Mangiare bene e sano: questo permette l’Italia.

Con la sua straordinaria varietà dei suoi prodotti agroalimentari di qualità, legati ai territori, genuini, ricchi di storia, che tutto il mondo apprezza, compera e cerca persino di imitare. Ponendo l’agroalimentare, il cibo e la sua genuinità, al centro del proprio sviluppo, il nostro Paese, anziché subire i vincoli internazionali, può contribuire in modo originale a quella globalizzazione multiproduttiva e democratica di cui c’è bisogno. Lo stesso principio vale per l’Unione Europea.

In questa prospettiva gli Ogm sono incompatibili e inaccettabili sarebbero economicamente non convenienti e, per di più, ci priverebbero, omologandoci, della eccezionale originalità dei nostri prodotti.

Non va dimenticato che, sulla base dell`indagine Coldiretti-Swg, quasi sette italiani su dieci considerano oggi gli organismi geneticamente modificati meno salutari di quelli tradizionali. L’agricoltura non ha bisogno degli Ogm, gli Organismi geneticamente modificati. Coldiretti lo ribadisce a gran voce ogni qual volta si presenti l’occasione: la tutela dei prodotti tipici, la sicurezza degli alimenti che portiamo sulle nostre tavole, la salvaguardia della biodiversità e dell’ambiente rappresentano gli elementi che caratterizzano la qualità del Paese in cui viviamo e che lo rendono unico e invidiato nel mondo.

Proprio per questo, la Coldiretti si sta battendo da molti anni contro il modello produttivo omologante, basato sull’impiego di organismi geneticamente modificati, rafforzando l’esigenza di un’agricoltura di qualità, orientata al mercato, ma fortemente legata al territorio, che sappia dare il giusto valore alla trasparenza delle produzioni, come l’obbligo di indicare in etichetta l’origine della componente agricola impiegata, per favorire i controlli, consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli e per valorizzare il Made in Italy in tutto il mondo.

Da sempre Coldiretti si oppone alla diffusione delle coltivazioni Ogm e sostenere l’obbligo di indicare in etichetta la loro eventuale presenza nei prodotti importati da altri Paesi per dare l’opportunità di riconoscere i prodotti Ogm free. Un’agricoltura moderna che vuole rispondere alle domande dei consumatori deve fare scelte coerenti con i bisogni di sicurezza alimentare e ambientale nel rispetto del principio della precauzione, per non iniziare a percorrere strade senza ritorno. La scelta di non utilizzare Ogm non è quindi il frutto di un approccio ideologico, ma riguarda una precisa posizione economica per il futuro di una agricoltura che vuole mantenere saldo il rapporto con i consumatori. In questo contesto, è fin troppo evidente che il modello produttivo cui appare orientato l’impiego di organismi geneticamente modificati sia il grande nemico della tipicità e della biodiversità e il grande alleato dell’omologazione.

Nonostante le resistenze si è rafforzato il fronte dei cittadini impegnati nel tutelare l’agricoltura e il territorio da forme di inquinamento genetico per assicurare la competitività delle nostre produzioni tradizionali e di qualità.

Dall’impegno per la difesa del Made in Italy dipendono la sovranità alimentare italiana, la salvaguardia del nostro patrimonio agricolo, la sua continuità nel futuro, la salute dei cittadini.

Nel grande mare della globalizzazione ci salveremo solo ancorandoci a quei prodotti, quei manufatti, quelle modalità di produzione che sono espressione diretta dell’identità italiana dei suoi territori, delle sue risorse umane. Questo patrimonio è inalienabile e costituisce la più forte leva competitiva del ‘nostro’ produrre.

Roberto Paravidino e Simone Moroni – Coldiretti

 7 aprile 2013