Oltre una decina di persone indebitate per gioco a Tortona, questo il numero di casi finora assistiti dalla Caritas cittadina, che aveva suonato il campanello d’ allarme già con alcune anticipazioni al riguardo in occasione della propria relazione annuale 2011. Da sempre molto attiva sul territorio nel contrastare vecchie e nuove forme di povertà, la Caritas diocesana interviene duramente sull’argomento e fa sentire la propria voce, forte della propria esperienza diretta dovute alla presa in carico di soggetti affetti dal vizio del gioco e dell’impegno profuso nel seguirne da vicino i drammi familiari conseguenti.

L’analisi presentata dal vice direttore Moreno Baggini è allarmante: “Nella nostra città il gioco d’azzardo colpisce una consistente fascia di popolazione – dice Baggini – ma preoccupa soprattutto perché incide sulle fasce di età giovanile che sono più esposte al mezzo telematico ed hanno molto più facilità d’accesso che non siano i classici tavoli verdi. Il gioco d’azzardo comporta risvolti patologici, perché crea dipendenza in una fascia non esigua di giocatori, presentando aspetti sociali perché di fatto costituisce una vera e propria tassa sui poveri che si illudono di far quadrare i propri bilanci tramite scorciatoie.”

“E’ una forma di dipendenza non causata da sostanze – aggiunge Baggini – quindi molto insidiosa da assistere, perché meno riconoscibile. È in espansione nella nostra città come nel resto della Provincia e mette radici su incertezze, immaturità, false speranze, sicurezze apparenti. Quest’anno sono stati una decina i giocatori d’azzardo indebitati che hanno chiesto aiuto. Poi bisogna anche ricordare che non tutti confessano di aver perso cifre ingenti alle macchinette o a i giochi on-line. Quando il gioco d’azzardo diventa un problema la famiglia non può che essere coinvolta in una spirale di debiti, di incomprensioni, di promesse mancate, di delusioni, di bugie. Gli effetti collaterali su chi gioca? Perdono tutto in pochi istanti, ancor prima di aver pagato l’affitto, l’elettricità ed i soldi per la spesa. Queste famiglie si trovano in grande difficoltà economica.”

SI DIVENTA GIOCATORI QUANDO SI HANNO POCHI SOLDI

Moreno Baggini

Un particolare fattore di predisposizione all’insorgenza della patologia da gioco sembra essere la presenza di difficoltà economiche legate, ad esempio, allo stato di disoccupazione o di continua precarietà nel lavoro, soprattutto in questi tempi di crisi. Un problema serio che fa scattare il miraggio di una “compensazione” mentre in realtà provoca forti perdite di somme di denaro soprattutto a discapito della popolazione più debole ed è, purtroppo, un fenomeno in continua crescita, complice anche la pubblicità martellante dei colossi di settore così come le tentazioni provenienti dalle numerose nuove aperture di sale slot e scommesse, un giro di affari che nel 2011 a livello nazionale ha superato i 79 miliardi di euro all’anno, in crescita dai 61 del 2010 e dai 16 del 2003.

 

LE FASCE A RISCHIO

Le fasce a rischio sono quelle che già presentano fragilità come gli anziani ed i giovani; c’è un abbassamento dell’età media di chi gioca e, nonostante il divieto, ha sperimentato il gioco almeno una volta il 43 per, cento dei giovani tra i 15 e i 19 anni, anche per la facilità di accesso ai siti di scommesse e casinò online che pullulano su internet. Profili a rischio anche tra le donne, le casalinghe e le lavoratrici autonome dai quaranta ai cinquant’anni e, tra gli uomini, i disoccupati o i lavoratori autonomi che hanno un frequente contatto col denaro o con la vendita ed un’età intorno ai quarant’anni.

 

I giochi che predispongono maggiormente al rischio sono quelli che offrono un esito quasi immediato tra il momento della scommessa e la riscossione del premio, come slot-machines ed i giochi da casinò, ma anche i videopoker ed i “Gratta e vinci”.

Baggini ha le idee chiare anche su soluzioni concrete da mettere in campo a livello centrale: “Si potrebbe destinare una quota degli introiti del gioco d’azzardo a iniziative di prevenzione e recupero come già avviene in altre legislature. Il decreto Balduzzi ha segnato un passo in avanti nel contrasto al gioco d’azzardo. Ora, secondo me, occorre aggiornare il decreto sui Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), inserendo il gioco d’azzardo patologico come malattia, peraltro gia’ riconosciuta a livello internazionale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Questo passaggio legislativo consentirà ai SERT di prendere in carico le persone affette da questa dipendenza. Finalmente, un passo concreto contro il gioco d’azzardo.”

Annamaria Agosti

 28 settembre 2012