Il pubblico presente

“La rete dei trapianti in Italia rappresenta un punto di eccellenza sanitario nazionale ed è di riferimento a livello europeo. Certo, occorre non cristallizzarsi su esempi nati 20 anni fa e cercare continuamente la strada per innovarsi, aiutando lo sviluppo della ricerca scientifica. Ed è anche grazie ad iniziative come queste che si promuovono, in tal senso, nuovi modelli organizzativi”. sono le parole del ministro della Salute Renato Balduzzi, che ha tenuto a battesimo la rinascita del gruppo comunale Aido di Tortona, il quale ha alle spalle una storia ventennale di volontariato. Il convegno intitolato “Donazione, parliamone insieme”, ospitato nella sala della CRT – sostenuto dal Centro Servizi Volontariato per la provincia di Alessandria e patrocinato da Provincia di Alessandria, Asl Al e Comune di Tortona – ha messo al centro il dialogo sulla donazione degli organi, dei tessuti e delle cellule. << La nostra attività è ripartita con una tavola rotonda dedicata alla “cultura del dono” – ha spiegato la presidente Anna Bisio Frascolino – e l’impegno dei volontari, che sono la vera risorsa del Paese, sarà a 360° gradi e per tutto l’anno >>. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Graziella Giani, consigliere nazionale Aido per il Piemonte e presidente della sezione provinciale Aido di Alessandria, che ha elogiato il ricordo che mons. Pier Giorgio Pruzzi, vicario della Diocesi di Tortona, ha tracciato sul Beato Carlo Gnocchi il quale, morendo, fece dono delle sue cornee a due giovani ciechi, ospiti della sua fondazione. Cappellano militare degli alpini durante la seconda guerra mondiale, aveva promesso che, se fosse tornato a casa, si sarebbe preso cura delle loro famiglie e dei loro figli. E così ha fatto: don Gnocchi si incamminò verso la strada della solidarietà e corse in aiuto di quella parte dell’infanzia che era stata colpita più duramente. Con la donazione delle cornee, allora ancora non normata, suscitò grande scalpore e accelerò il dibattito in materia, con la promulgazione, nel 1957, di un decreto legge. La parte medica è stata affidata al dott. Riccardo Bosco, definito dallo stesso ministro Balduzzi “una colonna nel mondo delle donazioni”. Va infatti detto che se i volontari Aido sono i tramiti della “cultura del donare”, è il medico che ha il compito di spiegare come avviene un prelievo e poi un trapianto di organi. La relazione tra queste due parti deve essere legata da rispetto reciproco, rivolto ad un obiettivo comune: arrivare ad avere “opposizioni” sempre più basse. Specialista in anestesia e rianimazione, il dott. Bosco si è occupato per tutta la sua carriera di donazioni e trapianti e, nell’introdurre il suo intervento, ha parlato di corretta informazione e di “opportunità”, cioè del momento in cui un medico si trova a dire ai familiari che “esiste la possibilità di donare”. Lui, che è stato responsabile del Coordinamento Donazioni e Prelievi in Regione Piemonte, ha ricordato come il sistema dei trapianti in Italia sia regolato da una serie di leggi, decreti, normative e direttive europee che garantiscono trasparenza e qualità e ha ancora una volta sottolineato l’importanza di formare il personale sanitario alla “cultura del dono”, anche se non ci si trova a svolgere il proprio lavoro esclusivamente nel reparto di rianimazione. << Troppo spesso, oggi, l’uomo tende ad esorcizzare il momento della morte, come se questo non lo toccasse direttamente – ha spiegato -: bisognerebbe invece pensarci con coscienza e, con una scelta a favore della vita, non lasciare ai propri cari una decisione, facile per te, ma difficile per loro >>. Molti gli interventi in sala durante la tavola rotonda moderata dalla giornalista Alessandra Dellacà: nel pubblico erano presenti anche un trapiantato di fegato ed una giovane donna che, dopo aver ricevuto un rene, è tornata a vivere ed è da poco diventata mamma.

25 novembre 2012


Il tavolo dei relatori