Nell’ultima udienza del processo Solvay in Corte di Assise ad Alessandria il Public Relations della multinazionale belga è stato beccato dalla Presidente del Tribunale mentre filmava di nascosto. L’episodio può essere declassato come una figuraccia di un PR maldestro, riducendolo -come è stato descritto- a macchietta. Oppure, senza ironia, come un abituale caso di spionaggio industriale sugli attori del processo: giudici, parti civili, avvocati. Invece da esso si può produrre una riflessione più ampia. Vediamola.

Cosa ci fa sempre il PR alle udienze? Relazioni con i giornalisti, si risponderà. In effetti lo si nota assiduo con alcuni. Che c’è di male, si dirà. Niente: alla luce del sole. Se non che la frequentazione a qauanto pare, con alcuni, avverrebbe anche in forme riservate.

Come hanno documentato le compromettenti intercettazioni telefoniche ordinate dalla Procura della Repubblica avrete notato che i giornali non pubblicano mai comunicati stampa della Solvay. Noi (ci possono intercettare tranquillamente) non usiamo altro mezzo che i comunicati stampa, che talvolta ci vengono pubblicati, ad eccezione di un noto giornale locale; eppure la voce di Solvay compare in continuazione nei servizi giornalistici, e noi non possiamo neppure replicare perché non ha la forma diretta del comunicato stampa.

Si dirà: il PR fa il suo lavoro, ben pagato. Si dirà che certa inquietante riservatezza non è detto che sconfini nell’illecito, però Andreotti ci ha insegnato che pensare male preclude il paradiso, ma talvolta serve. Ascoltando le suddette intercettazioni telefoniche, la conclusione apre molti dubbi: non è che l’azienda attraverso i propri canali privilegiati riusciva facilmente a fare apparire messaggi contrari alla verità? Il tono è confidenziale, il fine è collaborativo, il risultato è complice. E quindi non è che qualche giornalista fornisse documenti alla Solvay?

Non è uno spettacolo edificante per il giornalismo alessandrino: il giornalista che scrive sotto dettatura del committente. Non solo, nel contempo si esercita la censura alle voci che denunciano le presunte malefatte della Solvay.

Un giornale autorevole di Alessandria, negli ultimi anni, non ha mai pubblicato un comunicato stampa di Medicina Democratica, mai. Eppure Medicina Democratica è l’unica parte civile indiscussa perchè è da 40 anni l’antagonista storico dell’azienda di Spinetta Marengo.

In passato quel giornale diede adeguato rilievo alle nostre denunce ambientali e alle odiose rappresaglie che seguirono. Finchè non è subentrato un nuovo Direttore.

Noi, pur bersaglio dell’ostracismo, non ne facciamo una questione personale. Non diciamo, come si dice nell’ambiente, che è uno che ha paura della propria ombra. Figuriamoci l’ombra della Solvay. Sappiamo anche che c’è sempre lo zampino del datore di lavoro dietro ogni redazione, e c’è chi è più ligio ad attaccare l’asino dove vuole il padrone.

Diciamo che ogni giornale ha il direttore che si merita.

Ma gli alessandrini?

Lino Balza – Medicina democratica – Movimento di lotta per la salute

 17 dicembre 2012