispone periodiche interdizioni o limitazioni del traffico veicolare in alcune zone della città, ben conscia che tali limitazioni abbiano di fatto ben poca incidenza sulle effettive concentrazioni di inquinanti, ma con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica ed indurla a determinati comportamenti ed attenzioni.

 

IN CASA

• conteniamo la temperatura entro i 20° C

• non riscaldiamo inutilmente box, magazzini e locali non abitati

• eseguiamo ogni anno la manutenzione ordinaria delle caldaie e degli impianti di riscaldamento e periodicamente il controllo fumi

• evitiamo sprechi di energia

• scegliamo elettrodomestici a basso consumo

• non posizioniamo le prese d’aria dei condizionatori su vie di intenso traffico

• teniamo chiuse le finestre, soprattutto nei piani bassi.

 25 aprile 2013